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Spiegazione ed esempi

Climax

Figura retorica di parola

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Definizione:

Il climax è la figura retorica di parola, detta anche gradazione (gradatio), che consiste nella disposizione di termini o concetti in modo da ottenere un effetto di un’intensità progressiva o regressiva.


Il termine climax deriva dal greco Klimakx che significa scala ed infatti si basa su una progressione dei termini dal più debole al più forte o viceversa dal più forte al più debole, proprio come se si salissero o scendessero delle scale.


Si possono distinguere due tipologie di climax in base al tipo di progressione:

  • In caso di progressione crescente si ha un climax ascendente, con cui si vuole aumentare e potenziare;
  • In caso di progressione decrescente si ha un climax discendente o anticlimax con cui si vuole smorzare e togliere.

È una figura retorica molto utilizzata in letteratura dove risulta particolarmente efficace per conferire effetto di progressione a determinati concetti e potenziarne l’espressività, aumentando così il pathos, l’intensità e l’enfasi di quanto espresso.


Uso nel linguaggio comune:

Esempi di climax nel parlato possono essere espressioni come:

  • Se non vuoi arrivare tardi devi correre, pedalare, volare! ;
  • L’amo, l’adoro, la venero;
  • Per tutto il giorno ha piovuto, diluviato, grandinato;
  • Il quadro clinico era preoccupante, grave, disperato.

Esempi letterari di Climax:

Gli esempi tratti da testi e poesie famose sono il modo migliore per comprendere pienamente il significato del climax.


"Angelica e Medor con cento nodi
legati insieme, e in cento lochi vede.
Quante lettere son, tanti son chiodi
coi quali Amore il cor gli punge e fiede.
Va col pensier cercando in mille modi
non creder quel ch’al suo dispetto crede:
ch’altra angelica sia, creder si sforza,
ch’abbia scritto il suo nome in quella scorza
"
( L. Ariosto, L’Orlando furioso, Ottava 103)

Dai cento nodi all’inizio dell’ottava n. 103 poi si arriva ai mille modi, Ariosto utilizza il climax per trasmettere lo stato d’animo del protagonista, ovvero il crescendo del dramma interiore vissuto da Orlando nel sentirsi tradito da Angelica.


"…Quivi sospiri, pianti ed alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai…"
(Dante, Inferno, III, vv.22-23)

Dante utilizza i tre termini: sospiri, pianti e guai (lamenti), per dare una progressione graduale di intensità crescente della percezione dei gemiti dei dannati dell’Inferno.


"Quando Orion dal cielo
declinando imperversa;
e pioggia e nevi e gelo
sopra la terra ottenebrata versa…"
(G. Parini, La caduta, vv.1-4)

In questi versi Parini mette in ordine crescente di intensità di freddo i termini per descrivere gli effetti dell’influsso di Orione sulla terra


"…e qui per terra mi getto, e grido, e fremo…”
(G. Leopardi, La sera del dì di festa, v.23)

Leopardi utilizza il climax ascendente per trasmettere la sua angoscia esistenziale.


"…la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto
…"
(G. Pascoli, Il lampo, vv.2-3)

Pascoli utilizza due climax, la prima riferita alla terra e la seconda al cielo, attraverso aggettivi graduati per drammaticità crescente.


"…Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
..."
(G. Pascoli, La mia sera, vv.33-35)

Pascoli in questi versi utilizza un climax discendente, un anticlimax, mettendo in ordine decrescente di intensità i verbi che descrivono l’effetto rasserenante sul suo animo del suono delle campane che lo invogliano al sonno.




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