Seguici su Instagram
Seguici su Twitter
Seguici su Pinterest

Il fu Mattia Pascal

Luigi Pirandello

Il fu Mattia Pascal - copertina del libro
Il fu Mattia Pascal, di Luigi Pirandello

Versione in PDF

Il FU MATTIA PASCAL, pubblicato nel 1904, è l’opera che dà a Luigi Pirandello la fama mondiale. Pirandello scrive questo romanzo in un momento della sua vita di grande difficoltà in cui assiste la moglie malata. La sua originalità suscitò curiosità all’estero mentre in Italia fu oggetto di critica e scarsa attenzione.

RIASSUNTO

E’ la storia paradossale, in diciotto capitoli, di un piccolo borghese, Mattia Pascal, protagonista di una vicenda di morte e reincarnazione.
Mattia Pascal è un personaggio imprigionato nella trappola di un matrimonio infelice e di una sventurata condizione economica e sociale. A seguito di nuove disgrazie familiari, la morte di due bambine e della madre, fugge da casa e si reca al Casinò di Montecarlo, dove realizza una cospicua vincita alla roulette. Durante il viaggio di ritorno a casa legge su un giornale del ritrovamento, presso il paese dove abita, del corpo di un suicida annegato che la moglie e la suocera hanno identificato in lui. Il caso ha fatto sì  che egli si trovi improvvisamente nella condizione di poter essere un uomo libero e padrone di sé, economicamente autosufficiente. Decide allora di utilizzare questa morte per liberarsi della sua vita passata.
Mattia Pascal si costruisce un’identità nuova, sotto il falso nome di Adriano Meis, nome scelto ascoltando sul treno dei frammenti di una conversazione tra passeggeri.
Pascal cerca di trasformare il suo aspetto: si taglia la barba, indossa un paio di occhiali scuri per coprire lo strabismo, una giacca lunga a doppio petto e un cappello a larghe tese.
Inizia a viaggiare per l’Italia e per l’Europa, senza una meta prestabilita, senza uno scopo preciso se non quello di godere appieno dell’inaspettata libertà. Ad un certo punto però comincia ad avvertire il peso della solitudine e sente la necessità di riallacciare quella rete di rapporti sociali che in passato lo soffocava e condizionava.
Va a vivere a Roma in una pensione che ospita strani personaggi appassionati di scienze occulte e di spiritismo. Si innamora della figlia del padrone di casa, la dolce Adriana, con la quale potrebbe iniziare una vita diversa e autentica. Si rende conto che in realtà il nuovo nome e il personaggio che ha preso non esistono per la società e lo stato civile e che non può realizzare nessun progetto di vita futura. Decide di abbandonare Roma e Adriana e di far perdere le sue tracce facendo credere ad un suicidio per annegamento.
Cerca quindi di rientrare nella sua vecchia identità, “risorgendo” come Mattia Pascal.  Torna al suo paese ma scopre che la moglie si è formata una nuova famiglia, si è risposata ed ha avuto una figlia dal nuovo marito. Non gli resta dunque che adeguarsi ad una condizione sospesa di “forestiere della vita”, che osserva gli altri dall’esterno, cosciente di non essere più “nessuno”, o meglio, di essere “fu Mattia Pascal”. Aspettando la terza definitiva morte, si accontenta di vivere in una biblioteca, scrivendo la propria storia.

Analisi e commento

Incipit
L’incipit del romanzo vede Mattia Pascal dichiarare di avere un’unica certezza quella di chiamarsi Mattia Pascal ma di non essere Mattia Pascal. Emerge in questa dichiarazione l’inettitudine del personaggio, cioè la sua incapacità di liberarsi della “zavorra” dell’identità, e conseguentemente delle convenzioni e della forma, nonostante ne abbia avuto l’occasione, grazie al duplice colpo di fortuna di una vincita consistente al casinò di Montecarlo e la sua presunta morte.
Nonostante abbia scoperto che il nome è una triste convenzione sociale, una maschera vuota ed una gabbia soffocante che imbriglia il flusso vitale, Pascal commette l’errore di darsi  una seconda identità, chiudendosi in un’altra trappola. rivela di aver conservato tutto il suo carattere piccolo borghese, il bisogno della casa, del tepore della famiglia.

Conclusione
Il romanzo si chiude con un paradosso: morto due volte e senza più la possibilità di avere un’identità sociale, il protagonista può vivere solo come “il fu Mattia Pascal”, cioè come un defunto, una persona morta, scomparsa per sempre. 
Alla fine, dopo aver capito che la vita è una finzione alienante e tragica e che la realtà non è riducibile a un’unica prospettiva e a un unico significato, il protagonista deve accettare di vivere la condizione del “forestiere della vita”, ossia in una condizione di passività ed accettazione, nella stasi totale.

Perché Mattia Pascal è un rappresentante esemplare della figura dell’inetto?

  • Perché non è in grado di sostenere fino in fondo la condizione di libertà assoluta, a cui idealmente aspirava, dal peso delle convenzioni e dalla trappola della forma;
  • Mattia Pascal si rivela non all’altezza delle proprie ambizioni, è destinato al fallimento. Infatti la conclusione è negativa: Mattia Pascal si riduce a vivere una non-vita, rassegnandosi ad una condizione di paralisi e stasi. Pur non essendo morto fisicamente, di fatto vive in una condizione di estraneità alla vita, con l’atteggiamento distaccato di chi ha capito come funziona il gioco ed assiste dall’esterno al meccanismo della finzione ed alla messinscena della vita.

Stile

L’impianto narrativo si basa sul racconto del protagonista stesso, che procede in forma retrospettiva, basandosi sul memoriale in cui il protagonista, al termine della vicenda, racconta l’esperienza vissuta.
In questo si evidenzia il primo elemento di superamento in Pirandello dei meccanismi narrativi propri del romanzo naturalista e verista. L’inattendibilità propria della voce narrante che è nello stesso tempo il protagonista delle vicende raccontate, si contrappone all’oggettività della narrazione in terza persona del romanzo naturalistico e verista che basandosi sul racconto di un narratore esterno e superiore al piano del narrato è perfettamente attendibile.
Al punto di vista oggettivo e verosimigliante della narrazione naturalistica, Pirandello sostituisce il punto di vista soggettivo di un personaggio la cui unità è frantumata in tre diverse incarnazioni: Mattia Pascal, Adriano Meis, il fu Mattia Pascal, ciascuna delle quali interviene sul racconto presentando un punto di vista diverso.
Il fu Mattia Pascal unisce racconto e riflessione teorica e per questo assume i connotati del romanzo-saggio, un genere narrativo, tipico del Novecento, in cui i momenti di riflessione teorica e filosofica si intrecciano alla narrazione delle vicende.

 


VEDI ANCHE:

Rappresentazione teatrale dell'uomo dal fiore in bicca di Lavia

Luigi Pirandello: L'uomo dal fiore in bocca
riassunto della famosa novella di Luigi Pirandello che mette a fuoco il dramma dell'uomo di fronte alla morte. Il protagonista si interroga sulla vita e sulla morte facendo emergere il tema, caro a Pirandello, dell'incomunicabilità e della relatività del reale... [vai al riassunto]

Konrad Lorenz con l'ochetta Martina

Konrad Lorenz: L'ochetta Martina
riassunto e analisi di uno dei più famosi racconti di Konrad Lorenz, famoso etologo, tratto dalla sua opera: L'anello di Re Salomone. L'ochetta selvatica Martina diventa parte della famiglia e identifica Lorenz con la propria mamma...[vai al riassunto]


↑ up