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Qual rugiada, qual pianto

(Rime, vv. 1-12)

Torquato Tasso

disegno di cortigiana con il liuto
disegno di cortigiana con il liuto

TESTO

PARAFRASI


Qual rugiada o qual pianto,
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stille un puro nembo
a l'erba fresca in grembo?
Perché ne l’aria bruna
s'udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l'aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?


Quale rugiada o quale pianto
quali lacrime erano quelle
che vidi spargere dal cielo (manto) notturno
e dal volto luminoso delle stelle.?
E perché la bianca luna sparse (seminò)
una pure nube (nembo) di gocce (stille) cristalline
in grembo all’erba fresca?
Perché nell’aria notturna (bruna),
si udivano le brezze (aure), simili a lamenti (quasi dolendo) scorrere (gir) tutt’intorno (intorno intorno) fino (insino) al sorgere del giorno?
forse erano (Fur = furono) presagi (segni) della tua partenza (partita), o vita della mia vita?


Analisi del testo:

La poesia è tratta dalla raccolta Rime d'Amore, il tema è la separazione dalla donna amata ed il poeta trasmette le sue sensazioni per questo distacco (non vi è indagine psicologica).
Riassunto: Tasso parla della dolorosa partenza della donna amata e ripensando alla notte che l’ha preceduta, descrive l’alba in cui dal cielo scende la rugiada sulla terra e la brezza che soffia, quasi fosse il pianto e il lamento della natura, partecipe della sua sofferenza e al suo senso di abbandono. Per rendere più sopportabile questa mancanza, il poeta immagina che vi sia una sconosciuta necessità, un destino imperscrutabile che ha voluto questo allontanamento ed egli ne cerca i segni premonitori nel paesaggio naturale.
La natura: Vi è corrispondenza tra lo stato d’animo e il paesaggio. La natura viene umanizzata in una serie di metafore in cui la rugiada è un "pianto", le stelle hanno un "candido volto” e la luna "semina" una nube di goccioline di vapore acqueo nel "grembo" dell'erba fresca, le brezze (“le aure”) diventano sospiri e lamenti di dolore.
Struttura: il testo è costruito su quattro frasi interrogative di lunghezza decrescente (quattro versi la prima, tre versi la seconda e la terza, due versi la quarta) in tre delle quali (la seconda, la terza e la quarta) l’interrogazione è sottolineata dalla rima baciata (nembo-grembo; intorno…giorno, partita-vita).

Metro:

è un madrigale (un genere lirico che poteva essere anche cantato e musicato), cioè un componimento formato in genere da non più di dodici versi endecasillabi e settenari legati tra loro da uno schema variabile di rime (prevale la rima baciata); in questo caso, il madrigale è formato da dodici versi di cui sei settenari e sei endecasillabi che rimano tra loro con lo schema abAB, CDdc, EeFf proprio della rima  alternata e della rima baciata.
Alla musicalità del testo contribuiscono la frequenza della rima baciata che collega per ben quattro volte l’endecasillabo e il settenario (rendendo più percepibile la rima stessa) e il ricorso all’enjambement (vv. 2-3, 8-9, 9-10) che determina un rallentamento del ritmo e una spezzatura della sintassi.
Un effetto di musicalità è poi ottenuto anche dalla replicazione di alcuni voci in anafora (quai, …quai vv. 1-2, perché, vv. 5-8, intorno-intorno, vita.. vita).
Al v. 9 vi è l’allitterazione della "d" e "dolendo" è in forte assonanza con la rima dei vv. 6-7.

 

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