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Parafrasi e analisi della poesia
O cameretta che già fosti un porto

(Canzoniere - Sonetto CCXXXIV)

Francesco Petrarca

· Pubblicato ·
Particolare affresco di Sala dei Giganti - Padova
Francesco Petrarca nello studio - particolare affresco di Anonimo del XIV sec.
Fonte: Wikimedia

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TESTO

PARAFRASI

[1] O cameretta che già fosti un porto
a le gravi tempeste mie diurne,
fonte se’ or di lagrime nocturne,
che ’l dí celate per vergogna porto.

[1] O cameretta (O cameretta - apostrofe), che in passato (già) sei stata (fosti) un luogo dove mi rifugiavo (un porto – porto sicuro dalle tempeste della vita - metafora) dalle gravi angosce (tempeste) [che provavo] durante il giorno (diurne), ora sei fonte (fonte se’) di lacrime notturne (nocturne – latinismo) che il giorno (’l dí) tengo nascoste (celate…porto) per vergogna.

[5] O letticciuol che requie eri et conforto
in tanti affanni, di che dogliose urne
ti bagna Amor, con quelle mani eburne,
solo ver ’me crudeli a sí gran torto!

[5] O mio piccolo letto (O letticciuol - apostrofe), che eri pace (requie) e (et – lat.) conforto in tanti affanni, di quante anfore (urne - metafora per: gli occhi del poeta) piene di lacrime (dogliose – dolorose perché contengono lacrime) ti bagna Amore (Amor - personificazione), dalle mani di avorio/candide (eburne – sono le mani di Laura) che ingiustamente (a sí gran torto) sono crudeli solo verso di me! (solo ver ’me crudeli)

[9] Né pur il mio secreto e ’l mio riposo
fuggo, ma più me stesso e ’l mio pensero,
che, seguendol, talor levommi a volo;

[9] E non evito (fuggo) soltanto (pur) il mio segreto (secreto – lat. – sta per: la cameretta) e il mio riposo (sta per il lettuccio), ma soprattutto (ma più) me stesso e il mio pensiero, il quale allorchè (che) lo seguii (seguendol) talora mi sollevò in volo (levommi a volo – nel senso che lo ha portato a realizzare opere egregie);

[12] e ’l vulgo a me nemico et odïoso
(chi ’l pensò mai?) per mio refugio chero:
tal paura ò di ritrovarmi solo.

[12] e [invece] cerco (chero) quale mio rifugio (per mio refugio) il popolo (’l vulgo – lat.) a me ostile e odioso (chi l'avrebbe mai pensato?): tale è la mia paura di ritrovarmi solo.



Riassunto

Il poeta un tempo amava restare in solitudine nella sua cameretta per trovare un po’ di conforto ai suoi affanni, abbandonandosi ai suoi pensieri e alle sue riflessioni. Ora invece stare solo nella cameretta aumenta la sua angoscia e si ritrova a cercare rifugio tra la gente, di cui prima odiava la compagnia, ma troppo grande è la paura di ritrovarsi solo con se stesso e con i suoi pensieri.


Analisi del testo della poesia

Il sonetto “O cameretta che già fosti un porto” si basa su un gioco perfetto di confronti tra ciò che il poeta amava nel passato è ciò che invece, suo malgrado, ama oggi. Con una serie ben bilanciata di contrapposizioni ed antitesi il poeta dà particolare evidenza ai suoi opposti stati d’animo, in cui entrano in conflitto: presente e passato, giorno e notte, conforto e angoscia, solitudine e vulgo.
L’immagine di Laura emerge nella personificazione di Amore.


La cameretta

La cameretta costituisce il punto focale della lirica. Il poeta utilizza il diminutivo per trasmettere l’idea di un luogo amato, appartato e caro a Petrarca e le conferisce una valenza simbolica: è il luogo per eccellenza dello studio, della solitudine e della meditazione con cui il poeta riesce a raggiungere il suo equilibrio interiore. Il fatto che ora egli senta la necessità di allontanarsi da quel “porto” significa che per lui non vi è più possibilità di trovare requie al suo dolore ed alle sue pene amorose, neppure nell’intimità con se stesso.



Analisi metrica

Sonetto, schema: ABAB ABAB CDE CDE.
Lo stacco tra il presente e il passato è sottolineato da una serie di coppie oppositive di verbi al presente e al passato, per esempio fosti/se’or (v.1 e 3) che evidenzia l’opposizione tra la cameretta un tempo vista come rifugio e conforto e il presente in cui non è più così.
La rima tra il verso 1 e il 4 (porto/porto) è una rima equivoca perché le due parole in rima hanno suono identico ma significato diverso, la prima parola infatti è un sostantivo mentre la seconda è un verbo e richiamano la figura retorica dell’antanaclasi, o reflexio, basata sulla ripetizione di parole identiche per forma ma differenti per significato: porto nel primo verso indica il luogo dove le barche vengono messe al riparo, mentre nel verso quattro è voce del verbo portare.


Figure retoriche

Oltre alle figure retoriche indicate nella parafrasi, vi sono:
Anafora - O…che, O…che (vv. 1 e 5); et, et (vv.5 e 12);
Antitesidiurne/nocturne, vv.2-3; requie e conforto/affanni, vv.5 e 6;  
Parallelismotempeste/lagrime vv.2-3,
Metafora – la prima quartina si basa sulla metafora della vita come viaggio in un mare in tempesta e della cameretta che rappresenta il porto sicuro in cui rifugiarsi.
Enjambements: vv 1-2, 5-6, 6-7, 9-10.
Allitterazione: della t in: cameretta che già fosti un porto, (v. 1); della n in: in tanti affanni, (v. 6); della l in: seguendol, talor levommi a volo, (v. 11).






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