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Luigi Pirandello

(Agrigento 1867 - Roma 1936)

Luigi Pirandello - ritratto fotografico
Luigi Pirandello - scrittore e drammaturgo

VITA

La vita
Nasce il 28 giugno 1867 a Girgenti (poi Agrigento) da Stefano Pirandello, di origine ligure, garibaldino,  e madre siciliana, Caterina Ricci Gramitto, figlia di un esponente della rivoluzione siciliana del 1848-49.
La famiglia è dunque di tradizione garibaldina e antiborbonica ed è proprietaria di alcune zolfare.
Fin da ragazzo ha difficoltà di comunicazione coi genitori e soffre d’insonnia. Incoraggiato dalla madre manifesta molto giovane la sua vocazione letteraria.
Compie gli studi liceali a Palermo, poi, nel 1886, si iscrive prima all'università di Palermo, per passare in seguito alla Facoltà di Lettere dell'università di Roma. A causa di un contrasto con il preside, il latinista Onorato Occioni, si trasferisce all'università di Bonn, dove nel 1891 si laurea in glottologia con una tesi sull’evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti, dal titolo: Voci e suoni del dialetto di Girgenti.
Nel 1889 scrive i primi versi, Mal Giocondo, e nel 1891 Pasqua di Gea, raccolta che dedica a Jenny Schulz-Lander, di cui a Bonn si era innamorato.
Rienta in Italia nel 1892, fermamente deciso a dedicarsi alla sola letteratura, si stabilisce a Roma, dove vive con un assegno mensile del padre, compone le Elegie renane e traduce Elegie romane di Goethe.
Conosce e stringe amicizia con il conterraneo Luigi Capuana, che lo spinge verso la prosa e lo introduce negli ambienti culturali romani.
Pubblica così le prime novelle e il suo primo romanzo, uscito nel 1901 con il titolo L'esclusa.
Nel 1894 sposa, con matrimonio combinato tra le famiglie, Antonietta Portulano, figlia di un socio d’affari del padre. Si stabilisce definitivamente a Roma, dove nascono i tre figli Stefano (1895), Rosalia (1897) e Fausto (1899), ed insegna stilistica italiana presso l'Istituto Superiore di Magistero, con incarico stabile fino al 1922.
L'allagamento di una miniera di zolfo porta la famiglia Pirandello ad un grave dissesto economico: il padre Stefano perde insieme al proprio capitale anche la dote della nuora. La moglie di Luigi Pirandello,  già sofferente di nervi, manifesta i primi segni della malattia psichica di cui soffrirà per tutta la vita. Pirandello si avvicina alle teorie della psicanalisi di Freud per studiare i meccanismi della mente umana e poter essere d’aiuto alla moglie.
Per arrotondare l’esiguo stipendio universitario, impartisce lezioni private ed intensifica la sua collaborazione a riviste e a giornali.
Nel 1904 arriva il primo vero successo letterario con Il fu Mattia Pascal, pubblicato a puntate sulla “Nuova Antologia”.
Nel 1908 pubblica due saggi: Arte e scienza e L'Umorismo, grazie ai quali ottiene la nomina a professore universitario di ruolo.
Nel 1909 inizia la sua collaborazione, che durerà fino alla morte, con il “Corriere della Sera”, su cui vengono pubblicate le sue novelle e la prima parte del romanzo I vecchi e i giovani (la seconda esce in volume nel 1913).
L’attività teatrale iniziata nel 1910 con i 2 atti unici: Lumiè di Sicilia ed Epilogo si intensifica nel 1915-'16. Scrive alcune celebri opere teatrali: Pensaci Giacomino!, Liolà (1916); Così è (se vi pare) , Il berretto a sonagli, Il piacere dell'onestà (1917); Ma non è una cosa seria e Il gioco delle parti (1918).
Nel 1919  la moglie è ricoverata in casa di cura dove rimarrà fino alla morte, nel 1959.
La fama mondiale arriva con il romanzo Sei personaggi in cerca d’autore (1921).
Nel 1924 aderisce al Fascismo, con un telegramma a Mussolini: “se mi stima degno di entrare nel Partito nazionale Fascista pregierò come massimo onore tenermi il posto del più umile gregario”.
Ottiene così appoggi e finanziamenti per la Compagnia del Teatro d'Arte di Roma  da lui fondata e che, sotto la sua direzione, porta in tournée per il mondo, per tre anni (fino al 1928) il teatro pirandelliano. Si lega sentimentalmente alla giovanissima, Marta Abba, che debutta nella compagnia teatrale e ne diventa la “prima attrice”.
Nel 1925 firma il Manifesto degli Intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile. Si manifestano presto dei dissapori con le autorità fasciste e nel  1927 strappa la tessera del partito e dichiara la propria apoliticità.
Nel 1926 esce in volume il suo  settimo e ultimo romanzo Uno, nessuno e centomila. Nel 1928 il dramma La nuova colonia ha avvio l'ultima stagione teatrale pirandelliana, basata sui “miti” moderni, che termina con l'opera incompiuta I giganti della montagna.
Nel 1929 gli viene conferito il titolo di Accademico d’Italia: per la fama raggiunta nel mondo come drammaturgo.
Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”.
Si ammala di polmonite, mentre segue le riprese a Cinecittà di un film tratto da Il fu Mattia Pascal. Muore nella sua casa romana il 10 dicembre 1936.
Lascia scritte le sue ultime volontà: “Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui.

OPERE

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