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Parafrasi e analisi
Morte di Clorinda

Gerusalemme Liberata

Canto dodici, Ottave 64-69

Torquato Tasso

· Pubblicato ·
Dipinto di Tintoretto dal titolo Tancredi battezza Clorinda
Tancredi battezza Clorinda di Tintoretto 1585 ca

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Antefatto:

Questo episodio è la conclusione del furioso combattimento tra Clorinda e Tancredi delle ottave precedenti che ha visto i due contendenti duellare furiosamente per tutta la notte fino all’alba. Tancredi ignora che sotto l’armatura del guerriero saraceno si celi la sua segretamente amata Clorinda.

 


TESTO

PARAFRASI

[64]
Ma ecco omai l'ora fatale è giunta
che 'l viver di Clorinda al suo fin deve.
Spinge egli il ferro nel bel sen di punta
che vi s'immerge e 'l sangue avido beve;
e la veste, che d'or vago trapunta
le mammelle stringea tenera e leve,
l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente
morirsi, e 'l piè le manca egro e languente.

[64]
Ma ecco che ormai è giunta l'ora fatale (fatale – decisa dal destino) che deve porre fine alla vita di Clorinda. Tancredi (egli) spinge nel suo bel seno la spada di punta, che vi si immerge e beve avidamente il sangue; e la veste che, ricamata d’oro stringeva morbida e leggera (tenera e leve) le sue mammelle, le riempie (l'empie) di un caldo fiume [di sangue]. Lei si sente morire e il piede, debole e vacillante (egro e languente), le viene meno (le manca).

[65]
Segue egli la vittoria, e la trafitta
vergine
minacciando incalza e preme.
Ella, mentre cadea, la voce afflitta
movendo, disse le parole estreme;
parole ch'a lei novo un spirto ditta,
spirto di fé, di carità, di speme:
virtú ch'or Dio le infonde, e se rubella
in vita fu
, la vuole in morte ancella.

[65]
Tancredi (egli) persegue (Segue) la vittoria e incalza e preme minacciando la vergine trafitta (trafitta vergine – trasfigurazione di Clorinda da guerriera ferita a vergine trafitta). Lei (Clorinda), mentre cadeva, muovendo la voce flebile (afflitta), disse le sue ultime parole; parole che le vengono ispirate (ditta) da un nuovo spirito, uno spirito di fede (spirto di fé), di carità, di speranza (, carità, speme – sono le tre virtù teologali): virtù che Dio adesso le infonde e, se in vita fu ribelle (rubella – in quanto pagana), la vuole sua ancella nella morte (la vuole in morte ancella - Dio vuole che sia sua ancella e quindi cristiana).

[66]
Amico, hai vinto: io ti perdon...perdona
tu
ancora, al corpo no, che nulla pave,
a l'alma sí; deh! per lei prega, e dona
battesmo a me ch'ogni mia colpa lave.”
In queste voci languide risuona
un non so che di flebile e soave
ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,
e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza.

[66]
“Amico (Amico - epiteto affettuoso che introduce un clima totalmente diverso, di pace e non più di odio), hai vinto: io ti perdono... perdonami (perdon...perdona - allitterazione) anche tu, non al corpo che non teme (pave) nulla, ma all'anima (alma); orsù, prega per lei e donami il battesimo che lavi ogni mia colpa (ch'ogni mia colpa lave)”. In queste parole languide (voci languide – parole pronunciate con un filo di voce) risuona come qualcosa mesto e dolce (flebile e soave), che gli scende al cuore e spegne (ammorza) ogni sdegno, e spinge e invoglia i suoi occhi a piangere.

[67]
Poco quindi lontan nel sen del monte
scaturia mormorando un picciol rio.
Egli v'accorse e l'elmo empié nel fonte,
e tornò mesto al grande ufficio e pio.
Tremar sentí la man, mentre la fronte
non conosciuta
ancor sciolse e scoprio.
La vide, la conobbe, e restò senza
e voce e moto
. Ahi vistaahi conoscenza!

[67]
Poco lontano da lì (quindi), sul fianco del monte, scaturiva mormorando un piccolo ruscello (picciol rio). Egli vi accorse e riempì l'elmo (l'elmo empié – l’elmo fa ora da fonte battesimale) nella fonte, e poi tornò triste al suo grande e pio dovere (grande ufficio e pio - battezzare il suo nemico morente). Si sentì tremare la mano, mentre sciolse (sciolse – sciolse i lacci dell’elmo) e scoprì (scoprio) il viso (la fronte) che ancora non riconosceva (non conosciuta). La vide e la riconobbe, restando ammutolito e impietrito (restò senza e voce e moto). Che vista! (Ahi vista!), che riconoscimento! (ahi conoscenza!)

[68]
Non morí già, ché sue virtuti accolse
tutte in quel punto e in guardia al cor le mise,
e premendo il suo affanno a dar si volse
vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise
.
Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse,
colei di gioia trasmutossi, e rise;
e in atto di morir lieto e vivace,
dir parea: “S'apre il cielo; io vado in pace.”

[68]
Non morì subito, poiché in quel momento (in quel punto) raccolse tutte le sue forze (virtuti accolse) e le mise a sostegno del cuore (in guardia al cor), e reprimendo (premendo) il suo strazio (il suo affanno) si accinse a dare la vita con l'acqua [del battesimo] a colei che aveva ucciso (dar si volse vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise antitesi combinata con il chiasmo) con la spada (co 'l ferro). Mentre lui pronunciò le sacre formule del battesimo (il suon de' sacri detti sciolse), lei si trasfigurò in volto (trasmutassi – cambiamento di Clorinda nata a nuova vita) e sorrise di gioia; e mentre moriva in modo lieto e foriero di una nuova vita (vivace – la morte la porta alla vera vita che è quella eterna - antitesi), sembrava dire: “Si apre il cielo, io vado in pace”.

[69]
D'un bel pallore ha il bianco volto asperso,
come a' gigli sarian miste viole,
e gli occhi al cielo affisa, e in lei converso
sembra per la pietate il cielo e 'l sole;
e la man nuda e fredda alzando verso
il cavaliero in vece di parole
gli dà pegno di pace. In questa forma
passa la bella donna, e par che dorma.

[69]
Il suo volto bianco cosparso (asperso) di un bel pallore, come se al bianco dei gigli fossero mescolate delle viole (come a' gigli sarian miste violechiasmo – lessico petrarchesco. Le viole e i gigli sono fiori allusivi del pallore femminile), e fissa (affisa) gli occhi al cielo, e rivolto verso di lei (in lei converso) il cielo e il sole sembrano rivolti a lei per pietà; e alzando la mano nuda e fredda verso il cavaliere, gli fa un gesto di pace (gli dà pegno di pace) al posto delle parole (in vece di parole). In questo modo (forma) la bella donna muore (passa - trapassa), e sembra che dorma (par che dorma – è il dolce dormir petrarchesco  della morte di Laura– v. Trionfo della morte, I v.169/172 – immagine rasserenatrice di una morte simile al sonno).





Riassunto

Clorinda soccombe infine al languire dell’ultima stella, sul far dell’alba, per mano dell’amante inconsapevole, Tancredi, che la colpisce a morte. Clorinda abbandona ogni atteggiamento guerriero e lascia emergere la sue femminilità, chiede e dà perdono e con voce flebile chiede a Tancredi di battezzarla. Grande è il dolore dell’eroe cristiano che, sfilatole l’elmo, riconosce l’amata. Tuttavia egli riesce a domare la sua disperazione e al capezzale della morente assistere alla sua conversione cristiana prima che lei, con un gesto di pace e con il volto sorridente, esali l’ultimo respiro.


Analisi

Secondo Tasso infatti l’uomo è destinato all’infelicità e la vita è una sequenza di dolori, illusioni e delusioni che egli racconta con dolente e umanissima pietà in questo episodio che vede compiersi l’ineluttabile destino di morte di Clorinda, che già si era manifestato attraverso una serie di tragici presagi e di sogni profetici.


Opposizione notte/giorno

Quando il duello inizia è notte, ma nel momento della morte di Clorinda è ormai giorno, l’opposizione notte/giorno non è casuale ma voluta da poeta ed assume un valore simbolico e metaforico legato alla morte e alla purificazione, l’animo guerriero di Clorinda muta in animo femminile (trafitta vergine) e viene messo in rilievo il passaggio dal buio della fede falsa (pagana) alla luce della vera fede (cristiana). La luce chiara e serena della mattina illumina la rinascita spirituale di Clorinda.


La conversione del guerriero saraceno

Tipico della poesia cavalleresca è il motivo del guerriero saraceno che si converte in punto di morte ma Tasso conferisce un’interpretazione particolare e nuova a questa situazione in cui il guerriero è una donna e l’uccisore è colui che l’ama. La vittoria cristiana appare di conseguenza amara e non un vero trionfo ma piuttosto il frutto di una realtà ingannevole e infausta.


Il personaggio di Clorinda

La Clorinda guerriera che alla fine soccombe alla furia di Tancredi subisce nel momento del trapasso una trasformazione in cui ella ritrova la grazia e la femminilità del suo essere donna, in concomitanza con la sua rinascita nella fede cristiana.
La spiegazione della conversione è legata all’antefatto raccontato dal servo Arsete a Clorinda nella prima parte del canto: Clorinda nata bianca da genitori neri (il re e la regina d’Etiopia) era stata sostituita nella culla ed affidata dalla madre al servo Arsete, con l’incarico di portarla lontana e di battezzarla. Arsete non aveva eseguito quest’ultimo ordine, ma quando gli appare San Giorgio in sogno che gli rimprovera la promessa non mantenuta decide di rivelare la vicenda a Clorinda.


Metrica e stile

Ottave con schema: ABABABCC. Stile elevato e classicheggiante.
Oltre a quelle individuate nella parafrasi vi sono anche:
Anadiplosi Ottava 65 “parole estreme;/parole
Numerosi enjambement, tra i più significativi:

  • Ottava 64 “Ella già sente/morirsi, e 'l piè le manca egro e languente.” La pausa conferisce particolare risalto alla percezione della morte da parte di Clorinda.
  • Ottava 65 “Segue egli la vittoria, e la trafitta/vergine minacciando incalza e preme.” L’aggettivo a fine verso e il sostantivo a cui esso si riferisce all’inizio spezzano le due parole strettamente legate tra loro per trasmettere l’immagine del colpo mortale che ha trafitto Clorinda e sottolineano le due anime di Clorinda: la guerriera e la donna.
  • Ottava 66 “io ti perdon...perdona/tu ancora” la brusca separazione tra il verbo alla fine del verso perdona ed il suo soggetto tu all’inizio del successivo, unitamente al troncamento del verbo perdon ed ai puntini di sospensione, suonano come singhiozzi che interrompono le ultime parole della morente. Vi è inoltre un chiasmo combinato all’enjambement.
  • Ottava 69 “la man nuda e fredda alzando verso/il cavaliero” in questo caso l’enjambement crea un rallentamento nel ritmo che conferisce pathos al gesto di porgere la mano a Tancredi.





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