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Torquato Tasso

Sorrento, 1544 - Roma, 1595

vita e opere

· Pubblicato · Aggiornato ·
Torquato Tasso - ritratto di Giovanni Pezzotta, olio su tela, 1864
Torquato Tasso - poeta, scrittore e drammaturgo

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Torquato Tasso è considerato il primo autore moderno, venne particolarmente apprezzato dai romantici poiché incarna il personaggio dell’artista che per via della sua sensibilità entra in conflitto con la società e con il mondo vivendo una condizione di infelicità che è insita nel genio e nella sua impossibilità di adeguarsi alle costrizioni sociali: immagine esemplare del conflitto tra genialità e limiti posti dalla realtà.
La figura di Tasso ha alimentato un vero e proprio culto ed ha suscitato l’ammirazione da parte di altri “grandi” della letteratura come Goethe, autore di una tragedia dal titolo Torquato Tasso (1790), e Leopardi, che ne ha fato il protagonista di un’operetta morale.


 

TORQUATO TASSO E LA VITA DI CORTE

Torquato Tasso nasce nel 1544 a Sorrento ma le origini della sua famiglia non sono campane, è figlio di cortigiani, il padre, Bernardo Tasso, nobile di origine bergamasca, era un poeta di corte, la madre, Porzia de’ Rossi, discendeva da una nobile famiglia toscana.
Nascere e crescere in un ambiente di corte dà a Torquato Tasso sicuramente alcuni vantaggi e gli permette di:

  • Avere come lingua madre l’italiano;
  • Fare frequenti spostamenti;
  • Avere libertà di costumi.

L’infanzia di Torquato Tasso trascorre in un ambiente stimolante ma nello stesso tempo destabilizzante. Inizia i suoi studi a Napoli, poi per seguire il padre e proseguire i suoi studi di filosofia e letteratura il giovane Tasso si trasferisce al Nord.
Nel 1565, data fondamentale per la vita di Torquato Tasso, dopo aver vissuto in varie città, diventa cortigiano a Ferrara, prima al servizio del cardinale Luigi d’Este e poi del Duca Alfonso II.
Tasso rimane affascinato da Ferrara e dall’ambiente di una corte elegante e colta dove trascorrerà il decennio più sereno e poeticamente produttivo della sua vita. La corte estense promuove un cultura cortigiana laica, piacevole ed edonistica, attraverso la realizzazione di forme espressive di consumo per un pubblico aristocratico. La cultura dominante, pur tenendo conto dei modelli classicisti nazionali, privilegia il gusto per il romanzesco, per la pura evasione e per forme di spettacolo leggere e perfette, incentrate sull’eroismo militare cavalleresco unito ad un languido erotismo: armi e amori.
E’ anche l’epoca della controriforma e presto anche la vita di corte comincerà a risentire della pressione delle idee repressive della Chiesa; tanto più che il Ducato di Ferrara confinava con lo Stato della Chiesa. Torquato Tasso risentirà particolarmente di quel clima oscurantista e inizierà ad essere insofferente alle rigide regole di comportamento imposte dalla vita di corte.

 

MALATTIA MENTALE E INTERNAMENTO A SANT'ANNA

All’età di trent’anni cominciano a manifestarsi in Torquato Tasso i segni di una malattia mentale in cui scrupoli religiosi e manie di persecuzione si fondono in un groviglio inestricabile. Il conflitto interiore della personalità del poeta Tasso, divisa tra le pulsioni sessuali e la forte religiosità, diventa progressivamente sempre più forte. Questa vita inquieta, fatta di turbamenti e angosce, lo porta verso la follia, ne sono testimonianza una serie di episodi incresciosi di violente aggressioni dovuti alle sue manie di persecuzione e di autopunizione.
Nel 1579, Tasso viene rinchiuso da Alfonso II d’Este, protettore del poeta e con il quale i rapporti sono ottimi fino al 1975 per poi precipitare repentinamente, nell’ospedale di Sant’Anna a Ferrara. Ci rimane sette anni e nel 1586, quando viene liberato Torquato Tasso si allontana da Ferrara, ma la sua instabilità mentale permane. In quegli anni Torquato Tasso decide di fare una revisione della sua opera La Gerusalemme liberata, togliendo le parti amorose, opera che pubblica con il titolo La Gerusalemme conquistata, che non avrà successo.
Dopo aver girovagato per l’Italia Tasso si stabilisce infine a Roma dove, già ammalato gravemente, in seguito ad una violenta febbre muore il 25 Aprile del 1595.



 

LE OPERE

Torquato Tasso inizia a scrivere molto giovane, a tredici anni comincia a comporre il suo capolavoro, il grandioso poema epico-cavalleresco: Gerusalemme Liberata, e proseguirà la sua attività letteraria intensamente fino alla fine dei suoi giorni.
Il poema Gerusalemme liberata narra, in venti canti, le imprese, gli atti eroici e gli ostacoli che l'esercito cristiano affronta durante la Crociata, a cui si contrappongono le difese, le astuzie, gli inganni ed anche gli atti di valore delle forze pagane. Il protagonista è quindi l'esercito crociato capitanato da Goffredo di Buglione. La grande vicenda collettiva si esprime attraverso le intense esperienze individuali dei vari personaggi, spesso travagliati da incertezze e contraddizioni. Tasso sottopone questo poema eroico a continue, varie riscritture e numerose revisioni.
Scrive anche un dramma pastorale: Aminta, favola boschereccia scritta nel 1573. Tasso realizza, con quest’opera, una sorta di sintesi tra mondo cortigiano e genere pastorale. I personaggi richiamano esponenti della corte ferrarese, lo stesso Torquato Tasso e vi sono precisi riferimenti alla vita di corte ferrarese. La vicenda narrata si basa sull’amore pieno di dedizione di Aminta, un giovane pastore, per la bella e ritrosa Silvia, una ninfa.
Nel corso della sua vita Torquato Tasso compone una grande quantità di liriche, per le circostanze più diverse: le Rime, che spaziano su una gamma tematica di insolita e prodigiosa varietà: liriche d’amore, l’encomio (elogio) politico, liriche di fervore religioso e di confessione autobiografica.
Da madrigali e sonetti emergono affascinanti immagini femminili, cariche di sensualità. Le liriche d’amore di Torquato Tasso sono dedicate alle donne che egli ha amato, Laura Peperara, figlia di un mercante, e Lucrezia Bendidio. Quest’ultima, bellissima giovane, giunge a Ferrara al seguito di Leonora D’Este, in qualità di damigella. Tasso s’invaghisce di lei subito, né cessa di amarla quando la ragazza sposa il conte Paolo Macchiavelli.
Numerosissime anche le liriche encomiastiche che si rifanno ai modelli classici di Pindaro e Orazio e prendono spunto da immagini emblematiche nelle quali sono ben riconoscibili le caratteristiche del signore o della famiglia che il poeta vuole osannare.
Le rime religiose vengono composte per la maggior parte nell'ultimo periodo di vita di Torquato Tasso, vi emerge la necessità del poeta di conforto ed egli appare come un devoto che vuole alleviare il proprio dolore attraverso la preghiera.





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