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Parafrasi e analisi della poesia
Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo

(Sonetto vv. 1-14)

Guido Guinizelli

· Pubblicato · Aggiornato ·
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TESTO

PARAFRASI

[1] Lo vostro bel saluto e ’l gentil sguardo
che fate quando v’encontro, m’ancide:
Amor m’assale e già non ha reguardo
s’elli face peccato over merzede,

[1] Il vostro bel  saluto e il vostro sguardo nobile (gentil – nobile in senso morale, nobiltà d’animo e non di sangue), che mi rivolgete quando vi incontro, mi uccidono (m’ancide – forma siciliana): Amore (Amor personificazione) mi assale e non si cura (non ha reguardo) se mi reca (s’elli face) dolore (peccato) o piacere (merzede),

[5] ché per mezzo lo cor me lanciò un dardo
ched oltre ’n parte lo taglia e divide;
parlar non posso, ché ’n pene io ardo
sì come quelli che sua morte vede.

[5] poiché attraverso (per mezzo) il cuore mi ha lanciato (me lanciò) una freccia (un dardo similitudine tratta dal mondo della natura del dardo d’amore = folgore) che lo trapassa e lo divide (taglia e divide = endiadi) da parte a parte (oltre ’n parte); non posso parlare, perchè brucio (ardo) in sofferenze (’n pene) come colui (quelli) che si vede prossimo alla morte.

[9] Per li occhi passa come fa lo trono,
che fer’ per la finestra de la torre
e ciò che dentro trova spezza e fende;

[9] [Amore] passa attraverso gli occhi come fa il fulmine (trono = tuono, ma qui usato nel senso di folgore), che colpisce (fer’) [entrando] attraverso (per) la finestra della torre e spezza e distrugge (spezza e fende = endiadi) ciò che trova dentro;

[12] remagno como statüa d’ottono,
ove vita né spirto non ricorre,
se non che la figura d’omo rende.

[12] io rimango (remagno) come una statua d'ottone (statüa d’ottono = insensibile – similitudine tratta dal mondo figurativo), in cui non circola (non ricorre) spirito vitale (vita né spirto - endiadi), se non per il fatto che ricorda (rende) la figura di un uomo.



Riassunto

In questo sonetto di ispirazione prestilnovistica Guinizelli descrive gli effetti devastanti che il saluto e lo sguardo della donna amata provocano in lui. L’effetto è doloroso e per descriverlo il poeta ricorre all’immagine di un sentimento, personificato in Amore, che assale l'uomo e lo colpisce con le sue frecce, spaccando il suo cuore e rendendo l’uomo privo di spirito vitale come se fosse una statua.


Analisi del testo della poesia

L’incipit è delicato e sereno ma rimane sullo sfondo in quanto nei versi subito successivi il sonetto rivela una carica drammatica e di tensione dirompente basata sulla descrizione degli effetti dolorosi e fatali dell’amore. Le scelte lessicali portano progressivamente ad accentuare questa tonalità drammatica in un crescendo di intensità fino a culminare in chiusura del sonetto nell’immagine della figura d’omo, uomo innamorato ridotto a statua, come fosse un automa, senza vita né spirito, contrapposto alla figura femminile dai contorni celestiali del verso 1.


Confronto con Dante

Il tema centrale di questo sonetto è lo stesso del sonetto ”Tanto gentil e tanto onesta pare” di Dante, ovvero il tema dell’“incontro amoroso per via”, anche qui c’è il saluto, lo sguardo, l’immagine della donna come una creatura dai poteri straordinari e soprattutto gli effetti che la visione al passaggio per la via della donna amata provoca sul poeta che rimane rapito dalla visione.
A differenza del sonetto di Dante però, la visione, il saluto e lo sguardo gentile della donna non producono effetti benefici ma, al contrario, sofferenza ed angoscia: l’innamorato viene colpito dallo sguardo e dal saluto dell’amata come un fulmine che attraversa gli occhi e raggiunge il cuore tagliandolo in due parti, provocandogli ferite mortali, stordimento, angoscia ed egli impietrisce come  una statua. Il motivo dell’amore come dolore, già presente in Guittone d’Arezzo, verrà ripreso e sviluppato da Cavalcanti.


Amore come sofferenza

La produzione poetica di Guinizzelli presenta due tematiche contrapposte in tema d’amore: poesie in cui l’amore è gioioso e la donna ha un ruolo salvifico, come per es. Al cor gentil rempaira sempre amore, e poesie in cui l’amore è sofferenza e passione derivati dai gesti della donna. Il sonetto Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo fa parte di questa seconda tipologia.
L’amore è sublimato e visto nella sua dimensione spirituale, uno strumento salvifico di redenzione dal peccato oppure, come in questo caso, una sofferenza lacerante, e la figura femminile è concepita come una creatura celeste, quasi una Dea capace con lo sguardo, il saluto o la semplice visione della sua bellezza di trasmettere dolcezza o di infondere un dolore indicibile.
Questa visione dell’amore e della donna è tipico della mentalità medievale che rifugge da tutto ciò che è terreno, sensuale e carnale, per vedere solo l’aspetto spirituale, eterno e che trascende l’esistenza umana, perchè la vita umana trova un senso solo se depurata di ogni legame con la materia e è al di fuori della realtà terrena.


Analisi metrica:

Sonetto di quattro strofe, due quartine e due terzine, con schema: ABAB, ABAB, CDE, CDE. La rima B è siciliana: ai vv. 2-4, 6-8, ancidemerzededivide - vide (-ide/-ede).
Il sonetto è carico di drammaticità e tensione psicologica ed il linguaggio è piuttosto aspro, soprattutto nelle terzine in cui sono descritti gli effetti dolorosi dell'amore e in cui vi sono allitterazioni di suoni duri, come il gruppo delle “r” della prima terzina, a volte "tr" (per, trono, fer, per, finestra, torre, dentro, trova), che mette in risalto il vibrare della folgore, e la lettera "z" (merzede, spezza).
Vi è la personificazione di Amore che assale l'uomo e gli fa del male, colpendolo con una freccia che gli passa il cuore da parte a parte e rendendolo simile ad una statua, inerte e del tutto insensibile.
Similitudini = nelle terzine compaiono due similitudini:

  • Amore = fulmine: Amore/sguardo della donna penetra attraverso gli occhi direttamente nel cuore del poeta come fa un fulmine che entra dalla finestra della torre come un fulmine, devastando l’interno, ossia il cuore. Vi sono anche una serie di metafore: amore = fulmine, cuore = stanza della torre, occhi = finestra della torre, che servono ad evidenziare l’immagine dell’amore come forza distruttiva.
  • Poeta = statua d’ottone: il poeta, trafitto dallo sguardo della donna e dalla violenza dell’impeto amoroso, rimane svuotato di ogni vitalità, inaridito, con la parvenza umana, ma senza vita interiore, come una statua d’ottone: integro esteriormente ma svuotato di ogni spirito vitale, come la torre devastata internamente del fulmine ma che rimane in piedi nonostante la violenza del fulmine.





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