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Parafrasi e analisi
Proemio Gerusalemme Liberata

Canto primo, Ottave 1 - 5

Torquato Tasso

· Pubblicato · Aggiornato ·
Immagine di una battaglia tra crociati e infedeli
Gerusalemme liberata: battaglia tra crociati e infedeli

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Premessa:

La Gerusalemme liberata racconta la parte conclusiva della prima crociata, bandita dal papa Urbano II nel 1095 e combattuta tra il 1096 e il 1099 sotto la guida di Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena. Il racconto della campagna per la conquista di Gerusalemme nel poema si svolgerà nell’arco di circa tre mesi, per salvaguardare il principio aristotelico dell’unità di tempo e luogo.

 


TESTO

PARAFRASI

[1 - PROTASI]
Canto l’arme pietose, e ’l capitano
che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co ’l senno e con la mano;
molto soffrì nel glorioso acquisto:
e in van l’Inferno vi s’oppose; e in vano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto:
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.

[1 - PROTASI]
Racconto in poesia (Canto) le armi devote (arme pietose - ossimoro – il tema bellico è unito al tema religioso) e il (’l) capitano [Goffredo] che liberò il venerabile (gran) sepolcro di Cristo [Gerusalemme].
Egli fece (oprò) molto con l’intelligenza (col senno) e con la forza (la mano), sopportò (soffrì) molte (molto/molto = anafora) cose nella conquista (acquisto) gloriosa [di Gerusalemme]; e inutilmente (in van) l’inferno vi si oppose, e inutilmente (in vano - in van/in vano = anafora) si armarono i vari popoli (popol misto) dell’Asia e dell’Africa (di Libiasineddoche per indicare l’Africa).
Il cielo [Dio] gli concesse (gli diè) i [suoi] favori, e sotto i santi vessilli (santi segni: dell’esercito cristiano, santi perché portavano l’emblema della croce - sotto a i santi/segni ridusse i suoi = allitterazione) radunò i suoi compagni dispersi (erranti).

[2 - INVOCATIO]
O Musa, tu, che di caduchi allori
non circondi la fronte in Elicona
ma su nel Cielo infra i beati cori
hai di stelle immortali aurea corona;
tu spira al petto mio celesti ardori,
tu rischiara il mio canto, e tu perdona
s’intesso fregi al ver, s’adorno in parte
d’altri diletti, che de’ tuoi le carte.

[2 - INVOCATIO]
O Musa (Urania, musa della poesia epica), tu (inizia serie di tu = anafora) che di trionfi passeggeri (caduchi allori – riferito alla gloria terrena effimera) non [ti] circondi la fronte in Elicona (monte della Beozia, sacro alle muse), ma su nel cielo tra i cori beati hai una corona d’oro (aurea) di stelle immortali, tu ispira ai miei sentimenti (al petto mio) entusiasmi (ardori) religiosi (celesti), tu illumina (rischiara) la mia poesia (canto), e tu perdona se intreccio abbellimenti di fantasia alla verità (s’intesso fregi al ver), se adorno in parte le carte di piaceri (diletti) diversi (altri) dai (che de’) tuoi.

[3 - INVOCATIO]
Sai che là corre il mondo, ove più versi
di sue dolcezze il lusinghier Parnaso;
e che ’l vero condito in molli versi,
i più schivi allettando ha persuaso.
Così a l’egro fanciul porgiamo aspersi
di soavi licor gli orli del vaso:
succhi amari, ingannato, intanto ei beve,
e dall’inganno suo vita riceve.

[3 - INVOCATIO]
[Tu Musa] sai che i lettori (il mondo) vanno dove maggiormente (più versi) sparga l’attraente Parnaso (lusinghier Parnaso = sta per poesia – metonimia e personificazione. Il Parnaso è il monte consacrato al mito di Apollo e alle arti) le sue dolcezze e che il vero,  arricchito (condito) di versi piacevoli (molli versi), ha persuaso i più restii (schivi) allettandoli.
Così porgiamo al fanciullo malato (egro) gli orli della tazza (del vaso) spalmati (aspersi) di sostanze (licor) dolci (soavi): egli beve intanto succhi amari  ingannato, e riceve la vita dal suo inganno [riacquistando la salute] (similitudine ripresa dal De Rerum Natura di Lucrezio - I, vv.936-939).

[4 - DEDICA]
Tu magnanimo Alfonso, il qual ritogli
al furor di fortuna, e guidi in porto
me peregrino errante, e fra gli scogli,
e fra l’onde agitato, e quasi absorto;
queste mie carte in lieta fronte accogli,
che quasi in voto a te sacrate i’ porto.
Forse un dì fia, che la presaga penna
osi scriver di te quel ch’or n’accenna.

[4 - DEDICA]
Tu, o magnanimo Alfonso (Alfonso II d’Este, dedicatario e protettore di Tasso), che (il qual) sottrai (ritogli) alla violenza della sorte (furor di fortuna- allitterazione) e guidi in porto [al sicuro] me esule (peregrino) vagabondo (errante), fra gli scogli agitato e fra le onde e quasi sommerso (absorto – latinismo da absorbere) accogli benevolmente (in lieta fronte) il poema (queste mie carte - metonimia), che offro (porto) dedicate (sacrate) a te quasi in voto.
Forse un giorno () avverrà (fia = sarà) che la penna profetica (presaga = predice il futuro) si impegni a scrivere di te ciò che ora accenna.

[5 - DEDICA]
È ben ragion, s’egli averrà ch’in pace
il buon popol di Cristo unqua si veda,
e con navi e cavalli al fero Trace
cerchi ritor la grande ingiusta preda,
ch’a te lo scettro in terra o, se ti piace
l’altoimperio de’ mari a te conceda.
Emulo di Goffredo, i nostri carmi
intanto ascolta, e t’apparecchia a l’armi.

[5 - DEDICA]
A ragione, se avverrà che mai (unqua – latinismo da unquam) si veda in pace il buon popolo cristiano (di Cristo), e con navi e cavalli  ai feroci Turchi (fero Trace – Costantinopoli era nella Tracia, da qui il termine Trace) cerchi di ritogliere (cerchi ritor) la grande immeritata  (ingiusta) preda [la terra santa], che conceda  a te [Alfonso] il potere (scettro) in terra o, se ti fa piacere, il supremo potere (l’altoimperio) sui (de’ = dei) mari.
[O] imitatore (Emulo - parallelo esplicito tra Goffredo e Alfonso II) di Goffredo, i miei versi (carmi) intanto ascolta e preparati (t’apparecchia) alla guerra (a l’armi).



Riassunto:

La Gerusalemme liberata ha inizio, come vuole la tradizione epica classica, con il proemio, che contiene la protasi in cui viene riassunta la materia del canto (ottava 1), l’invocazione alla Musa (ottave 2-3) e la dedica al protettore, il duca Alfonso II d’Este (ottave 4-5). Tasso invita Alfonso a guidare una nuova crociata contro i Turchi, e in generale contro gli infedeli che occupavano Gerusalemme.
Particolarmente interessanti, rispetto alla tradizione, sono le ottave 2 e 3 che contengono un’implicita dichiarazione di poetica.


Analisi:

L’incipit della Gerusalemme liberata ricalca quello dell’Eneide di Virgilio: “l’armi canto e ‘l valor del grand’eroe” (Eneide, I, v.1), in questo modo Tasso sottolinea di voler riprendere il modello epico classico, allontanandosi dal modello cavalleresco di Ariosto. Infatti nell’esposizione del tema non c’è alcun riferimento al tema dell’amore. Diversamente da Ariosto inoltre l’io lirico precede la materia (“le donne i cavalier l’arme...io canto”) e l’impianto del discorso è soggettivo, mentrenell’Orlando di Ariosto è oggettivo.
L’invocazione alla Musa mette in evidenza l’impianto religioso dell’opera, influenzato dalla formazione religiosa (e controriformistica). L’ambizione di Tasso è di scrivere il poema eroico della cristianità e la prima crociata è una allegoria storica della Chiesa cattolica messa in discussione dalla Riforma protestante e minacciata dai turchi.
Nella dedica il poeta si riferisce a se stesso definendosi “peregrino errante” perseguitato dalla sventura e indica la corte come luogo protettivo. Emergono in questo due estremi della personalità di Tasso:

  • L’impulso all’irregolarità (che lo porterà alla follia);
  • La necessità di integrazione, riconoscimento e protezione.


Metrica:

Ottave con schema: ABABABCC.
Tasso utilizza molti enjambement, sia per dare solennità alla frase sia per renderla più scorrevole, come alla I ottava vv.5/9 terminanti in: in vano/s’armò e santi/segni; alla II Ottava primi versi: allori/elicona e cori/corona; alla III Ottava versi: versi/Parnaso e aspersi/vaso; alla IV Ottava versi: ritogli/porto e penna/accenna; alla V Ottava versi: pace/veda, Trace/preda e carmi/armi.






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