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Riassunto e analisi
I sommersi e i salvati

Se questo è un uomo - cap.9

Primo Levi

· Pubblicato ·

RIASSUNTO

Levi considera l’esperienza del Lager una “gigantesca esperienza biologica e sociale” in cui uno sperimentatore può individuare cosa sia essenziale e cosa acquisito nel comportamento dell’”animale-uomo” che lotta per la propria vita.


L’autore non crede che in tali condizioni emerga che la sostanza dell’uomo sia fondamentalmente brutale ed egoista ma che si produca invece una momentanea sospensione di alcune consuetudini e istinti sociali.


In particolare egli individua l’emergere tra gli uomini di due categorie ben distinte: i salvati e i sommersi. Nella vita da liberi questa distinzione è meno evidente perché l’uomo non è solo ma collocato in una società, emerge invece nettamente nel Lager, dove ognuno è “disperatamente ferocemente solo” nel combattere la lotta per la sopravvivenza.


Nel Lager la legge iniqua, che talvolta prevale anche nella vita, del “a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto” è apertamente in vigore.Così soccombono coloro che si attengono pedissequamente alle regole ufficiali, i Muselmanner (mussulmani – la nota di Levi precisa che con questo nome i vecchi del campo designavano i deboli, quelli votati alla selezione per le camere a gas), che finiscono per essere i primi a indebolirsi e morire. Le statistiche lo confermano dimostrando che tra i numeri esigui dei sopravvissuti non emergono mai dei semplici Haftling ma solo coloro che hanno cercato di emergere come Organisator, Kombinator, Prominent, guadagnando una posizione di lavoro privilegiato, come quella di Kapo, infermiere, medico, ciabattino, musicista, ecc.


Chi si è sempre attenuto agli ordini ricevuti, si è limitato a mangiare la propria razione di cibo, si è adeguato alla disciplina del lavoro e del campo, solo eccezionalmente è sopravvissuto più di tre mesi. Questi sono i sommersi, la massa anonima del campo, tutti con la stessa storia di inadeguatezza.


Tra i salvati emergono i prigionieri a cui i nazisti avevano dato un ruolo specifico, come i Prominenten (coloro che riescono a predominare sugli altri), i funzionari del campo, tra cui il direttore-Haftling, i Kapos, i cuochi, gli infermieri, le guardie notturne, fino ad arrivare agli scopini delle baracche.


Gli ebrei devono lottare duramente per ottenere incarichi da Prominente, rispetto agli altri detenuti che in “virtù della loro supremazia naturale” li ottengono automaticamente al loro arrivo nel campo, e proprio gli ebrei si rivelano i più tirannici e crudeli, consapevoli che se non lo fossero, facilmente potrebbero essere sostituiti da un altro ritenuto più idoneo. La ferocia dei prominenti ebrei è conseguenza anche della necessità di appagare in qualche modo l’odio provato verso gli oppressori scaricandolo sugli oppressi.


Oltre ai prominenti vi è anche una categoria di individui che per sopravvivere ha condotto una lotta continua ogni giorno ed ad ogni ora, in vari modi, attraverso aberrazioni e compromessi, aguzzando l’ingegno, sopportando le umiliazioni, reprimendo la propria dignità.


Solo gli individui superiori riescono a sopravvivere senza rinunciare al proprio mondo morale.


Levi racconta le storie di quattro prigionieri che appartengono alla categoria dei salvati, figure emblematiche della varietà delle vie di sopravvivenza:

  • Schepschel, da quattro anni nel Lager, aveva moglie e cinque figli e un negozio di sellaio. Non eccelle per furbizia, prestanza fisica, coraggio e malvagità e si arrangia con espedienti miseri e saltuari: qualche furto, qualche manufatto quando riesce a procurarsi i ferri del mestiere, qualche piccola esibizione canora per gli operai slovacchi. Anch’egli quando gli si presenta l’occasione cede alla viltà di far condannare alla fustigazione il suo compagno di ruberie nella speranza di acquisire credenziali per ottenere il posto di lavatore delle marmitte.
  • Alfred L., ingegnere sulla cinquantina che da libero dirigeva un’importantissima fabbrica di prodotti chimici. Nel lager aveva ottenuto un posto come pulitore della marmitta degli operai polacchi in cambio di mezza gamella di zuppa al giorno. Ma perseguiva con tenacia il progetto di un ruolo più importante, per questo motivo in maniera meticolosa curava il proprio aspetto per distinguersi dal gregge: viso e mani sempre perfettamente puliti, lavava regolarmente la propria camicia nonostante le difficoltà a reperire il sapone, lo spazio in lavatoio e il rischio di furto mentre la asciugava, era riuscito a procurarsi una divisa a righe della sua misura e pulita. Attuò il suo progetto con tenacia ed una rigida disciplina, senza considerazione per sé e per chi gli ostacolasse il percorso. L’occasione del salto di qualità gli capitò con la costituzione del Kommando Chimico di cui venne nominato capotecnico di laboratorio. Quando si trattò di esaminare il nuovo personale si guardò bene dal scegliere coloro che potevano rappresentare suoi possibili competitori.
  • Elias Lindzin, uomo molto basso ma molto muscoloso, grande lavoratore, molto forte e capace, emana un vigore bestiale. E’ capace di fare mille lavoretti, trasportare enormi pesi, parla continuamente con voce tonante. Grazie alla sua fama di lavoratore forte e infaticabile viene notato e da allora per assurdo smette di lavorare. Infatti viene occupato solo per lavori di particolare perizia e vigore, per il resto è libero di fare scorribande in giro tornando con le tasche gonfie di merce rubata. Levi interrogandosi su che tipo di uomo sia Elias giunge alla conclusione che egli rappresenti l’esemplare umano più idoneo alla vita del Lager perché esternamente appare fisicamente indistruttibile e internamente, in quanto demente, rimane indenne all’annientamento psicologico operato dal sistema nazista.
    Riacquistata la libertà un soggetto come Elias è destinato a vivere ai margini della società, o in carcere, o in manicomio, mentre nel Lager, dove non esistono né pazzi, né criminali, prospera e trionfa.
  • Henri, è un giovane di 22 anni, intelligente, colto e parla diverse lingue. Dopo che in Buna è morto il fratello egli ha reciso ogni vincolo di affetto e si è concentrato sulla lotta per sopravvivere attraverso tre metodi che gli permettono anche di rimanere “degno del nome di uomo”: organizzazione, pietà e furto. Con la sua capacità di smuovere anche nell’anima più indurita il sentimento di pietà egli è riuscito a tessere una tela di rapporti di amicizia e di protezione che egli ha strumentalmente e strategicamente sfruttato per sfuggire all’annientamento.


Vedi anche trama e analisi complessiva del testo:



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