Parafrasi e analisi della poesia

Io voglio del ver la mia donna laudare

(Sonetto- vv.1-14)

Guido Guinizelli

· Pubblicato ·
Immagine la Venere di Botticelli - dettaglio viso
Dettaglio Venere del Botticelli
Fonte: Wikimedia

Sintesi

Titolo: Io voglio del ver la mia donna laudare
Autore: Guido Guinizzelli
Genere: Sonetto - poesia
Corrente
letteraria:
Stilnovo
Anno: XIII secolo

Guido Guinizzelli è stato anche definito il “poeta visivo” per la sua capacità di cogliere e riprodurre luci e colori attraverso l’effetto policromo creato dai riferimenti al mondo della natura di cui questo sonetto ne è un esempio.


TESTO

PARAFRASI

[1] Io vogliọ del ver la mia donna laudare
ed asembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella dïana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

[1] Io voglio lodare (laudare – latinismo) la mia donna secondo verità (del ver) e paragonare a lei (asembrarli) la rosa e il giglio: [ella] splende e appare (splende e pare - endiadi) più luminosa della stella del mattino (stella dïana – Venere) e la paragono (a lei somiglio) a ciò che è bello lassù (ciò ch’è lassù bello – agli altri astri del cielo) [in cielo].

[5] Verde river’ a lei rasembro e l’âre,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

[5] Somiglianti a lei (a lei rasembro) una campagna verdeggiante (Verde river’ – river è un provenzalismo da ribiera = pianura) e l'aria (âre – latinismo forma contratta di aere), tutti i colori dei fiori, il giallo (giano – dal francese antico jalne) e il rosso (vermiglio), gli ori (oro - metonimia) e i lapislazzuli (azzurro - metonimia) e preziosi gioielli da regalo (per dare): lo stesso (medesmo) Amore (Amor - personificazione) grazie a lei diviene più perfetto (rafina meglio - iperbole).

[9] Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ’l de nostra fé se non la crede;

[9] [Ella] passa per strada elegante (adorna) e così nobile (gentile) che piega l'orgoglio (abassa orgoglio - iperbole) di colui a cui dà il proprio saluto (dona salute) e lo fa diventare della nostra fede [cristiana] (fa ’l de nostra fé), se non crede in essa (se non la crede);

[12] e no lle pò apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’ommal pensar fin che la vede.

[12] e non le si può avvicinare (no lle pò apressare) chi (om - uomo) sia di animo meschino (vile;); vi dirò che ha un potere (vertute) ancora più grande: nessun uomo (null’om - francesismo) può pensare male (mal pensar) finché la vede.




Riassunto del testo della poesia

Il poeta dichiara di voler lodare in maniera sincera la sua donna e per celebrarne adeguatamente la bellezza la paragona a tutte le cose più luminose e belle della natura: alla rosa e al giglio, alla stella più lucente e agli astri del cielo, alla verde campagna, all’aria, a tutti i colori dei fiori, il giallo, il rosso, e all’oro e ai lapislazzuli. Persino Amore con lei diventa più perfetto.
Quando avanza in mezzo agli uomini ella produce mirabili prodigi nel cuore di coloro cui dona il suo saluto, rendendoli migliori liberandoli da ogni forma di orgoglio, e se non sono cristiani li converte alla fede cristiana. Nessun uomo, quando la vede può avere pensieri malvagi.


Struttura

Il sonetto si divide in due parti:

  • La prima parte coincide con le due quartine in cui il poeta loda la bellezza fisica della donna:
    • la bellezza della donna e i sentimenti provocati dalla sua presenza non sono descritti direttamente in maniera realistica ma vengono resi attraverso confronti e similitudini con le manifestazioni più piacevoli e belle della natura e con le sensazioni di luminosità, di grazia e di dolcezza che esse producono, in base alla tecnica provenzale del plazer, cioè l’elencazione di cose piacevoli (vedi in questo sonetto il riferimento ai fiori, ai gioielli, alle stelle);
  •  La seconda parte coincide con le due terzine in cui alla lode della bellezza della donna si sostituisce la lode del suo potere spirituale (effetti del suo passaggio):
    • L’accento è posto sulle virtù salvifiche e sul valore di ordine religioso della figura femminile,il cui saluto ha il potere di convertire alla fede cristiana chi non crede e di elevare spiritualmente l’uomo.


Plazer

Il plazer è un genere letterario  proprio della lirica provenzale medioevale, ripreso da alcuni poeti italiani del Duecento e Trecento, consistente in un elenco di situazioni piacevoli o di desideri.
Il termine plazer deriva dal latino placere, piacere.
Opposto al plazer è l’enueg, ovvero l’elencazione di situazioni sgradevoli e noiose.


Tematiche

Il tema fondamentale è la lode della donna:

  • Per le sue doti di bellezza e nobiltà;
  • Per le sue virtù a cui si accompagna il valore salvifico del suo saluto.

Analisi del testo

Il ritratto di donna tracciato da Guinizzelli in questo sonetto è quello di una donna dalla bellezza evanescente ed impalpabile, infatti il poeta non ne delinea i tratti fisici precisi e materiali ma rende solo una vaga immagine fatta di luce e di colori.

Emergono due aspetti:

  • La lode della donna amata;
  • La benefica influenza che la donna produce sugli uomini che incontra.

Guinizzelli mette in luce le qualità morali e la nobiltà della donna il cui saluto non è un semplice augurio per chi lo riceve ma è il tramite per arrivare alla salvezza spirituale in quanto purifica e porta alla salute dell’anima. Il saluto della donna è addirittura in grado far diventare cristiano colui che non crede.

La parola saluto nel sonetto ha ambivalenza semantica in quanto può indicare:

  • Il gesto di cortesia del salutare;
  • Il potere della donna di dare la salvezza dell’anima, secondo l’espressione latina dare salutem;

L’ambivalenza di significato di questo termine comporta la radicale trasformazione del concetto di amore, realizzata dallo Stilnovo, che passa dalla sfera erotica a quella spirituale; la donna non è più  desiderio erotico ma strumento di elevazione religiosa.

Il sonetto ha quindi una connotazione religiosa che peraltro Guinizzelli rende evidente già dal primo verso attraverso l’uso del verbo laudare che rimanda al tema religioso della lode a Dio.


Elementi innovativi

In questo sonetto si riconoscono varie innovazioni che saranno delle costanti nella tradizione stilnovistica e diverranno dei topoi, cioè luoghi comuni,  in particolare:

  • la lode delle qualità spirituali della donna;
  • la sublimazione della donna in donna-angelo;
  • l’immagine della donna che passa per via e la cui saluto provoca un processo di rigenerazione morale;

Tra i temi classici della poesia stilnovistica vi è anche il tema del cor gentile che in questo sonetto non risulta esplicito ma è comunque presente attraverso la negazione del suo contrario, come emerge al verso 12: no lle pò apressare om che sia vile.


Elementi della tradizione

Nel sonetto si trovano anche elementi tematici della tradizione cortese:

  • l’esaltazione della bellezza della donna amata,
  • il paragone con la stella,
  • l’idea che persino Amore può migliorare grazie a lei.

Di origine provenzale è anche la cosiddetta tecnica, già citata, del plazer.


Analisi metrica

Sonetto di 14 versi endecasillabi, ripartiti in 4 strofe con schema: rima ABBA (rima incrociata) nelle quartine, CDE (rima replicata) nelle terzine.
Il linguaggio è ricercato e raffinato, privo di suoni aspri. L’atmosfera risulta tenue e incantata grazie alla lievità di immagini ed espressioni. Le immagini descrittive vengono date attraverso un continuo intrecciarsi di paragoni e similitudini tratte dal mondo della natura.
Il ritmo è lento e musicale, numerose le figure retoriche.


Figure retoriche

Approfondimento di alcune figure retoriche:
Allitterazione

  • Della lettera v - Io vogliọ del ver, v.1;
  • della l: Io voglio del ver la mia donna laudare / Ed assembrarlla rosa e lo giglio, vv. 1-2;

Anastrofe

  • Io vogliọ del ver la mia donna laudare, v.1;
  • verde river a lei rasembro, v. 5;

Chiasmo

  • la mia donna laudare / asembrarli la rosa e lo giglio, v.1-2 – sostantivo +verbo / verbo + sostantivi
  • e nolle po apressare om che sia vile / null’om po mal pensar fin che la vede, vv. 12/14;

Climax

  • ch’abassa orgoglio a cui dona salute, / e fa ’l de nostra fé se non la crede; / e no lle pò apressare om che sia vile; / ancor ve dirò c’ha maggior vertute: / null’om pò mal pensar fin che la vede, vv.10/14 - gli effetti benefici della visione della donna vengono descritti in un crescendo: dapprima ella abbassa l’orgoglio dell’uomo; poi lo converte alla fede cristiana; infine gli impedisce di concepire pensieri peccaminosi.

Similitudini

  • asembrarli la rosa e lo giglio, v.2 – la rosa e il giglio oltre ad essere simboli della bellezza e della purezza (nella poesia classica) sono anche i colori del viso femminile secondo il gusto dell’epoca;
  • più che stella dïana splende e pare, v.3 – diana è da intendere come aggettivo, dal latino dies, significa del giorno e quindi la stella diana è il pianeta Venere che è visibile all’alba e annuncia il giorno, portando la luce, per questo è chiamata anche Lucifero. Il paragone donna-stella è prediletto da Guinizzelli e presente in altri suoi sonetti;
  • ciò ch’è lassù bello a lei somiglio, v.4 – il riferimento agli astri trasmette l’idea della luminosità e della purezza della bellezza femminile;
  • Verde river’ a lei rasembro e l’âre, / tutti color di fior’, giano e vermiglio, / oro ed azzurro e ricche gioi per dare, vv.5/8 – scelta dei più intensi e caldi colori della natura per dare intensità alla descrizione.

Personificazione

  • Amor, v.8 – Amore è personificato in una figura umana, come dimostra l’uso della maiuscola ed il fatto che venga considerato come un essere umano che trae un miglioramento dal contatto con la donna;


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