Riassunto e analisi del terzo capitolo

Renzo e Azzecca-garbugli

I promessi sposi, Capitolo 3

Alessandro Manzoni

· Pubblicato ·
Illustrazione di Francesco Gonin raffigurante incontro Azzecca-garbugli e Renzo
Illustrazione di Francesco Gonin (1808-1889) raffigurante incontro Azzecca-garbugli e Renzo - edizione del 1840 dei Promessi Sposi

Sintesi

Titolo: I promessi sposi
Autore: Alessandro Manzoni
Episodio: Capitolo terzo
Protagonisti: Renzo, Lucia, Agnese, Azzecca-garbusci, Fra Galdino
Ambientazione: Lombardia del 1600
Genere: Romanzo storico
Corrente letteraria: Romanticismo
Anno pubblicazione: 1827

ANTEFATTO

Il secondo capitolo dei Promessi Sposi si chiudeva con Renzo, Lucia e Agnese, la madre di Lucia, che rimasti soli, dopo aver congedato le comari e le amiche venute ad aiutare per i preparativi del matrimonio, cercano una soluzione alla situazione determinata dal rifiuto di don Abbondio a voler procedere con il matrimonio.


 

RIASSUNTO


Il conciliabolo tra Renzo, Lucia e Agnese

Il terzo capitolo dei Promessi Sposi si apre con Lucia che confessa di aver subito, qualche giorno prima, al ritorno dal lavoro in filanda, delle attenzioni da parte di don Rodrigo. Ella l’aveva ignorato ma aveva udito don Rodrigo, che era in compagnia del cugino, il Conte Attilio, ridere sguaiatamente e scommettere con questi che sarebbe riuscito a sedurla. Lucia spaventata era corsa dal suo confessore, padre Cristoforo, per un consiglio.  
Questi le aveva detto di cercare di affrettare il più possibile le nozze e così ella aveva fatto, sollecitando Renzo, pur vergognandosi, ad accelerare i tempi.
Lucia scoppia a piangere e Renzo reagisce iroso inveendo contro don Rodrigo. Rimangono pensierosi a meditare sul da farsi, infine Agnese propone di consultare qualcuno che ne sappia più di loro e propone a Renzo di recarsi a Lecco dal dottor Azzecca-garbugli, un avvocato, che è una cima d’uomo e sicuramente troverà una soluzione. Azzecca-garbugli è il soprannome ed Agnese raccomanda a Renzo di non chiamarlo mai con quel nome e di portargli i 4 capponi che dovevano servire per il banchetto nuziale perché non bisogna mai andare con le mani vuote da que’ signori.
Pieno di speranze e con i suoi 4 capponi presi per le zampe come se fossero un mazzetto di fiori, Renzo esce e immerso nei tumultuosi pensieri che gli passano per la mente e rimuginando tra sé e sé il discorso da fare all’avvocato, giunge a Lecco.


L’incontro con Azzecca-garbugli

Trovata la casa dell’avvocato Renzo vi entra, timoroso ma nello stesso tempo rincuorato dal fatto di avere da offrire i quattro capponi che porge alla serva che, con una prontezza che rivela l’abitudine a simili donazioni, li prende. Renzo entra nello studio di Azzecca-garbugli, uno stanzone polveroso e ammuffito, l’avvocato indossa una toga consunta e si dichiara disponibile a difenderlo sfoggiando le sue conoscenze giuridiche, cercando documenti, leggendo brani di una grida che si riferisce ad un caso simile.
Renzo concorda che il caso sia equiparabile al suo: “Pare che abbian fatta la grida apposta per me”, e segue con attenzione la lettura del brano. Azzecca-garbugli, si stupisce dell’atteggiamento di Renzo, per nulla intimorito di fronte alla lettura del crescendo di pene previste dalla grida per quel tipo di reato (più attento che atterrito), perché è convinto che Renzo non sia la vittima ma l’autore del sopruso e per di più, visto l’atteggiamento impassibile e non terrorizzato, un delinquente recidivo (matricolato). Notando che Renzo non porta il lungo ciuffo di capelli sulla fronte, come i bravi usavano avere per distinguersi, pensa che se lo sia tagliato per questioni di prudenza e lo apostrofa dicendogli che è una misura non necessaria. Alla risposta di Renzo di non aver mai portato un ciuffo, egli, ancora convinto che Renzo sia un bravo, lo sollecita ad essere sincero con lui e che è basilare che egli si apra con il proprio avvocato come con il proprio confessore in modo che sia poi lui a costruirgli tutta la strategia difensiva. La lunga disquisizione di Azzecca-garbugli su come riuscirà a togliere il suo difeso dai guai rivela quanto sia un avvocato abituato a difendere i delinquenti. Renzo rimasto frastornato e un po’ stordito ad ascoltare lo sproloquio di Azzecca-garbugli lo blocca affermando che è tutto il contrario, che è lui la vittima che vuole giustizia e la lettura di quella grida gli dà speranza. Gli racconta quindi l’intera vicenda ed appena pronuncia il nome di don Rodrigo suscita la reazione spaventata dell’avvocato che dichiara di non voler essere scocciato da queste vicende di giuramenti tra giovani, che non sono affare suo e che se ne lava le mani.  Alle insistenze di Renzo lo caccia fuori casa e ordina alla serva di restituirgli i suoi capponi. Renzo deve rassegnarsi e con i suoi capponi ritornarsene al paese.


Fra Galdino

Mentre Renzo è impegnato a rintracciare Azzecca-garbugli, Lucia e Agnese, rimaste a casa, continuano a pensare in quale altro modo risolvere la questione e Lucia suggerisce di mettere al corrente Padre Cristoforo di quanto accaduto per sentire il suo parere. Mentre le due donne stanno discutendo su quale sia il modo migliore per contattare Padre Cristoforo, sentono bussare alla porta.
E’ fra Galdino, un laico cercatore cappuccino che sta facendo il giro della case del paese per raccogliere le noci. Lucia s’avvia subito verso la dispensa per prendere le noci dopo aver fatto il gesto alla madre di non parlare della questione del matrimonio. All’inevitabile domanda di Fra Galdino su cosa sia successo Agnese risponde in tutta fretta che il curato si è ammalato e bisogna posticipare, per poi cambiare subito argomento chiedendo come va la questua delle noci. Fra Galdino si lamenta di aver raccolto poche noci pur avendo già bussato a dieci porte e racconta il miracolo delle noci.


Il miracolo delle noci


In un convento di cappuccini in Romagna, padre Macario, un sant’uomo, un giorno vedendo in un campo un agricoltore, benefattore del convento, che stava per abbattere un noce, che da anni non dava più frutti, gli disse di lasciar stare quella la pianta perché quell'anno avrebbe dato un raccolto straordinario. Macario, risparmiò il noce e promise che la metà della raccolta sarebbe andata al convento. A primavera, il noce produsse noci a bizzeffe, ma nel frattempo il proprietario era morto e suo figlio, giovane arrogante e molto diverso dal padre, si rifiutò di onorare la promessa e di consegnare la metà del raccolto al convento. Un giorno il giovane stava banchettando con amici, della sua stessa razza e tutti stavano ridendo  della storia dei frati, quando gli amici chiesero di vedere quella gran quantità di noci raccolte ed egli li condusse in granaio videro che al posto dei frutti vi erano solo foglie secche.  In un baleno si sparse la voce del miracolo e tutti corsero a far dono di noci al convento che così riuscì a sua volta a ridistribuire tra i poveri, l’olio prodotto dalla loro macinatura.


Appena terminato il racconto ricompare Lucia con il grembiule così carico di noci che la madre Agnese si rabbuia in volto preoccupata da tanta prodigalità. Fra Galdino versa le noci nella sua bisaccia e si scioglie in ringraziamenti. Prima che Fra Galdino esca dalla casa Lucia gli chiede la cortesia di riferire a Fra Cristoforo che lei e la madre hanno urgenza di parlargli e che lo aspettano a casa loro. Fra Galdino le assicura che entro un’ora Fra Cristoforo riceverà il messaggio e se ne va tutto contento.


Conclusione

Rimaste sole Agnese sbotta subito con Lucia rimproverandole l’eccessiva generosità, ma Lucia si giustifica spiegandole che in questo modo, avendo già la bisaccia piena di noci Fra Galdino non dovrà attardarsi presso altre case per raccoglierne altre ma andrà diretto al convento e così trasmetterà subito il loro messaggio a Fra Cristoforo. Agnese le dà ragione e in quel mentre entra Renzo indispettito e mortificato. Butta i 4 poveri capponi sul tavolo e racconta come è andata con Azzecca-garbugli.
Agnese sta già per replicare che forse non ha trattato la questione come andava trattata, quando Lucia calma gli animi riferendo a Renzo che sono ricorse a Fra Cristoforo e sicuramente lui li saprà aiutare.
Renzo scettico minaccia propositi di vendetta e Lucia cerca di calmarlo. La sera è sopraggiunta e Renzo tristemente si congeda dalle due donne.





 

TEMATICHE

Nel terzo capitolo de I Promessi Sposi emergono due temi principali:

  • La cultura, in un mondo che ne fa un uso distorto, diventa strumento di contraffazione della verità;
  • Il problema della giustizia: la legge è al servizio dei più forti.

 

ANALISI DEL TESTO

Il colloquio tra Renzo e  Azzecca-garbugli si basa interamente sul travisamento, dato che ognuno ha un’idea sbagliata dell’altro:

  • Renzo ingenuamente crede l’avvocato un difensore della giustizia e quindi degli innocenti e con questa vicenda sperimenta la caduta della trasparenza tra parole e cose, il rapporto tra nomi e significati ne esce infatti stravolto;
  • Azzecca-garbugli, abituato com’è a difendere i disonesti, parte dal preconcetto che chi chiede il suo aiuto non possa essere una persona onesta e quindi pensa che Renzo sia un bravo. Questo preconcetto è talmente radicato che gli permette di dare spiegazioni fantasiose agli elementi che stonano con la sua convinzione, per esempio il fatto che Renzo non abbia il tipico ciuffo dei bravi è interpretato come uno stratagemma di camuffamento.

Emerge il problema della alterazione della verità che porta ad uno stravolgimento del mondo dei valori, un mondo che appare capovolto. Per Azzecca-garbugli il compito dell’avvocato non è di ottenere il rispetto della verità ma attraverso le sue abilità tecniche e il rovesciamento dei dati ottenere di imbrogliare le cose chiare.
Anche l’immagine data dalla lettura delle gride è significativa a questo proposito. Le gride sono strumenti dell’amministrazione della giustizia di quell’epoca, che entrano nell’argomento che hanno in oggetto in modo dettagliato e minuzioso, fin pedante, ma sono più rivolte alla forma che alla sostanza (per es. la regolamentazione della lunghezza dei capelli) e totalmente inefficaci contro i colpevoli, tanto che Azzecca-garbugli le cita come mezzo da utilizzare per difendere i colpevoli.
Il linguaggio utilizzato da Manzoni è vario, vi è infatti un plurilinguismo funzionale a comprendere il contesto, troviamo:

  • linguaggio tecnico-giuridico da parte di Azzecca-garbugli;
  • linguaggio dei proclami, pomposo e astruso delle gride;
  • linguaggio popolare, da parte di Agnese, fra Galdino e nelle similitudini utilizzate da Renzo;
  • linguaggio dei prepotenti, da parte di Azzecca-garbugli.

Anche in questo capitolo (come nel primo e nel secondo) viene evidenziato come la cultura  sia esclusiva delle classi sociali più elevate e da queste utilizzate come strumento di dominio e oppressione delle classi più deboli, facilmente poste in soggezione. Renzo al cospetto di Azzecca-garbugli è intimidito e si sente preso da quella soggezione che i poveretti illetterati provano in vicinanza di’un signore e d’un dotto, ed Azzecca-garbugli utilizza il linguaggio giuridico così come don Abbondio nel capitolo secondo utilizzava il latino, ovvero per mettere in soggezione il povero Renzo.

 

NUCLEI NARRATIVI

Lo schema narrativo è circolare in quanto il capitolo 3 inizia e si conclude nella casa di Lucia, e si articola in 5 sequenze narrative:

  • Lucia, Renzo e Agnese sono in casa e cercano di dare un senso a quanto accaduto;
  • Il consiglio di Agnese ed il viaggio di Renzo a Lecco con i 4 capponi;
  • Conversazione tra Azzecca-garbugli e Renzo e l’equivoco per cui Renzo è scambiato per un bravo. E’ la sequenza più estesa che a sua volta può essere suddivisa in altre sequenze:
    • Renzo entra nell’abitazione di Azzecca-garbugli;
    • Descrizione dello studio dell’avvocato;
    • Colloquio tra Azzecca-garbugli e Renzo;
    • Brusca uscita di Renzo;
  • Episodio di fra Galdino.
  • Il ritorno di Renzo da Lecco reduce dell’incontro con Azzecca-garbugli.

 

AGNESE

In questo episodio si definisce maggiormente il personaggio di Agnese, la mamma di Lucia. E’ una popolana, una comare, un poco chiacchierona come emerge dal fatto che Lucia anziché confidarsi con lei preferisce rivolgersi al suo confessore, sia per non preoccuparla ma anche per evitare che si divulghi il pettegolezzo.
Che sia un poco pettegola viene confermato anche dall’episodio in cui Lucia fa cenno alla madre di non raccontare nulla della vicenda del matrimonio a fra Galdino e quando Agnese, suo malgrado, risponde in maniera stringata e sbrigativa alla inevitabile domanda di questi, Manzoni stesso sottolinea: “se Lucia non faceva quel segno, la risposta sarebbe stata probabilmente diversa”.
Agnese ha una sua saggezza che le viene dalla sua esperienza di vita a cui  spesso si richiama (date retta a mese vi fidate di vostra madreio sono venuta al mondo prima di voi). Questa saggezza popolare la esprime attraverso proverbi (il diavolo non è brutto quanto si dipinge), metafore e similitudini (le matasse paiono più imbrogliate…trovarne il bandolo…più impicciato che un pulcin nella stoppa). Manzoni le conferisce un modo di parlare tipico con inflessioni caratteristiche, frasi abituali tra il popolo (una parolina d’un uomo che abbia studiato).


 

AZZECCA-GARBUGLI

Il ritratto fisico di Azzecca-garbugli viene anticipato dalle parole di Agnese: un dottore alto, asciutto, pelato, col naso rosso, e una voglia di lampone sulla guancia.
E’ un avvocato il cui soprannome è eloquente riguardo la sua capacità di imbrogliare e di organizzare truffe a vantaggio dei clienti. Il suo studio viene descritto con attenzione per i particolari, è un misto di sfarzo e trascuratezza e riflette le caratteristiche di Azzecca-garbugli: pomposo esternamente e moralmente corrotto. Il disordine che regna in quella stanza è simbolico del disordine morale della persona che la abita.
Emerge subito che Azzecca-garbugli è abituato a difendere i disonesti, non sta dalla parte della giustizia ma dalla parte del sopruso ed è un rappresentante della classe colta che ha posto le proprie conoscenze al servizio della classe dei potenti. Tutta la vicenda rivela un inquietante degrado morale ed un rovesciamento dei valori.
Da Renzo, una volta chiarito l’equivoco, è paragonato ad un giocoliere e gli strumenti di cui si serve per il suo gioco di prestigio sono le parole, con le quali trasforma la stoppa in nastro.


 

I 4 CAPPONI

La similitudine dei 4 capponi esprime il pessimismo di Manzoni sulla natura umana: anche quando ci sarebbe più bisogno di solidarietà, cioè nella sventura, gli uomini, come i capponi di Renzo, si beccano a vicenda.


 

FRA GALDINO

Fra Galdino è un frate cercatore di umile origini e di fede sincera.  E’ a volte un personaggio un po’ di maniera, un po’ caricaturale.
La sua comparsa introduce uno stacco narrativo che compensa con il suo candore e la sua modestia, la situazione gretta e squallida rivelata dall’incontro tra Renzo e Azzecca-garbugli, ridando fiducia al genere umano. Grazie al suo episodio Manzoni ha la possibilità di contrapporre alla giustizia umana, che si è rivelata una cattiva giustizia, la giustizia divina come emerge dalla parabola delle noci.



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