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Spiegazione ed esempi

Personificazione

Figura retorica

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Definizione

La personificazione è la figura retorica di significato che consiste nel dare vita, attribuendo azioni proprie degli esseri umani, a oggetti inanimati o concetti astratti.


In poesia sono numerosissimi i casi di utilizzo di una simile tecnica espressiva: nell’Eneide virgiliana vi è la personificazione della Fama, nel Canzoniere Petrarca la Gloria, nell’Orlando furioso di Ariosto la Frode, nella poesia Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo di Guido Guinizzelli l’Amoreed anche Leopardi nel Dialogo della Natura e di un islandese fa della Natura una persona vivente.


Uso nel linguaggio comune

Nel linguaggio comune questa figura retorica viene spesso utilizzata in espressioni come:

  • Quel cane parla con gli occhi,
  • la notizia corre veloce,
  • oggi la fortuna non ci sorride,
  • il sole non vuol farsi vedere.
    La personificazione è determinata dal fatto che al cane, alla notizia, alla fortuna e al sole vengono attribuiti comportamenti propri di una persona.

In pubblicità vi sono diversi esempi noti, tra cui:

  • La scarpa che respira;
  • La lavatrice vive di più.

Personificazione e prosopopea

La differenza tra queste due figure retoriche è molto sottile perché la prosopopea (dal greco prosopopoiéin: prósopon, volto e poiéo, faccio, faccio volto/faccio persona) è anch’essa una personificazione ma che, in particolare, riguarda la facoltà, attribuita ad animali o cose inanimate, comprese le persone defunte, di parlare ed esprimersi.


Nelle fiabe si fa uso spesso della prosopopea con l’antropomorfizzazione di animali od oggetti.



Esempi letterari di Personificazione:

Gli esempi tratti da testi e poesie famose sono il modo migliore per comprendere pienamente il significato della personificazione e quando sia da utilizzare.


"…Non superbisca ambizioso il sole…"
(G.B. Marino, Elogio della rosa, Ottava 159)

In Marino vi è la personificazione del sole definito ambizioso.


"…Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo…"
(G. Pascoli, La mia sera, vv.11-12)

In questi due versi Pascoli attribuisce al rivo l’azione di singhiozzare, propria degli uomini.


"...D’un pensoso dolore
Settembre il ciel riempie.
Gli languon su le tempie
le rose de l’età..."
(G. D’Annunzio, Romanza de La Chimera, vv.5-8)

D’Annunzio attribuisce al mese di settembre la capacità di provare dolore e gli conferisce sembianze umane.


"…È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace…
di nuovo
tossisce…"
(A. Palazzeschi, La fontana malata, vv.6-17)

Palazzeschi descrive la fontana come se fosse malata e scossa dalla tosse.


"…Vanno a sera a dormire dietro i monti
le nuvolette stanche
…"
(U. Saba, Favoletta, vv 6-7)

Saba descrive l’immagine delle nuvole che stanche vanno a riposare dietro ai monti.


Esempi di Prosopopea:

"…Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!…"
(G. Pascoli, La mia sera, vv.33-35)

In questi tre versi per Pascoli i rintocchi delle campane sono voci che cantano, sussurrano e bisbigliano.

"…Intesi allora che i cipressi e il sole
una gentil pietade avean di me,
e presto il mormorio si fe’ parole:
- Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’…"
(G. Carducci, Davanti San Guido, vv.33-36)

Carducci immagina i cipressi e il sole come persone che gli parlano e provano pietà per lui.




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