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Passa la nave mia colma d’oblio

Parafrasi e analisi della poesia

(Canzoniere - Sonetto CLXXXIX)

Francesco Petrarca

· Pubblicato ·

Allegoria

Nel sonetto Passa la nave mia colma di oblio la vita e l’esperienza d’amore di Petrarca vengono trasfigurate attraverso l’allegoria della nave che solca il mare in tempesta.


TESTO

PARAFRASI

[1] Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte il verno,
enfra Scilla et Caribdi; et al governo
siede ’l signore, anzi ’l nimico mio.

[1] La mia nave passa piena (colma) di dimenticanza (d’oblio - latinismo) attraverso (per) un mare tempestoso (aspro), nel cuore della notte (a mezza notte) in inverno (il verno), tra (enfra - latinismo) Scilla e Cariddi; e al timone (governo) sta (siede) il mio signore, anzi il mio nemico.

[5] A ciascun remo un penser pronto et rio
che la tempesta e ’l fin par ch’abbi a scherno;
la vela rompe un vento humido eterno
di sospir’, di speranze, et di desio.

[5] A ciascun remo [sta] un pensiero audace (pronto) e malvagio (rio - latinismo) che sembra prendere (par ch’abbi) con irrisione (a scherno) la tempesta e la conclusione (’l fin); un vento umido (humido – umido perché bagnato di lacrime) e incessante (eterno) di sospiri, di speranze e di desideri (di desio) incalza (rompe) la vela.

[9] Pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna et rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignorantia attorto.

[9] Pioggia di pianto (di lagrimar), umidità (nebbia) di irritazione (sdegni) bagnano e allentano (rallenta) le sartie (sarte – cavi che reggono l’albero maestro) ormai (già) allentate (stanche), le quali (che) sono errore intrecciato (attorto) con ignoranza (ignorantia - latinismo).

[12] Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragion et l’arte,
tal ch’incomincio a desperar del porto.

[12] sono nascosti (Celansi) i miei due dolci segni consueti (usati segni – le stelle usate dai naviganti sono gli occhi di Laura) tra le onde sono (è) morte la teoria (ragion) e la pratica (arte) così (tal) che io incomincio a disperare (desperar - latinismo) di raggiungere il (del) porto.


Riassunto

Prima quartina (vv.1-4) – La vita del poeta si svolge nelle più difficili condizioni, come è, per una nave, navigare nella tempesta in piena notte e d’inverno in un luogo particolarmente infido. Inoltre, al timone dell’imbarcazione, cioè alla guida della vita del poeta, vi è una forza che lo domina, quella dell’amore (’l signore) e che rappresenta un nemico perché è proprio la guida dell’amore che rende la navigazione/vita così difficile.
Seconda quartina (vv.5-8) – il navigare verso il pericolo anziché in fuga da esso è determinato dall’azione sui remi di pensieri audaci e negativi, e dalla forza delle passioni (il vento) sulla vela.
Prima terzina (vv.9-11) – Le sartie, cioè le forze positive e razionali dell’anima, stanche di lacrime e di delusioni (nebbie di sdegni), sono ormai avvolte da sbagli e da ignoranza.

Seconda terzina (vv.12-14) – il poeta non riuscendo più a vedere gli occhi di Laura che come stelle gli indicavano la via e avendo perso la ragione e la capacità di agire, dispera di poter trovare un giorno la salvezza (il porto).


Analisi del testo della poesia

La comparazione tra i pericoli a cui va incontro una nave durante la sua navigazione e i pericoli in cui incorre il poeta nella sua vita scossa dalle passioni viene realizzata, da Petrarca, attraverso una serie di metafore all’interno dell’allegoria che fanno da trama all’intero sonetto:

  • Nave mia rappresenta il poeta e la navigazione è lo svolgersi della sua vita;
  • colma d’oblio si riferisce al carico della nave che anziché merce trasporta la dimenticanza trasognata tipica di chi, travolto dalla passione amorosa, si dimentica di sé e del mondo intero;
  • Aspro mare, è il mare irto di flutti e allude al mare tempestoso delle passioni;
  • A mezza notte,l’oscurità della notte si riferisce all’ottenebramento dell’intelletto per effetto dell’innamoramento;
  • il verno si riferisce all’età matura della vita, nella quale le passioni diventano più pericolose;
  • Scilla et Caribdi è lo stretto di Messina. Secondo la mitologia sono due mostri che custodivano le estremità dello stretto di Messina e la cui presenza rendeva rischioso per i naviganti l’attraversamento di quel braccio di mare. Quindi Scilla e Cariddi indicano un tratto di mare pericoloso come è lo stretto di Messina;
  • i remi (ciascun remo) sono gli impulsi della passione che sfidano la tempesta e portano la nave/poeta verso il naufragio, ovvero la morte (’l fin);
  • il ventoè la passione fatta di sospiri, speranze e desideri;
  • la vela è l’anima, che viene rotta dal vento della passione;
  • le sartie, cioè i cavi che reggono l’albero della nave, sono le virtù dell’anima che vacillano perché intaccate dall’errore e dall’ignoranza, l’errore del poeta che si è abbandonato ad un amore disperato, l’ignoranza nel riconoscere la propria colpa ;
  • usati segni, ovvero le stelle che guidano la navigazione sono gli occhi di Laura, che guidano il poeta;
  • il portoè la salvezza, l’arrivare ad una conclusione pacificatrice.

L’originalità di questo sonetto consiste nel fatto di mostrare, realisticamente, una difficile situazione di navigazione in cui però, diversamente da quanto avviene nella vita reale, il pericolo anziché sfuggirlo viene cercato e quasi irriso (e ’l fin par che l’abbi a scherno).
La figura di Laura non è mai esplicitamente richiamata, l’unico riferimento è al v.12 i duo miei dolci usati segni, in cui la dolcezza dell’aggettivazione è data dalla natura affettiva del ricordo degli occhi dell’amata.


Topos della nave

Il sonetto descrive il difficoltoso vivere del poeta attraverso l’allegoria della navigazione.
L’allegoria della nave è un’immagine di cui già si era servito Orazio nelle Odi, I, XIV, per rappresentare simbolicamente la repubblica squassata dalle guerre civili. Molti altri poeti oltre a Petrarca hanno fatto riferimento a questo topos nei loro componimenti, per es.:

  • Torquato Tasso: Passa la nave tua che porta il core, Le Rime, 1245;
  • Enrico Heine: Passa la nave mia con vele nere, Neue Gedichte;
  • Giosuè Carducci: Passa la nave mia sola tra il pianto, Juvenilia, XXXVI.

Tematica

Il sonetto descrive la difficile condizione esistenziale e morale del poeta soggetto alla passione amorosa per Laura.  


Analisi metrica

Sonetto di 14 versi endecasillabi, ripartiti in 4 strofe con schema: rima ABBA (rima incrociata) nelle quartine, CDE (rima replicata) nelle terzine.
Enjambement: vv.3-4, 7-8, 9-10.
La rappresentazione allegorica petrarchesca viene realizzata attraverso il ricorso a termini specifici del mondo marinaresco: nave, aspro mar, al governo, remo, tempesta, vela, vento, pioggia, nebbia, sarte, segni, onde, porto.
Gli aggettivi possessivi presenti nel soggetto (mia, v.1 – mio, v.4, mei, v.12) confermano che il poeta sta parlando di se stesso, della propria vita e della propria esperienza d’amore.


Figure retoriche

Approfondimento di alcune figure retoriche:

Allitterazione

  • remo un penser pronto et rio, v.5 – in r;
  • vela rompe un vento, v.7 – in v;
  • di sospir’, di speranze, et di desio, v.8 – in s;
  • stanche sarte…, v.8 – in s;

Anastrofe

  • Passa la nave mia, v.1;
  • al governo /siede ’l signore, vv.3-4;
  • che la tempesta e ’l fin par ch’abbi a scherno, v.6;
  • la vela rompe un vento humido eterno, v.7;
  • d’error con ignorantia attorto, v.11;
  • Celansi i duo mei dolci usati segni, v.12;
  • morta fra l’onde è la ragion et l’arte, v.13.

Climax

  • per aspro mare, a mezza notte il verno, / enfra Scilla et Cariddi, vv.2-3 – climax ascendente


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