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FIGURA DELL’INETTO
CONFRONTO TRA PASCAL E MOSCARDA

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Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila appartengono al genere dei romanzi umoristici di Pirandello. Entrambi esprimono il disagio esistenziale dell’uomo moderno che si sente spettatore estraneo della vita e denunciano il contrasto tra ciò che è e ciò che appare.
Il fu Mattia Pascal viene pubblicato nel 1904, Uno, nessuno e centomila viene pubblicato nel 1925-26, nonostante la stesura fosse iniziata già nel 1909.


Aspetti in comune

I due testi hanno diversi aspetti in comune:

  • Narrazione retrospettiva, ovvero quando la storia viene raccontata i fatti sono già accaduti.
  • Narrazione in prima persona, condotta dal punto di vista soggettivo e parziale del protagonista;
  • La voce narrante ed il protagonista dunque sono la stessa persona;
  • Il protagonista (Mattia Pascal e Vitangelo Moscarda) in entrambi i casi è un inetto;
  • Entrambi non si riconoscono nei propri corpi;
  • Si sono sposati per imposizione altrui;
  • Vivono e manifestano il proprio disagio esistenziale con la messa in discussione dell’io e della realtà;
  • Cercano di ribellarsi allo stato delle cose (ribellione più tortuosa in Pascal, più chiara in Moscarda).
  • Hanno un atteggiamento critico nei confronti della civiltà delle macchine e delle città industriali, simbolo di alienazione e artificialità.

Differenze

Diversi sono i punti di contrasto tra le due figure dei protagonisti:


PASCAL

MOSCARDA

E’ un protagonista passivo, casuale e quasi inconsapevole, infatti nella ricerca della propria identità e affermazione si lascia condurre dal caso.

Dopo che si è liberato della propria identità non realizza in pieno la condizione di libertà assoluta, ma si dà una nuova identità, ovvero una nuova maschera che lo rappresenta, rientrando così nella prigione della forma da cui era fuggito.

Non accetta di essere nessuno e rimane legato all’identità, tanto che in conclusione del romanzo afferma: “Io sono il Fu Mattia Pascal”, che è la dichiarazione di avere un’identità anche se negata.

Atteggiamento critico-negativo
Si estranea e si rifugia in ruolo contemplativo, distaccato e statico di rinuncia e rifiuto della vita.


Vede la natura in maniera negativa, vista leopardianamente come estranea.


E’ un protagonista attivo e consapevole che coscientemente intraprende il percorso di liberazione dalla trappola dell’identità (forma).

Una volta che si è liberato della propria identità porta fino in fondo il rifiuto di calarsi in ruoli (maschere) che gli altri (famiglia e compaesani) gli hanno affibbiato e si oppone nettamente al ricrearsi una nuova identità.

Afferma decisamente di non voler essere più nessuno, rifiuta qualsiasi forma convenzionale esiliandosi fuori dalla società ed affermando  che il nome altro non è che un’epigrafe funeraria.

Atteggiamento utopico ma positivo
Elabora una soluzione estrema e folle che lo porta all’accettazione della vita nel suo continuo divenire  con l’adesione al vitalismo (comunione mistica e profonda con la natura).

Vede la natura positivamente in quanto vita allo stato puro, non come minaccia.




Ciò che Mattia Pascal aveva tentato timidamente di realizzare è portato completamente a termine da Vitangelo Moscarda che arriva ad ottenere il riscatto dell’inetto tramite:

  • rifiuto della propria identità - negazione totale e consapevole della prigione dell’identità e delle forme.
  • abbandono mistico al flusso della vita nella natura – l’uscita dalla forma permette di entrare nella vita, si esce dalla società per entrare nella natura.






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