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Riassunto e analisi del romanzo
Il Piacere

I romanzi della rosa

Gabriele D’Annunzio

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frontespizio romanzo Il Piacere di Gabriele D’Annunzio
frontespizio romanzo Il Piacere di Gabriele D’Annunzio

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Il primo romanzo di D’annunzio, Il Piacere, viene scritto tra il luglio e il dicembre del 1888 e pubblicato nel 1889. Il Piacere ottiene un grande successo e allo stesso tempo solleva scandalo e polemiche per l’immoralismo del protagonista.
Questo romanzo ed i seguenti: L’Innocente e Il trionfo della morte, verranno uniti da D’Annunzio in un ciclo dal nome “I romanzi della Rosa”, dove la rosa è simbolo della lussuria.
Con questo romanzo la cultura decadente, iniziata nella narrativa con l’opera di HuysmansA rebours” (1884), si afferma per la prima volta in Italia.
Il termine dannunziano inizia con quest’opera.

 


 

RIASSUNTO


I libro: La relazione tra Andrea Sperelli ed Elena Muti

Il protagonista è Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta (alter ego dell’autore), ultimo rampollo di un’antica famiglia nobile che vive a Roma in un ambiente raffinato e molto ricercato. Da un lato è un uomo dai gusti elevati, che predilige gli studi insoliti ed è un esteta, dall’altro è senza alcun freno morale. Ha avuto una relazione con l’affascinante Elena Muti, donna torbida e capace di inganni, che dopo un po’ si stufa di lui e se ne va da Roma.
Abbandonato, Andrea inutilmente cerca di sostituire la passione per Elena Muti con altri piaceri e numerose avventure, passando da un amore all’altro. Si abbandona alla dissoluzione e si butta in una serie di vicende amorose fino a quando l’amante geloso di una donna che corteggia, Ippolita Albònico, lo sfida a duello. Andrea durante il duello colpisce l’avversario ma viene a sua volta ferito.  Abbandona Roma e va a trascorrere la convalescenza in campagna dalla cugina, marchesa d’Ateleta, dove spera di trovare pace e riconquistare la perduta purezza morale.


II libro: La convalescenza nella villa Schifanoja

Nella villa della cugina, chiamata aristocraticamente Schifanoja, conosce una giovane donna in vacanza con la figlioletta, Maria Ferres, moglie di un ministro guatemalteco, immagine di dolcezza e purezza aristocratica. Tra i due si accende l’amore, un amore puro e spirituale, inizialmente platonico.
L’amore per Maria occupa tutta la seconda parte del romanzo. Andrea che mira a possedere Maria anche carnalmente, cosa che gli appare come una stuzzicante profanazione data l’alta moralità della donna, riesce infine a sedurre Maria che dopo qualche resistenza cede alla passione, come la stessa descrive nelle pagine del suo diario.


III libro Il ritorno a Roma

Finita la convalescenza Andrea in autunno rientra a Roma convinto di essere un uomo profondamente cambiato. Anche Elena è tornata in città e quando Andrea la incontra con il nuovo marito a teatro e viene invitato per il giorno successivo nella loro casa, entra in crisi; il ricordo della passata passione torna ad insinuarsi in lui. L’incontro con Elena  (con cui si apre il romanzo), in cui Andrea aveva riposto grandi speranze, si rivela deludente perché Elena rifiuta di riprendere la relazione. Andrea inizia a confrontare le due donne e sempre più velenosamente il desiderio e l’immagine di Elena si frappone alla figura di Maria. L’amore per le due donne – di natura così diversa – finisce per confondersi e per diventare tutt’uno. Verso Elena, Andrea prova un amore morboso e non fa che rivivere con la nuova amante l’amore per la prima, in un ambiguo gioco di trasposizioni di persona: ha una relazione con la donna angelo ma continua a desiderare la donna lussuriosa.
Un giorno, annebbiato dalla gelosia per Elena, che si è concessa a un altro amante, egli si lascia sfuggire il nome di lei mentre ha tra le braccia Maria che lo sta salutando prima di un lungo distacco, compiendo un grave errore. Maria scopre il fondo equivoco di quel legame, lo respinge e fugge. Andrea senza troppa convinzione la richiama ma alla fine resta solo in preda alla disperazione.


IV libro: La sconfitta dell’esteta

L'azione conclusiva è ambientata nella casa di Maria Ferres, che nel frattempo è stata abbandonata dal marito che è fuggito lasciandola in un mare di debiti dovuti al vizio del gioco. Nell’abitazione si sta svolgendo un’asta pubblica per poter fronteggiare i creditori e Andrea si aggira nelle sale del Palazzo dei Ferres avvilito per la propria meschinità morale e disgustato dal volgo che ha riempito la casa per acquistarne il mobilio, che vede come una folla di rozzi furfanti. Tutta la scena si basa sul confronto tra la bellezza e il pregio del luogo dove si svolge l’asta e la volgarità degli acquirenti che lo hanno invaso. La volgarità della società di massa domina lo scenari contribuendo al sentimento di sfascio e profanazione, la bellezza è sconfitta e con essa il progetto del protagonista. Andrea che assiste alla scena dell’asta è pervaso da un senso di morte. Nelle ultime righe emblematiche Andrea è costretto a seguire lentamente su per le scale, come se fosse ad un funerale, i facchini che trasportano in casa sua un immenso armadio, appartenuto a Maria.
Al conte Sperelli non resta che prendere atto del fallimento del proprio stile di vita.


 

Struttura del romanzo

L’opera è suddivisa in quattro sezioni (libri), ognuna strutturata in capitoli.
Le quattro parti si collocano cronologicamente in quattro momenti ben definiti della vita di Andrea Sperelli.

 

Analisi

L’elemento di grande importanza di questo romanzo è dato dal fatto che con esso viene introdotto in Italia la figura dell’eroe decadente già presente nella letteratura straniera (vedi Jean des Esseintes, personaggio principale del romanzo di Huysmans, in Francia e Dorian Gray di Oscar Wilde, in Inghiltera). Il protagonista, Andrea Sperelli, è l’incarnazione dell’eroe decadente: raffinato, aristocratico, dandy, freddo, cultore solo del bello.
Nel Piacere si trovano ancora tracce della tradizione naturalistica del romanzo d’ambiente che si mescola con la nuova tendenza decadente della narrativa lirico-evocativa.
E’ soprattutto l’impianto narrativo e strutturale che risente ancora di modi di rappresentazione che appartengono al naturalismo (per es. narratore esterno onnisciente), mentre lontano dal naturalismo è invece l’utilizzo del discorso indiretto libero, l’analisi psicologica dei personaggi, ricorso al flash-back ed anche il registrare in presa diretta il punto di vista del protagonista o di altri personaggi (una parte della narrazione è per esempio affidata al diario di Maria).
D’Annunzio fa spesso ricorso alla paratassi (le proposizioni possono essere tutte principali accostate tra loro per coordinazione, esempio: “ella sarebbe venuta, ella si sarebbe seduta in quella poltrona, togliendosi il velo di su la faccia, un poco ansante, come una volta; ed avrebbe parlato”) ed i singoli episodi e i diversi particolari della rappresentazione sono come giustapposti. Il racconto non segue il corso cronologico degli accadimenti ma avanza per blocchi discontinui, infatti spesso ci sono flash-back (scarto temporale) legati ai ricordi di Andrea ed avvenimenti passati, che mescolano passato e presente.
D’Annunzio utilizza uno stile molto ricercato e dotto, la prosa è levigata e preziosa, l’italiano utilizzato è ricco e raffinato, lo scrittore sceglie infatti con grande accuratezza parole rare e preziose, nomi esotici o sonori, latinismi, arcaismi, termini liturgici e aulici, intenzionalmente non alla portata di tutti in cui le parole sono ordinate secondo un preciso schema metrico.
Il linguaggio mostra di frequente procedimenti tipici della poesia, come il troncamento (incitazion tanto forte), l’uso sistematico di simmetrie sintattiche (amato e goduto e sofferto), il ricorso a figure retoriche come antitesi, analogie, allitterazioni, similitudini, metafore ed assonanze. Grande spazio viene riservato a lunghissime descrizioni e divagazioni erudite.
Nonostante la componente autobiografica il romanzo è scritto in terza persona.
Il Piacere affascina più per le atmosfere che per la vera e propria storia, un po’ come il ritratto di Dorian Grey. L’autore vi esalta la sua esperienza di vita salottiera, mondana, preziosa.

 

 

Titolo

Il piacere è il fondamento su cui si basa la vita del protagonista, Andrea Sperelli, fatta di piaceresensuale, lussuria, avventure amorose, culto della bellezza, delle donne e delle opere d'arte, da qui la scelta del titolo.


 

Vita = opera d’arte

Per Andrea Sperelli l’arte è un valore assoluto e la vita stessa viene concepita come arte: “Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte”, questo l’insegnamento trasmessogli dal padre.
La massima fondamentale dell’eroe decadente, data dall’equazione vita = opera d’arte, comporta l’ossessionante ed esclusiva ricerca d’una dimensione estetica del vivere, l’arte come principio e stile di vita. La meta da raggiungere è la raffinatezza e la bellezza ad ogni costo e ciò implica a livello sociale un’innalzarsi al di sopra degli altri ed a livello personale un affinamento del gusto.
In questo modo l’arte arriva a rappresentare il valore supremo a cui vengono subordinati tutti gli altri valori, anche quelli morali.


 

Personaggi

D’Annunzio dedica alla descrizione dei personaggi particolare attenzione, soprattutto per quanto riguarda i pensieri del protagonista Andrea Sperelli, che vengono illustrati in maniera precisa e minuziosa dal narratore.

Andrea Sperelli:

è forse il più famoso tra i personaggi dannunziani.
Andrea Sperelli è, per molti aspetti, la personificazionedell’autore, la vita estetizzante e mondana del giovane D’Annunzio si trasfigura in Andrea. Egli incarna l’eroe decadente, l’esteta dotato di una sensibilità eccezionale che lo rende particolarmente incline alla bellezza ed ai piaceri. Di lui vengono descritte le ambizioni, le contraddizioni, le idee e i gusti artistici che permettono di delineare un personaggio di intellettuale che si contraddistingue per: la sapiente ricerca del piacere, la scienza dell’edonismo, il disprezzo per la mediocrità, lo spirito antidemocratico, l’ostentazione della superiorità, la carenza di umanità.
D’Annunzio simpatizza pienamente con Andrea Sperelli e con la sua visione della vita.
Andrea Sperelli è stato educato dal padre a costruire la propria esistenza come “un’opera d’arte” e nello stesso tempo a dominare  e a possedere. Abita in un palazzo del Cinquecento, palazzo Zuccari, a Trinità dei Monti, pieno di opere d’arte e di oggetti raffinati, descritti con precisione e compiacimento.
D’Annunzio, nonostante esprima il fascino per questo stile di vita aristocratica ed elegante, mette in evidenza le debolezze morali di Andrea. In Andrea Sperelli l’autore denuncia l’incoerenza, l’arrendevolezza nei confronti degli istinti, la mancanza di genuinità e spontaneità.
D’Annunzio evidenzia la debolezza della figura dell’esteta incapace di opporsi ad un mondo dominato dalla borghesia in ascesa e destinato quindi ad un isolamento in cui il culto della bellezza si trasforma in falsità e menzogna.
Andrea Sperelli  basa la propria esistenza sull’artificio e la finzione e ciò lo porta ad instaurare un rapporto distaccato e ambiguo con tutto ciò che lo circonda, gli oggetti che colleziona, gli ambienti che frequenta e soprattutto le numerose donne a cui è legato, è un uomo dalla volontà debolissima, privo di slancio morale, di autenticità, è incapace di agire spontaneamente, è puramente cerebrale.
Andrea Sperelli non è capace di provare veri sentimenti, è vuoto, fine a sé stesso. L’estetismo in Andrea Sperelli diventa in lui una forza distruttiva, che lo porta alla solitudine e alla sconfitta nel rapporto con l’universo femminile, come emerge chiaramente nel finale del romanzo.

Elena Muti:

duchessa di Scerni, è la donna fatale, dalla sensualità dirompente ed aggressiva, che incarna l’erotismo lussurioso. Grande amore di Andrea, o meglio, grande piacere.
Il rapporto tra Andrea ed Elena è l’opposto di quello tra Andrea e Maria, è un gioco tra rifiuto e desiderio, è corteggiamento e conquista, è sensualità ma il sentimento vero è assente.

Maria Ferres:

è la donna pura, dolce, appassionata e piena di curiosità intellettuali, che impersona una femminilità opposta a quella di Elena: delicata, spirituale e sensibile. Maria rappresenta  per Andrea Sperelli l’opportunità di una riabilitazione e di una elevazione spirituale, ma in seguito la donna–angelo diventa solo parte di un gioco erotico più sottile e perverso, in sostituzione di  Elena, che Andrea continua a desiderare e che lo rifiuta.
Maria ha un diario su cui scrive, in cui emerge la grande conoscenza di d’Annunzio dell’animo femminile  nella descrizione delle emozioni e delle domande che la donna, che sta per essere sedotta, si pone.

I nomi dei due personaggi femminili sono simbolici:

  • Elena, la donna fatale, seduttrice/amante, evoca Elena di Troia, la cui bellezza determinò terribili sciagure;
  • Maria, la donna angelo, spirituale/materna evoca la Madre di Dio e la purezza della Vergine.

 

Inizio del romanzo

L’incipit del romanzo fornisce immediatamente il dato cronologico, è l’ultimo giorno dell’anno e, sapremo dalle pagine successive, che si tratta del 1886.
Andrea Sperelli attende di rivedere l’antica amante, Elena Muti, che egli non vede da circa due anni, dopo la fine del loro amore e che ora trova sposata con il ricco e vizioso inglese, Lord Heathfield. Dopo una prima descrizione dell’ambiente, D’Annunzio segue i pensieri del protagonista che attraverso il flash-back rievoca il l’ultimo incontro con la donna e la brusca interruzione della relazione voluta da Elena. Poi il racconto ritorna sul presente e sull’attesa di Andrea il quale sentirà rinascere in sé la passione e il desiderio di riannodare i rapporti con la donna.
A questo punto la narrazione fa un nuovo passo indietro, ricostruendo le vicende della passata relazione, il ricordo di come Andrea abbia conosciuto Elena ad una festa e del successivo appuntamento per il giorno successivo ad una corsa di cavalli, dove Andrea è riuscito a strappare un invito nel suo appartamento.


 

Conclusione del romanzo

Il romanzo si conclude sulle conseguenze dall’effetto devastante dello scambio di persona tra le due amanti (Elena e Maria) e registra il fallimento del protagonista e del suo progetto di vita come opera d’arte.
L’esteta infatti, volendo subordinare tutto all’arte, in una società di massa dove invece, domina la volgarità economica e che rimane ostile o indifferente all’arte, è inevitabilmente destinato a fallire.


 

Ambientazione

Come periodo storico il romanzo è ambientato verso la fine dell’800 e precisamente inizia nel 1887, due anni dopo la prima separazione tra Andrea ed Elena il 25 Marzo del 1885.
Geograficamente il romanzo è ambientato a Roma, città in cui vive Andrea, a parte una breve interruzione, in cui la vicenda si sposta nella villa di Schifanoja della cugina Francesca dove Andrea passa il periodo di convalescenza.
Roma è l’ambiente in cui Andrea Sperelli conduce la propria affermazione sociale e la propria ricerca di raffinatezza. Lo sfondo è quello aristocratico della Roma tardo-rinascimentale e barocca. L’ambientazione si adatta perfettamente alla personalità artificiosa del protagonista, è la Roma dai cui palazzi, dalle fontane maestose e dalle piazze emana il fascino d’una civiltà al vertice dell’opulenza in una atmosfera di disfacimento e di decadenza.
D’Annunzio descrive con precisione i luoghi romani (celebre quella di Roma sotto la neve nel libro III) con immagini da cartolina in cui il lettore coglie l’unicità e l’eccezionalità di questa città degradata dalla modernità e dal consumo di massa.


 

Temi

Le tematiche che emergono dal romanzo Il Piacere sono:

  • la critica alla società alto borghese di fine ottocento, completamente vuota di contenuti e sentimenti.
  • La decadenza di questo tipo di società che ha mercificato tutto finalizzando ogni fervore al profitto e trascurando il senso del bello;
  • affermazione della figura dell’esteta intellettuale inquieto, che vive in un mondo tutto suo, dominato dal culto della bellezza.
  • La riflessione sui diversi tipi di amore: da quello finalizzato al puro piacere, il cui raggiungimento diventa una vera e propria ossessione, all’amore puro e spirituale.

I vari temi vengono introdotti direttamente dal personaggio di Andrea Sperelli attraversi i suoi pensieri e le sue passioni. L’intreccio ha un’importanza secondaria e rimane in secondo piano rispetto alle riflessioni di tipo esistenziale e di natura estetica, artistica e letteraria.



 


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