Parafrasi e analisi della poesia

Il sabato del villaggio

(Canti, XXV)

Giacomo Leopardi

· Pubblicato ·
Dipinto di Filippo Palizzi - figura di contadina
Dipinto di Filippo Palizzi
fonte: Museo Poldi Pezzoli - Milano

Recanati, il borgo in cui vive Leopardi, è al centro di questa riflessione poetica. Questo borgo rappresenta un microcosmo rappresentativo di quanto avviene ovunque, una condizione universale propria dell’uomo a cui la vita riserva solo speranze deluse. Nonostante il pessimismo di fondo nell’insieme la lirica esprime leggerezza e semplicità.


TESTO

PARAFRASI

[1] La donzelletta vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba, e reca in mano
un mazzolin di rose e di viole,
onde, siccome suole,
ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro lá dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch’ebbe compagni dell’etá piú bella.
Giá tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
giú da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dá segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e lá saltando,
fanno un lieto romore:
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

[1] Al tramonto (in sul calar del sole) una ragazza (la donzelletta) ritorna (vien) dalla campagna, con il suo fascio d’erba e tiene (reca) in mano un mazzolino di rose e di viole, delle quali (onde), come è sua abitudine (siccome suole), si prepara (si appresta) a ornarsi il petto e i capelli (crine) l'indomani, giorno di festa.
Una vecchietta (vecchierella) sta seduta (siede) sulla scala [di casa] con le vicine a filare, rivolta là (incontro lá) dove tramonta il sole (si perde il giorno) e va raccontando (novellando vien - anastrofe) della sua giovinezza (del suo buon tempo - metafora), quando nei giorni di festa [anch’]ella si preparava (ornava) e ancora giovane (sana) e bella (snella) era solita (solea) danzare la sera in mezzo a coloro (intra di quei) che ha avuto (ch’ebbe) [come] amici durante la giovinezza (etá piú bella - metafora).
Ormai (giá) tutta l’aria scurisce (l’aria imbruna – scende gradualmente la sera), il cielo (il sereno metonimia il sereno sta per il cielo sereno) torna azzurro, e al biancheggiare della luna appena sorta (recente luna) tornano [disegnate] in terra (giù) dai colli e dalle case (tetti - metonimia) le ombre.
Ora la campana (la squilla - metonimia) segnala (dá segno) la festa che sta arrivando (festa che viene – la domenica); e a quel suono, diresti che il cuore si consola (si riconforta).
I bambini gridando in gruppo (in frotta) sulla piazzola, e saltando di qua e di là fanno un rumore allegro (lieto romore - ossimoro); e intanto il contadino (il zappatore) fischiettando ritorna (riede - arcaismo – termine che rende l’idea del procedere lento e cadenzato di chi è stanco) alla sua casa (parca mensa - metonimia), e pensa fra sé (seco) al giorno del suo riposo.

[31] Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.

[31] Poi quando intorno è spenta ogni luce (face – torcia, latinismo) e tutto il resto (l’altro) tace, senti (odi...odi - anafora) il martello picchiare, senti la sega del falegname (legnaiuol), che sta sveglio (veglia) nella sua bottega chiusa alla [luce] della lucerna, e si affretta e si adopera (e…e… - polisindeto) per terminare il lavoro (fornir l'opra) prima della luce (anzi il chiarir) dell’alba.

[38] Questo di sette è il piú gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier fará ritorno.

[38] Questo [il sabato] è il giorno più gradito della settimana (di sette), pieno di speranza (speme) e di gioia: domani le ore porteranno (recheran l’ore - anastrofe) tristezza e noia, e ognuno nei suoi pensieri (in suo pensier) tornerà al lavoro consueto (al travaglio usato).

[43] Garzoncello scherzoso,
cotesta etá fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

[43] Ragazzo (garzoncello - apostrofe) allegro (scherzoso), questa tua giovinezza (età fiorita - metafora) è come un giorno pieno di felicità (d’allegrezza pieno anastrofe), [come un] giorno chiaro, sereno, che precede (precorre) la maturità (festa di tua vita - metafora ).
Sii felice (godi) o mio fanciullo (apostrofe); questa (cotesta) [età] è una condizione beata (stato soave), un’età gioiosa (stagion lieta - metafora).
Non voglio dirti altro (Altro dirti non vo’ ); ma non ti pesi (non ti sia grave) [il fatto che] la tua vita adulta (la tua festa) tardi ancora ad arrivare (a venir).



Riassunto del testo

  • Prima strofa: Il poeta descrive le varie attività che caratterizzano, in un paese, la giornata di sabato. Viene descritto in particolare il momento del tramonto, quando:
    • una ragazza torna dalla campagna, e insieme all’erba raccolta per lavoro porta fiori con i quali si adornerà il giorno seguente, per la festa;
    • una vecchietta chiacchiera con le vicine;
    • i bambini giocano con rumorosa allegria;
    • un contadino torna a casa fischiando.
  • Seconda strofa: la descrizione prosegue fino alle ore notturne, in cui rumorosamente un falegname lavora alacremente per finire il proprio lavoro prima della festa domenicale.
  • Terza strofa: il poeta afferma che la giornata del sabato è migliore della domenica in quanto ad essa corrisponde l’aspettativa di sogni e speranze ancora da realizzare, mentre la domenica rappresenta la mancata realizzazione di tali aspettative ed il riscontro sarà sicuramente deludente;  riferimento alla classica contrapposizione leopardiana tra illusioni e realtà.
  • Quarta strofa: il poeta si rivolge ad un fanciullo invitandolo a godere dei piaceri della fanciullezza, basati sull’attesa e la speranza, lasciando trapelare la convinzione che le aspettative non verranno soddisfatte e la vita non potrà mai compensare in egual modo il piacere di quell’attesa.

Struttura

Dal punto di vista della struttura la poesia si divide in due parti:

  • La prima parte è lirico-descrittiva e coincide con le prime due strofe in cui il poeta descrive varie scene di vita paesana che caratterizzano il sabato:
    • La prima strofa è concentrata sui comportamenti di vari personaggi al tramonto: una ragazza torna dal lavoro in campagna; una vecchietta chiacchiera con le vicine; dei bambini giocano; un contadino rientra nella sua casa.
    • La seconda strofa continua la descrizione fino a notte ed un falegname continua a lavorare rumorosamente per finire il lavoro e godersi il giorno dopo la festa domenicale;
  •  La seconda parte è riflessivo-speculativa e coincide con le ultime due strofe:
    • La terza strofa dichiara la superiorità del sabato sulla domenica e cioè la superiorità dell’attesa sulla verifica.
    • Il poeta si rivolge ad un fanciullo raccomandandogli di godere della speranza di realizzazione dei desideri e dei sogni della sua età, dato che la vita che seguirà non potrà eguagliare il piacere di quella attesa.

Raffronto tra: La quiete dopo la Tempesta e Il sabato del villaggio

La quiete dopo la tempesta e Il sabato del villaggio  sono state composte entrambe a Recanati nel settembre del 1829, a pochi giorni l’una dall’altra, la prima tra il 17 ed il 20 settembre e la seconda il 29 di settembre.
Le due poesie presentano diversi aspetti comuni:

  • l’ambientazione recanatese,  entrambe le liriche raccontano la vita di paese (Recanati);
  • la struttura fatta di due momenti distinti, il momento descrittivo seguito dalla conclusione conoscitivo-riflessiva (gnomica);
  • il contenuto che verte sulla tematica dell’impossibilità del piacere e della felicità, visti come illusioni.

Le due poesie si differenziano riguardo al concetto di piacere:

  • ne La quiete dopo la tempesta il piacere arriva dalla fine degli affanni, è la cessazione di un dolore;
  • mentre ne Il sabato del villaggio, il piacere viene dalla aspettativa, dall’attesa, vana, di una realizzazione futura.

Da notare il diverso tono con cui il poeta esprime il concetto, nel primo caso con un atteggiamento sarcastico e amareggiato, nel secondo caso con pacata accettazione.


Tematiche

Il tema centrale della lirica è l’attesa del giorno di festa che rivela il fondamentale rapporto tra illusione e realtà.
La descrizione dell’attesa del giorno di festa ha infatti un significato allegorico:

  • il sabato è l'allegoria della giovinezza e delle speranze che si nutrono per il futuro;
  •  la domenica rappresenta invece l'età adulta, quando ogni speranza viene a cadere.

Come la domenica deluderà l'attesa del sabato, così la vita deluderà i sogni della giovinezza.
La speranza che la vita ci riservi chissà quali felicità, inevitabilmente, si scontra contro la deludente realtà e si rivela un’illusione.


Analisi del testo della poesia

Il titolo della poesia, Il sabato del villaggio, connota da subito, temporalmente, il giorno in cui si svolge la scena. Non si tratta di un giorno qualsiasi ma è un giorno speciale, è il sabato che preannuncia l’arrivo della festività. Un inconsueto fervore pervade tutti in attesa che si realizzi l’arrivo della domenica.
La ririca si apre su questa contrapposizione di attesa e realizzazione, attraverso due figure esemplari:

  • La ragazza (donzelletta), di cui viene messa in luce la dinamicità, vivacità e l’entusiasmo giovanile, che rappresenta l’aspettativa, l’attesa di una vita che deve ancora realizzarsi;
  • La vecchietta (vecchierella), descritta in una posizione di quiete (siede), volta a ricordare il passato, il periodo felice della giovinezza e che rappresenta quindi la realizzazione delusa dell’aspettativa giovanile.

Le due figure, simbolo di due età della vita umana, sono l’una, la giovane, tutta protesa verso il futuro, e l’altra, la vecchietta, rivolta verso il passato.
Le scenette di vita paesana che seguono si sviluppano in parallelismo con la donzelletta e la vecchierella attraverso altre due figure:

  • I bambini che correndo e gridando manifestano la gioiosa attesa del giorno di festa;
  • Lo zappatore che torna stanco alla sua casa ed esprime la sua gioia in modo più pacato. Per lui, disincantato dalla vita, il giorno di festa rappresenta solo un giorno di riposo.

Infine c’è l’immagine del falegname, il legnaiuol, di cui viene messa in rilievo l’ansia di finire il lavoro per poter godere in tempo della festività e risulta perciò ancora più vittima del grande inganno che la vita riserva agli uomini: l’attesa di una gioia che non verrà.
Nella parte riflessiva della lirica Leopardi, chiarendo il senso della parte descrittiva, esprime la sua opinione sulla vita che non riserva che delusioni così come la domenica tanto attesa in realtà porta con sé solo noia e tristezza.
La condizione più prossima all’esperienza del piacere è l’attesa del piacere stesso, per questo nella conclusione il poeta si rivolge ad un ideale fanciullo, poiché la fanciullezza è l’età in cui la vita appare gioiosa e piena di speranze e in cui  si è ancora ignari  dell’amara realtà della vita, ammonendolo di godere del presente senza aspettare nulla dal futuro, in modo da non rimanere deluso.
Nonostante la negatività del messaggio il tono risulta lieve, il poeta si rivolge al fanciullo con affettuosità, utilizzando il termine letterario e benevolo di garzoncello, lo mette in guardia ma senza toni eccessivi, anzi si trattiene dal dire altro (altro dirti non vo’), ricorrendo ad un particolare espediente espressivo che ha il nome di reticenza (o preterizione). In realtà Leopardi in questo modo allude a qualcosa di non detto e quindi, indirettamente, rivela, in maniera sottintesa, molto di più.




Analisi metrica

Canzone libera di endecasillabi e settenari liberamente distribuiti.
Dal punto di vista metrico-formale prevale la leggerezza e la semplicità. A differenza di altri canti non vi è ricercatezza di linguaggio a vantaggio di un lessico semplice e chiaro a volte impreziosito da termini letterari, per di più usati nella forma vezzeggiativa. Stessa linearità anche nella sintassi in cui il ricorso alle inversioni è molto ridotto.
L’uso insistito dei diminutivi (donzelletta – v.1, mazzolin – v.4, vecchierella – v.9, garzoncello – v.43) contribuisce alla lievità della lirica.
Le rime sono numerose, senza un'alternanza regolare; sono presenti anche varie rime al mezzo, ovvero rime tra due parole poste una alla fine e l’altra all’interno di un verso, vedi per es.:

  • appresta…festa, ai vv.6 e 7;
  • mensa…pensa, ai vv.28 e 30;
  • sega…bottega, vv.33 e 35;
  • s’adopra…l’opra, ai vv.36 e 37;

Ritmo

Rime ed assonanze creano un ritmo ora lento, ora incalzante, in sintonia con le esigenze descrittive. Per esempio:

  • nella prima scenetta incentrata sulla figura della donzelletta prevalgono i settenari, più brevi e quindi più celeri degli endecasillabi, che insieme alle frequenti allitterazioni conferiscono un ritmo veloce ai versi;
  • Segue un ritmo pacato con la descrizione del cambiamento di luce del paesaggio al calare della sera (vv.16-19), denso di immagini visive e con la notazione acustica del suono delle campane;
  • per poi tornare a movimentarsi dal verso 20 con il succedersi di una nuova serie di settenari (8 settenari di seguito).
  • I pacati e ampi endecasillabi ritornano ai vv.28 e 30 per connotare la figura posata e stanca dello zappatore.
  • Gli ultimi versi risultano lenti e pacati, uniti attraverso un gioco di doppie rime: soave…cotesta…festa…grave, vv.48-51.

Figure retoriche

Approfondimento di alcune figure retoriche:
Anadiplosi

  • è come un giorno d’allegrezza pieno / giorno chiaro, sereno, – vv.45-46;

Anafora

  • Odiodi, v.33 – la ripetizione accentua l’effetto sonoro dei rumori rispetto al silenzio dominante.

Climax

  • climax prima ascendente dopo discendente dato dal succedersi dei personaggi: la donzelletta (gioventù) - la vecchierella (vecchiaia) - lo zappatore (età matura) - il garzoncello (gioventù).

Iperbato

  • tornare ella si appresta / dimani, al dì di festa, il petto e il crine – vv.6-7;
  • ed al travaglio usato / ciascuno in suo pensier farà ritorno – vv.41-42;
  • ma la tua festa / ch’anco tardi a venir non ti sia grave – vv.50-51.

Metafore – numerose le metafore rivolte tutte ad indicare la giovinezza:

  • suo buon tempo - v.11;
  • età più bella – v.15;
  • età fiorita – v.44;
  • festa di tua vita – v.47;
  • stagion lieta – v.49.

Polisindeto

  • e s’affretta, e s’adopera, v.36 – la ripetizione di e unitamente all’utilizzo di due termini dal significato simile (s’affretta - s’adopera) mette in rilievo la tensione e la fretta che caratterizzano il falegname.

Similitudine

  • cotesta età fiorita / è come un giorno d’allegrezza pieno – vv.44-45.

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