Parafrasi e analisi della poesia
La quiete dopo la tempesta

(Idilli, Canti XXIV)

Giacomo Leopardi

· Pubblicato ·
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La quiete dopo la tempesta fu composta da Leopardi nel 1829. La lirica partendo dalla descrizione del momento in cui nel borgo natio (Recanati) cessa il temporale e ritorna il sereno diventa metafora della vita dell’uomo, fatta da un continuo succedersi di dolori e di momenti di serenità. Per tutti la fine della tempesta segna il ritorno alla quiete della vita di tutti i giorni , ma il poeta non si illude, egli sa bene che la quiete che segue la tempesta è effimera e illusoria, una semplice tregua dal dolore.

 


TESTO

PARAFRASI

[1] Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.

[1] La tempesta è passata, sento gli uccelli (augelli - arcaismo) far festa, e la gallina, tornata sulla strada che ripete il suo verso. Ecco che il sereno ritornare (rompe – sta per erompe - metafora) laggiù da ponente, verso la montagna; la campagna si sgombra (sgombrasi, dal velo di nebbia che la copriva durante il temporale) e nella valle si torna a vedere il fiume scorrere limpido (chiaro).
Ogni (ogni…ogni - anafora) uomo (cor - sineddoche) si rallegra, ovunque (ogni lato) riprendono i soliti rumori (risorge il romorio) e ricominciano le solite occupazioni (lavoro usato).
L’artigiano si affaccia (fassi - arcaismo) sulla (in su - arcaismo) soglia (l'uscio), con il lavoro (opra - arcaismo) in mano, cantando, a guardare il cielo umido [di pioggia]; una fanciulla (femminetta), velocemente (a prova - in fretta), esce a raccogliere (a còr - termine arcaico) l'acqua della pioggia (piova - termine arcaico) appena caduta (novella); e l’erbivendolo (erbaiuol – ortolano ambulante) torna a ripetere (rinnova) per le strade (di sentiero in sentiero) il consueto richiamo (grido giornaliero - con cui annuncia il suo passaggio).
Ecco (ecco…ecco - anafora) il sole (personificazione) che ritorna e splende (sorride) per poggi e casolari (metafora). La servitù (la famiglia – latinismo, da famulus, familia) apre (apre…apre - anafora) [le finestre di] balconi, terrazzi e  logge: e dalla strada (via corrente) si sente in lontananza il tintinnio delle sonagliere [dei cavalli]; il carro del viandante (passeggier) che riprende il suo viaggio, cigola (stride).

[25] Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

[25] Ogni animo si rallegra (riprende, con una leggera trasposizione dei termini, il v.8: Ogni cor si rallegra). Quando, come adesso (com'or), la vita è così dolce e così gradita? Quando l’uomo si dedica (intende) con tanto amore alle proprie occupazioni (studi)? O riprende il lavoro (opre)? O intraprende una cosa nuova (cosa nova imprende)? Quando si ricorda un po’ di meno dei suoi mali?
Il piacere è figlio del dolore (metafora); è una gioia inconsistente (vana), che nasce (ch’è frutto) dalla paura appena passata (del passato timore), per cui (onde…onde - anafora) anche chi disprezzava la vita (la vita aborria) si ricredette (si scosse) e temette (paventò) la morte; per cui (onde) gli uomini con un lungo tormento, raggelati, silenziosi, pallidi [per la paura] (Fredde, tacite, smorte - climax), sudarono ed ebbero il batticuore nel vedere fulmini, nuvole e vento (Folgori, nembi, vento - climax ) scatenati (mossi) contro di noi (alle nostre offese).

[42] O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.

[42] O natura (apostrofe) benevola (cortese – in senso ironico), sono questi i tuoi doni, sono queste le gioie (i diletti) che tu offri agli uomini (porgi ai mortali). Per noi [uomini] il piacere (è diletto fra noi) è smettere di soffrire (uscir di pena). Tu spargi abbondantemente (a larga mano) sofferenze (pene); il dolore (duolo) nasce spontaneo e quel poco piacere (di piacer, quel tanto) che talvolta per prodigio (mostro - latinismo da mostrum) e miracolo nasce dal dolore (d'affanno), è una grande conquista (è gran guadagno – in senso ironico).
O stirpe umana (umana prole - apostrofe) cara agli dei!( cara agli eterni - in senso ironico) [puoi considerarti] abbastanza (assai) felice se ti è lecito (ti lice – latinismo da tibi licet) di tirare un respiro [avere requie] da qualche dolore: beata se la morte ti guarisce (risana) da tutti i dolori.



Struttura

La lirica La quiete dopo la tempesta si struttura in due parti, quella descrittiva e quella meditativa, nettamente distinte:

  • La prima parte è idilliaca e descrittiva. Comprende la prima strofa, i versi da 1 a 24. Leopardi descrive un frammento della vita recanatese nel momento in cui cessa un temporale e ritorna il sereno e con esso la piccola comunità paesana riprende le consuete attività.
    Questa parte è ricca di immagini realistiche e quadretti di vita paesana: descrizioni della natura che riprende i propri ritmi e degli uomini che riprendono le loro varie attività.
  • La seconda parte è riflessiva e speculativa basata sul significato metaforico della prima parte. Comprende la seconda e la terza strofa:
    • La seconda strofa (vv.25-41) è incentrata sul concetto che il piacere è figlio dell’affanno (piacer figlio d’affanno), cioè nasce nel momento in cui cessa un dolore o una preoccupazione, quindi non esiste un piacere in sé, un piacere autentico ma solo una momentanea cessazione del dolore.
    • Nella terza strofa (vv.42-54) con amara e sarcastica ironia Leopardi apostrofa la natura che definisce cortese in quanto generosa nel dispensare agli uomini i dolori e avara nel dare gioia; e le brevi gioie di cui l’uomo può godere sono solo interruzioni momentanee del dolore in quanto la condizione umana è una condizione di dolore. La vera quiete, il vero e definitivo riposo non potranno essere che nel nulla dopo la morte. Solo la morte può condurre l’uomo alla beatitudine coincidendo con la fine di tutte le sue sofferenze.

Temi fondamentali

I temi fondamentali della poesia La quiete dopo la tempesta sono:

  • Il tema del piacere e del rapporto tra piacere e dolore. L’unico piacere non illusorio ma autentico è quello che deriva dall’interruzione di un dolore.
  • La natura matrigna. Per Leopardi la natura non è più la madre benevola verso un’umanità che è invece colpevole di essersi allontanata per inseguire le illusioni della civiltà.

Analisi del testo

  • Nella prima strofa troviamo l’alternanza di immagini fortemente realistiche (es. la descrizione della gallina vv.2/4) a cui si contrappongono quelle più letterarie e ricercate (es. augelli far festa v.2). Numerosi sono i richiami fonico-musicali (verso della gallinavv.2/4; rumorio v.9; cantando v.12; grido v.18; tintinnio v.23; stride v.23) e visivi (sereno v.4; chiaro v.7; umido cielo v.11; sol che ritorna v.19) attraverso cui è reso percepibile il ritorno alla vita normale della natura e degli uomini dopo la tempesta. La strofa si chiude con la descrizione del viandante che riprende il suo cammino, immagine metaforica in quanto la ripresa del viaggio è assimilabile all’immagine della ripresa della fatica della vita e costituisce il preludio alla parte riflessiva del canto che segue subito dopo.
  • Con la seconda strofa si passa dalla parte idilliaca-descrittiva a quella speculativa. La lunga serie di domande retoriche (ben 5) che si susseguono con un ritmo reso accelerato dalle rime, le assonanze e gli enjambements, contribuisce al passaggio dalla descrizione paesaggistica alla riflessione filosofica ed a creare un effetto di sospensione che si smorza nell’affermazione perentoria in risposta ai quesiti in cui si sintetizza il significato di tutta la lirica: piacer figlio di affanno, ovvero il piacere in sé non esiste è solo una momentanea diminuzione del dolore. Drammaticamente ribadito da Leopardi con vari effetti stilistici nei versi che seguono.
  • La riflessione della terza strofa è da leggere in chiave antifrastica, nel senso che Leopardi afferma l’esatto contrario di ciò che intende dire. In apparenza il poeta rivolge alla natura e agli dei un riconoscimento e un ringraziamento affermando: natura cortese e umana prole cara agli eterni. In realtà il linguaggio è ironico: tutt’altro che cortese è la natura e tutt’altro che cara agli dei è la specie umana, la cui felicità consiste solo in pochi momenti di sollievo che sospendono il dolore dominante. La conclusione del canto afferma la dolente consapevolezza della condizione umana la cui beatitudine può consistere solo nella morte.

Analisi metrica

La quiete dopo la tempesta è una canzone libera composta da 3 strofe di settenari ed endecasillabi che si distribuiscono variamente e sono collegati tramite rime ed assonanze. La seconda e la terza strofa sono collegate dalla rima offese/cortese.
L’utilizzo di termini arcaici e letterari (augelli, romorio, fassi, opra, in su, cor, piova, femminetta, erbaiuol) contribuiscono a rendere preziosa la descrizione e vengono armoniosamente fatti convivere con termini più comuni (gallina, tempesta, artigiano, ecc.).


Figure retoriche

Approfondimento di alcune figure retoriche:

  • Allitterazioni - varie allitterazioni, per esempio:
    • risorge il romorio (v.9) ripetizione suono r per suggerire l’idea dei rumori che scandiscono il ritmo della vita nel borgo;
  • Anafore - per esempio:
    • Ogni cor si rallegra, in ogni lato (v.8) ripetizione di ogni serve a rafforzare l’immagine della gioia di tutti per la fine del temporale;
    • Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride (v.19) ripetizione di ecco serve a introdurre la descrizione del risplendere del sole sottolineandone la luminosità;
    • Apre i balconi,/ apre terrazzi (vv.20-21) ripetizione di apre sottolinea la velocità e la gioia con cui si riaprono le imposte chiuse per il temporale.






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