Parafrasi e analisi della poesia satirica

La vergine cuccia

(Il giorno, Mezzogiorno, vv.517-556)

Giuseppe Parini

· Pubblicato ·
Donna con cane dipinto di Fragonard
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Fonte Wikimedia

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Antefatto

Durante un opulento banchetto, uno dei commensali, che si professa vegetariano, afferma che aver compassione per i propri simili è sentimento proprio dell’uomo del volgo mentre avere a cuore la sorte degli animali è sintomo di un’anima superiore. Questa affermazione fa riaffiorare nella Dama, di cui il Giovin Signore è il cavalier servente, il triste ricordo di una sua cagnolina che morse la caviglia di un servo.


TESTO

PARAFRASI

[517]...Or le sovviene il giorno,
ahi fero giorno! allor che la sua bella
vergine cuccia de le Grazie alunna
,
giovanilmente vezzeggiando, il piede
villan del servo con l’eburneo dente
segnò di lieve nota: ed egli audace
col sacrilego piè lanciolla: ed quella
tre volte rotolò; tre volte scosse
gli scompigliati peli, e da le molli
nari soffiò la polvere rodente.

[517] Ora [alla Dama] viene in mente (le sovviene) [quanto è successo durante] il giorno (il giorno), ahimè giorno crudele! (ahi fero giorno!) quando la sua bella e giovane cucciola educata dalle Grazie (vergine cuccia de le Grazie alunna iperbato), scherzando come fanno tutti i cuccioli (giovanilmente vezzeggiando), fece un leggero segno (segnò di lieve nota - perifrasi) con i suoi bianchi denti (eburneo dente - metafora) il volgare (villan) piede del servo: e costui sfrontato (audace) con il malvagio piede (sacrilego piè - iperbato) la lanciò lontano (lanciolla): ed ella rotolò tre volte (tre volte… tre volte - anafora) ; tre volte scosse il pelo arruffato, e soffiò dalle morbidi (molli) narici la polvere che le irritava (rodente – che provoca irritazione).

[527] Indi i gemiti alzando: Aita, aita,
parea dicesse; e da le aurate volte
a lei la impietosita Eco rispose:
e dall’infimi chiostri i mesti servi
asceser tutti; e da le somme stanze
le damigelle pallide, tremanti,
precipitàro. Accorse ognuno; il volto
fu d’essenze spruzzato a la tua Dama.

[527] Quindi gemendo (i gemiti alzando), aiuto, aiuto (aita aita - onomatopea) sembrava dicesse; e dai soffitti dorati (aurate volte) le rispose l’Eco (personificazione) impietosita; e dalle stanze più basse (infimi chiostri – dalle stanze dove sta la servitù) i servi afflitti (mesti – perché sanno che verrà data una punizione) salgono tutti; e dalle stanze dei piani alti (somme stanze) si precipitano, pallide e tremanti, le cameriere (damigelle). Tutti accorrono; sul volto vengono spruzzate essenze alla tua Dama.

[535] Ella rinvenne alfin: l’ira, il dolore
l’agitavano ancor; fulminei sguardi
gettò sul servo, e con languida voce
chiamò tre volte la sua cuccia: e questa
al sen le corse; in suo tenor vendetta
chieder sembrolle: e tu vendetta avesti
vergine cuccia de le Grazie alunna.

[535] Infine riprese conoscenza (rinvenne alfin): era ancora agitata da ira e dolore; lanciò sguardi fulminanti (fulminei sguardi - metafora) sul servo, e con voce flebile (languida) chiamò tre volte la sua cucciola: e questa le corse in grembo (al sen le corse); nel suo linguaggio (in suo tenor) le sembrò (sembrolle) che chiedesse vendetta: e tu vendetta avesti (apostrofe) giovane cuccia allevata dalle Grazie (vergine cuccia de le Grazie alunna - riprende esattamente il v.3 ma dal punto di vista del poeta).

[542] L’empio servo tremò; con gli occhi al suolo
udì la sua condanna. A lui non valse
merito quadrilustre; a lui non valse
zelo d’arcani ufici: in van per lui
fu pregato e promesso; ei nudo andonne,
dell’assisa spogliato, ond’era un giorno
venerabile al vulgo. In van novello
Signor sperò; ché le pietose dame
inorridìro, e del misfatto atroce
odiàr l’autore. Il misero si giacque
con la squallida prole, e con la nuda
consorte
a lato, su la via spargendo
al passeggiere inutile lamento:
e tu, vergine cuccia, idol placato
da le vittime umane, isti superba.

[542] Il servo sacrilego (empio) tremò; con gli occhi bassi (al suolo) ascoltò la sua condanna. A nulla gli valse (A lui non valse) aver servito meritevolmente per vent’anni (merito quadrilustre); non gli valse neppure l’impegno dimostrato nell’eseguire commissioni delicate (zelo d’arcani ufici): invano da parte sua (per lui) fu pregato [di avere pietà] e promesso [di non farlo più]; se ne andò via nudo (nudo andonne), spogliato della livrea (dell’assisa) che l’aveva reso degno di rispetto (venerabile) agli occhi del popolino (al vulgo). Invano sperò [di trovare] un nuovo padrone (novello Signor); perché le dame sensibili (pietose – della cagnetta ma non del servo) inorridirono [sentendo ciò che aveva fatto] e odiarono l’autore di un così atroce misfatto. Il poveraccio (Il misero) rimase in mezzo ad una strada con a fianco (a lato) i suoi poveri figli (squallida prole) e la moglie privata di ogni cosa (con la nuda consorte), a chiedere per strada (su la via spargendo) l’inutile lamento [per l’elemosina] ai passanti (al passeggiere): e tu, giovane cucciola, incedi superba (isti superba) come una divinità placata da [un sacrificio di] vittime umane (idol placato da le vittime umane - metafora).



Riassunto

La Dama ricorda il giorno in cui un servo, morso dalla sua cagnolina, osò darle un calcio. Ai guaiti della bestiola accorse tutta la servitù, sia dai piani bassi che dai piani alti, tristi in previsione delle conseguenze che questo gesto avrebbe suscitato. La Dama dopo essere svenuta, si risveglia, chiama con dolcemente la cagnolina che si rifugia prontamente sul suo grembo, e licenzia seduta stante il povero servo. Questi si ritroverà, con tutta la sua famiglia, per strada a mendicare e l’offesa recata alla cagnolina sarà vendicata.


Analisi del testo della poesia

Il tono dominante del poema Il giorno è l’ironia, espediente retorico per cui le parole significano il contrario di ciò che in apparenza dicono, che ridicolizza il mondo aristocratico. In questo brano La Vergine cuccia, tra i più celebri dell’intero poemetto, che racconta l’episodio della cagnolina e del servo licenziato per aver reagito con un calcio al morso della bestiola, l’ironia si trasforma in sarcasmo e indignazione.
Parini trasmette l’ironia attraverso il contrasto tra:

  • la forma dei versi: stile elevato e linguaggio prezioso, descrizioni in stile epico del tutto sproporzionate;
  • il contenuto: frivolezza dell’episodio raccontato.

La narrazione viene condotta dal punto di vista aristocratico, vista dall’ottica della Dama, e la cagnolina viene umanizzata (alunna v.519, parea dicesse v.528) e persino divinizzata (idol v.555). Il servo viene criminalizzato e considerato, visto che la cagnolina è una piccola Dea, un sacrilego (v.523) ed un empio (v.542).
Nella seconda parte dell’ode, nei versi dedicati al licenziamento del servo, i toni diventano maggiormente carichi di tensione drammatica e sdegno, man mano che si evidenzia il sopruso sociale messo in atto.
Cambia il punto di vista ed emerge la coscienza morale del poeta che si ribella. Nell’immagine del poveraccio finito in mezzo alla strada con la famiglia, nudo perché privato di ogni cosa, trapela la commozione di Parini per la sorte del misero domestico e la sua amarezza per l’ingiustizia subita e diventa evidente l’atto di accusa contro la meschinità e l’arroganza della classe aristocratica che si commuove per una cagnetta e non ha un moto di umanità per la miseria di un uomo.


Vergine cuccia

Vergine cuccia de le Grazie alunna - verso 519 - è la definizione utilizzata da Parini nel brano per la cagnolina (vergine cuccia), tanto bella da sembrare allevata dalle Grazie in persona (de le Grazie alunna), e che il poeta riprende, parola per parola, al seguente verso 541.
Versi esattamente uguali ma cambia il punto di vista e il senso della definizione:


  • mentre il verso 519 esprime il punto di vista della Dama, ovvero del mondo aristocratico, che umanizza la cagnolina, la esalta ed arriva farne una piccola Dea;
    La terminologia utilizzata, dato che propone il punto di vista della Dama, contrappone:
    • immagini positive attribuite all’animale, che è tanto aggraziata da sembrare de le Grazie alunna, i cui denti sono bianchi e preziosi come l’avorio (eburneo dente) e il cui morso lascia solo una lieve nota;
    • immagini negative riservate al servo, il cui piede è volgare, villan, ed è atroce, sacrilego quando sferra il calcio e audace, nel senso di sfrontato, nel compiere quel gesto.
  • il verso 541 esprime il punto di vista del poeta che ne cambia l’immagine: la graziosa cagnolina del verso 519 si è trasformata in un idolo crudele che reclama vendetta per l’offesa subita e si placherà  (idol placato) solo dopo un sacrificio umano.

Tematiche:

Parini vuol fare emergere due temi:

  • le assurdità delle preoccupazioni nobiliari in cui il futile e l’effimero prevalgono, creando disordine culturale ed etico e sovvertendo la gerarchia di valori di una società civile;
  • divinizzazione ridicola della cagnolina attraverso cui si realizza un paradossale e crudele stravolgimento che toglie valore alla vita di un proprio simile, idolo inquietante a cui non si esita a sacrificare la vita di un uomo e della sua famiglia.

Analisi metrica

Endecasillabi sciolti.
Ritmo:

  • La prima parte del brano, relativa al calcio assestato alla cagnolina, ai guaiti, all’accorrere della servitù e allo svenimento della Dama, ha un andamento mosso e dinamico dal tono ironico intriso però di amarezza.
  • La seconda parte, incentrata sul licenziamento del servo e sull’immagine dell’intera famiglia ridotta a mendicare, il tono è più drammatico, i periodi diventano più brevi e secchi e trapela la ribellione dell’autore che mette in luce la stupidità della classe nobiliare che si commuove per una cagnetta mentre assiste imperturbabile alla emarginazione di un uomo e della sua famiglia.

Rima interna collega il v.11 aita…aita al v. 13 …impietositacon effetto fonosimbolico delle parole che riproduce l’eco che risuona nelle sale del palazzo.


Figure retoriche

Approfondimento di alcune figure retoriche:
Allitterazioni

  • della v: sovvien, vergine,giovanilmente, vezzeggiando, villan…servo, lieve;
  • della c e della l: audace, lanciolla…ella, molli;

Anafora - tre volte…tre volte… (v. 524), la ripetizione del tre sembra quasi la pronuncia di una formula sacra;
Onomatopea - aita, aita (v. 527), il suono di questi termini riproduce i guaiti della cagnolina;
Personificazione - le rispose l’Eco impietosita (v. 527), Eco con iniziale maiuscola realizza una personificazione e si riferisce alla ninfa Eco tramutata da Giunone per gelosia in semplice voce;
Polisindeti

  • ed egli…(v.522), e quella…(v.523), e da le…(v.525) creano tensione espressiva;
  • e da le aurate volte (v. 528), e dagli infimi chiostri (v.530), e da le somme stanze (v. 531), la serie di congiunzioni rende l’idea del trambusto e dell’agitazione.

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