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L’uomo dal fiore in bocca

(Novelle per un anno)

Luigi Pirandello

Immagine di una scena della rappresentazione teatrale di Gabriele Lavia
Una scena della rappresentazione teatrale del regista Gabriele Lavia

L’uomo dal fiore in bocca” è un testo teatrale derivato direttamente dalla novella “La morte addosso“ (in origine “Caffè notturno”), inclusa nella collezione “Novelle per un anno”. In Pirandello non è inconsueto che le opere teatrali traggano spunto da opere scritte anteriormente.
Pubblicato nel 1923 è un atto unico piuttosto breve ma di intensa carica emotiva e grande drammaticità.

Riassunto

L’ambiente in cui si svolge la scena è il caffè di una piccola stazione di provincia, misero e spoglio in cui, a tarda notte, due uomini conversano.
Il dialogo dei due personaggi si basa su argomenti legati alla quotidianità: l’aver perso il treno per un minimo ritardo, le compere a cui gli uomini sono incaricati dalle mogli in villeggiatura, l’arte di confezionare i pacchetti da parte dei commessi dei negozi.
In realtà uno dei due personaggi parla in continuazione, mentre l’altro si limita ad ascoltare interloquendo raramente, quando ha occasione di inserirsi nel discorso, con battute ovvie e banali.
Gradualmente dal dialogo banale emerge il dramma quando il primo personaggio rivela, al suo occasionale interlocutore, una terribile verità: l’uomo ha scoperto di essere affetto da un epitelioma, un tumore della bocca, un male che lo condanna a morte nel giro di pochi mesi. Egli lo descrive con minuzia di particolari, spiegando come questa cosa dal nome dolce che ben si adatterebbe ad un fiore, si tratti invece di un fiore maligno che orna il suo labbro e che lo costringe a pochi mesi di vita.
L’uomo spiega come la sua condizione lo spinga al bisogno di penetrare nella vita degli altri cercando di ricostruirne il modo di essere, non delle persone che già conosce, ma solo degli sconosciuti, di cui egli osserva con pignoleria ogni particolare per cercare di comprendere la natura di essere persona.
I conoscenti ricordano al protagonista la sua vita specifica ed il fatto che è condannato a morte mentre gli estranei gli permettono di sentirsi libero di immaginare e di affermare la sua illusoria volontà di vivere. E’ per questo motivo che egli sfugge anche alla moglie, che lo segue nell’ombra nel tentativo di potergli stare vicino. L’uomo la vuole invece allontanare da sé perché rappresenta tutte quelle cose da cui si vuole staccare per non restarne vittima: il passato, i ricordi e la vita stessa.
Le battute finali in cui l’uomo dal fiore in bocca si congeda dall’avventore tornando alla conversazione banale dei saluti convenevoli e con la raccomandazione che, arrivato a destinazione, uscendo della stazione questi colga un «cespuglietto di erba su la proda, ne conti i fili per me…Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò. Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando. Buona notte caro signore», rivelano lo sforzo di conservare il buonumore in una situazione tragica che produce l’inevitabile effetto di una amara e penosa allegria.

 

Analisi

Pirandello affronta con questa commedia il dilemma di come si pone l’uomo davanti alla morte mettendo in evidenza come cambia radicalmente il modo di vedere il mondo, la propria esistenza e quella degli altri. Anche gli accadimenti più ovvi e scontati acquistano una luce nuova e un’importanza vitale.
L’ambiente misero e spoglio contribuisce a delineare l’atmosfera anche psicologica in cui l’episodio è calato.
I personaggi:

Il tema centrale del dramma dell’uomo posto di fronte alla morte fa emergere alcune delle tipiche tematiche pirandelliane:

Il lessico e la sintassi non conferiscono volutamente particolare espressività alla prosa, espressività che deriva invece dal ritmo dei periodi a cui contribuiscono i rallentamenti, le pause e le accensioni improvvise.



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