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Riassunto e analisi
Ka-Be

Se questo è un uomo - cap.4

Primo Levi

· Pubblicato ·

RIASSUNTO

Il tempo scorre tutto uguale nel Lager popolato da persone segregate in un ambiente nemico.
Il compagno di lavoro di Primo Levi si chiama Null-Achtzehn, Zero Diciotto, nome derivato dagli ultimi tre numeri del suo numero di matricola. E’ un ragazzo molto giovane che appare ormai svuotato, indifferente a tutto. Mentre tutti cercano di sottrarsi alle fatiche lui  non si cura più di evitarle ed è quello che lavora più di tutti. Tutti cercano di evitare di lavorare in coppia con lui, che ha ritmi troppo faticosi, così come cercano di evitare di essere in coppia con il protagonista che è debole e maldestro e quindi rappresenta un peso aggiuntivo. Così i due si ritrovano a lavorare insieme.
Il lavoro consiste nel trasporto di pesantissime traversine di ghisa. Un giorno Null-Achtzehn inciampa durante un trasporto facendo cadere tutto il carico, anche Primo Levi viene travolto e rimane ferito ad un piede, colpito di taglio dallo spigolo di ghisa. Il dolore è molto intenso, tutti accorrono, approfittando dell’accaduto per avere una tregua dalla fatica, arriva anche il Kapo (prigioniero scelto dai nazisti per la sua indole aggressiva e violenta per controllare gli altri prigionieri) che rimanda brutalmente tutti al lavoro e dà due ceffoni a Levi che si alza da terra e constatato che riesce a reggersi in piedi continua la giornata di lavoro fino a sera, quando, finalmente tornato alla baracca, può togliersi la scarpa scoprendo che è piena di sangue.
Levi decide dunque di andare, appena dopo aver mangiato la sua razione di zuppa, all’infermeria, in Ka-Be.
Ka-Be è l’abbreviazione di Krankenbau, “ospedale”, è una costruzione composta da otto baracche dove pochi vi soggiornano più di 2 settimane e nessuno più di 2 mesi: o si guarisce o si viene mandati alle camere a gas.
Nella zona all’aperto davanti ai due ambulatori, Medico e Chirurgico, vi sono due lunghe file di uomini, “ombre” li definisce lo scrittore. I primi della fila sono già scalzi e pronti ad entrare; è proibito presentarsi con scarpe e berretto.
Quando arriva il turno di Levi questi lascia le scarpe al deposito e viene fatto entrare in una stanza in cui vi è un’altra fila. Qui i deportati che arrivano ai primi posti della fila devono farsi trovare nudi e l’infermiere infila ad ognuno sotto l’ascella il termometro qualsiasi sia la patologia di cui soffre.
Dopo la visita Levi viene dichiarato Arztvormelder e rispedito in baracca. Il compagno di letto Chajim si felicita con lui e gli spiega che Arztvormelder significa che l'indomani mattina dovrà ripresentarsi al Ka-Be per la visita definitiva.
Cucchiaio, gamella, berretto e guanti gli vengono portati via perché è vietato portarli in Ka-Be ed il giorno seguente, Levi insieme a tutti gli altri prigionieri dichiarati Arztvormelder vengono riuniti nella piazza dell’Appello, qui vengono fatti spogliare al freddo, gli vengono tolte le scarpe, vengono rasati e contati più volte, gli vien fatta due volte la doccia e complessivamente devono rimanere in piedi per 10 ore di cui 6 nudi.
Dopo una veloce visita, eseguita da un medico anch’egli un deportato, Levi viene destinato al Block 23. Ma per poter entrare al block 23 Levi è costretto ad aspettare ancora molte ore durante le quali egli viene deriso dai deportati polacchi in quanto italiano, poiché la nomea degli ebrei italiani è di persone facilmente derubabili, che non sanno lavorare e che sono destinati a soccombere; infatti, constata amaramente lo stesso Levi, da 174.000 che erano all’arrivo sono rimasti in tutto in una quarantina. Dopo la compilazione di una scheda di ricovero, Levi finalmente riesce ad entrare nella baracca a cui è assegnato e viene destinato alla cuccetta 10. Con sua meraviglia score che è  l’unico occupante della cuccetta! Per la prima volta Levi ha un letto tutto per sé.
Nel Ka-Be Levi può riposarsi e godere di una tregua di venti giorni dalle dure condizioni di vita del Lager. Nel Ka-Be non fa freddo, non si lavora e non si viene percossi. Tutto è più rallentato e c’è meno rigore, si rimane nella cuccetta anche per mangiare, solo per la visita del medico è necessario alzarsi, spogliarsi e rimanere in fila. In lontananza si sente la musica della banda che accompagna come automi i detenuti al lavoro, quella musica “infernale” che rappresenta la voce del Lager ed il cui ricordo rimarrà inciso nella mente dei deportati ancora per molti anni dopo la liberazione.
Levi ha 2 vicini di cuccetta, un olandese, Walter Bonn, e un ebreo polacco, albino, non più giovane che si chiama Schmulek. Quest'ultimo il giorno successivo viene messo in uscita con il gruppo di quelli che non fanno più ritorno, destinati alle selezione; lascia a Levi il suo coltello e il suo cucchiaio.
Walter spiega che il nome della baracca, Schonungsblock, indica la baracca in cui vengono messere i malati leggeri, convalescenti e dissenterici. Ogni 3 giorni i dissenterici vengono sottoposti a controlli per verificare che effettivamente siano malati mostrando, a due per volta, lì sul posto, in un minuto esatto, una secchio di latta che confermi il persistere della loro diarrea.
Le pagine conclusive di questo capitolo si basano sulla considerazione che il ka-be, parentesi di relativa pace, è il luogo dove il deportato riesce a riprendere per un attimo coscienza di sé, di ciò che è diventato, ed inevitabilmente emerge anche la consapevolezza di quanto gli è stato tolto e il doloroso ricordo della vita passata. Quando si lavora e si soffre non si ha invece il tempo di pensare.



Vedi anche trama e analisi complessiva del testo:



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