Riassunto e analisi del secondo capitolo

Il latinorum di Don Abbondio

I promessi sposi, Capitolo 2

Alessandro Manzoni

· Pubblicato ·
Illustrazione di Francesco Gonin raffigurante Bettina e Lucia
Illustrazione di Francesco Gonin raffigurante Bettina e Lucia - Cap. II - Promessi sposi

Sintesi

Titolo: I promessi sposi
Autore: Alessandro Manzoni
Episodio: Capitolo secondo
Protagonisti: Renzo Tramaglino e Lucia Mondella
Ambientazione: Lombardia del 1600
Genere: Romanzo storico
Corrente letteraria: Romanticismo
Anno pubblicazione: 1827

ANTEFATTO

Il primo capitolo dei Promessi Sposi si chiude con don Abbondio che rientra alla canonica sconvolto dall’incontro con i bravi di don Rodrigo, che gli hanno ordinato di non celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia.


 

RIASSUNTO


Il paragone con il Principe di Condè

Il secondo capitolo dei Promessi Sposi si apre con un riferimento storico relativo al Principe di Condè, che uscì vittorioso nella battaglia contro gli spagnoli del 1643, dopo una nottata di sonno profondo dato che aveva già pianificato nei dettagli come agire il giorno dopo. Per contro la nottata di don Abbondio trascorre quasi insonne tanto egli è angosciato sul comportamento da tenere per uscire dall’impiccio in cui l’hanno messo i bravi intimandogli di non unire in matrimonio Renzo e Lucia.


La notte di Don Abbondio

Don Abbondio si gira e rigira nel letto senza riuscire a prendere sonno, tormentato dal pensiero di trovare soluzione alla difficile situazione in cui si trova. Che fare? Celebrare le nozze nonostante le minacce? Cercare con Renzo una soluzione confessandogli l’accaduto? Fuggire?
Dopo sofferti ripensamenti, il curato sceglie la soluzione più facile, quella di prendere tempo, rinviando il matrimonio. Dovrà darne notizia a Renzo ma questo fatto lo spaventa assai meno dell’eventualità di dar contro a don Rodrigo.


Renzo a casa di don Abbondio

Il mattino dopo Renzo giunge in canonica per definire gli ultimi dettagli del matrimonio che deve celebrarsi quel giorno stesso (8 novembre 1628).
Renzo si presenta vestito per le grandi occasioni, è un giovane di 20 anni ed ha l’esuberanza e la spavalderia (Manzoni usa la parola braveria, termine che deriva da bravo) tipiche di quell’età, è orfano, è un gran lavoratore. Renzo è filatore di seta e possiede inoltre un piccolo podere in cui lavora nei momenti in cui il lavoro al filatoio è fermo. Pur non essendo ricco non ha preoccupazioni economiche.
Don Abbondio, teso e preoccupato, inizialmente prende tempo, simula di non ricordare che la data sia stata fissata per quel giorno, è reticente ed avanza varie scuse che impediscono di celebrare il matrimonio. Dice di non sentirsi bene, poi parla di imbrogli, ma non spiega cosa intende lasciando solo credere a Renzo che non siano state espletate alcune formalità.
La reazione di Renzo, prima stupita, comincia poi ad essere alterata ed egli incalza il curato con le richieste di chiarimento. Don Abbondio sentendosi in difficoltà sfrutta la sua superiorità culturale ricorrendo persino al latino per disorientare Renzo, facendo leva sulla sua ignoranza, e farlo desistere. In latino enumera tutti i motivi che impediscono il matrimonio o sono causa di invalidità:

  • error – errore di persona;
  • conditio -  errore sulla condizione della persona;
  • votum– aver fatto un voto;
  • cognatio– la consanguineità tra gli sposi;
  • crimen– un delitto o un adulterio;
  • cultus disparitas – differenza di religione tra coniugi;
  • vis– violenza, consenso estorto con la forza;
  • ordo – ordine sacro;
  • ligamen – matrimonio già contratto con altri;
  • onesta– promessa mancata;
  • si sis affinitis– affinità tra uno degli sposi e i parenti dell’altro.

Per convincere Renzo lo rassicura inoltre dichiarando che userà tutta la sua buona volontà per risolvere a breve la questione, dato il grande affetto che nutre per i due giovani, affermando di essere generosamente disposto ad accollarsi tutte le colpe per il rinvio davanti a Lucia  e ai paesani, che sicuramente ne avrebbero fatto oggetto di chiacchiere (i discorsi del mondo).
Renzo non conoscendo il latino (che vuol ch’io faccia del suo latinorum?) e credendo alla buona fede del curato, alla fine si convince a pazientare ancora una settimana e si congeda avviandosi di malavoglia (per la prima volta, come precisa Manzoni) verso la casa di Lucia.


Incontro con Perpetua

Lungo la strada Renzo, calmatosi, riflette e ripensa ad alcune stranezze del colloquio appena terminato e comincia a insospettirsi tanto che sembra sul punto di tornare indietro per mettere alle strette don Abbondio quando vede la Perpetua e si intrattiene a parlare con lei. Le chiede chiarimenti ed ella, dopo varie insistenze, si lascia sfuggire che don Abbondio è stato costretto da forza maggiore. Renzo si sforza di mantenere un atteggiamento naturale e chiede più dettagli ma la Perpetua a quel punto si rifugia nell’orto chiudendo la porta dietro di sé.


Il secondo colloquio tra Renzo e don Abbondio

Don Abbondio, scosso dall’incontro con i bravi e dall’intimidazione ricevuta, si perde meditabondo in pensieri agitati fino al rientro alla canonica dove c’è ad attenderlo la perpetua.
La donna si accorge subito che qualcosa lo turba ed egli, dopo averle fatto promettere di mantenere il segreto, si confida con lei.
La serva, pettegola ma di animo pratico, gli consiglia di denunciare le prepotenze di Don Rodrigo rivolgendosi al Cardinal Borromeo; ma il curato, codardo e terrorizzato, non accetta il consiglio e anzi le raccomanda di mantenere il silenzio.



Renzo va a casa di Lucia

Renzo si avvia a casa di Lucia e, provando una gran rabbia nei confronti di don Rodrigo, fantastica di vendicarsi, ma ben presto realizza di essere il più debole e di non avere grandi possibilità di far valere le sue ragioni.
L’immagine di Lucia fa svanire del tutto i suoi cattivi pensieri.
A casa di Lucia fervono i preparativi per il matrimonio e amiche e comari si accalcano intorno alla futura sposa. Renzo che vuole incontrarla da sola incarica una bambina, Bettina, figlia dei vicini di casa di farle avere un messaggio senza farsi notare dagli altri.
Avuto il messaggio, Lucia raggiunge Renzo, e, informata di quanto accaduto esclama: “ma fino a questo segno!”, mostrando di aver temuto che accadesse qualcosa del genere. Renzo perplesso e sospettoso del fatto che ella non ne abbia mai fatto cenno prima le chiede spiegazioni.
Il capitolo si conclude con Lucia che congeda le amiche e le comari annunciando il rinvio del matrimonio, a causa di una improvvisa malattia del curato, poi rimane sola con Renzo e la madre Agnese, mentre le amiche e le comari, curiose, si recano immediatamente sotto la finestra del curato dove la Perpetua conferma la malattia di don Abbondio.


 

ANALISI DEL TESTO

I rapporti di forza tra i personaggi del romanzo I Promessi Sposi sono spesso all’insegna della violenza:

  • nel primo capitolo lo si è visto nell’incontro di don Abbondio con i bravi;
  • ed anche in questo capitolo ognuno vuole imporre la sua volontà sull’altro: don Abbondio usando la propria autorità di sacerdote e il fatto di essere acculturato, Renzo usando il proprio ardore giovanile.

Don Abbondio, debole con i forti, in coerenza con la sua viltà si dimostra forte con i deboli, assumendo gli stessi atteggiamenti che i bravi hanno avuto nei suoi confronti nel primo capitolo, come risulta evidente nel confronto con l’episodio di don Abbondio e i bravi:


Don Abbondio e i bravi

Don Abbondio e Renzo

Autori del sopruso sono i bravi e don Abbondio è la vittima che lo subisce.


Autore del sopruso è don Abbondio e Renzo è la vittima che lo subisce.


I bravi attendono al varco il curato totalmente ignaro di ciò che sta accadendo e che rimane perciò disorientato.


Don Abbondio che durante la notte ha architettato come comportarsi attende al varco l’ignaro Renzo che viene colto di sorpresa.


Il latino (latinorum) diventa strumento di sopraffazione sui deboli. I bravi lo utilizzano per convincere il curato: insegnare a lei che sa di latino.


Il latino (latinorum) viene utilizzato da don Abbondio per trarsi d’impaccio disorientando e intimidendo Renzo: non capisco questo latino rum.



Si verifica una simmetria speculare tra i due dialoghi: la dinamica è la stessa in entrambi, ma don Abbondio, vittima dei bravi, riveste in questo capitolo il ruolo di prevaricatore, assumendo gli stessi atteggiamenti che avevano avuto i bravi nei suoi confronti, mentre Renzo è colui che deve subire.

 

NUCLEI NARRATIVI

I nuclei narrativi del secondo capitolo sono:


La notte di don Abbondio

L’incipit basato sul confronto con il Principe di Condè permette a Manzoni di rimarcare ancora una volta attraverso il paragone, le caratteristiche di viltà e meschinità di don Abbondio. Il motivo eroicomico, in cui l’ombra di un eroe appare dietro la figura del curato per metterne in luce le mancanze, verrà utilizzato anche in altre parti del romanzo.



Renzo a casa di don Abbondio

Renzo che giunto in canonica per definire gli ultimi dettagli del matrimonio che deve celebrarsi quel giorno stesso (8 novembre 1628) apprende da don Abbondio la notizia del rinvio del matrimonio.
Nel dialogo con Renzo, don Abbondio, usa tecniche di argomentazione ingannevoli, ovvero argomenti che sarebbero facilmente contestabili se l’interlocutore fosse in grado di capirli, ma sapendo che Renzo non è in grado di comprenderli egli, usando la propria autorità di sacerdote e la propria cultura, mira ad ingannarlo confondendolo.
Infatti ricorrendo al latinorum don Abbondio elenca una serie di impedimenti che, Renzo, se conoscesse il latino potrebbe facilmente confutare, dato che nessuno di essi riguarda la sua situazione.
Manzoni in questo modo mette in rilievo come l’uso discriminatorio della cultura possa divenire fonte di potere e costituisca un’arma, l’arma della superiorità culturale che al pari di qualsiasi altra arma può esercitare violenza e sopruso.


Il dialogo con la Perpetua

La figura della Perpetua è quella tipica della comare che vorrebbe parlare ma sa che sarebbe meglio tacere, quindi dà risposte evasive e sciocche ed alla fine si tradisce da sola.


Il secondo dialogo con don Abbondio

Nel secondo colloquio tra Renzo e don Abbondio i rapporti di forza si ribaltano, rispetto al primo colloquio, adesso è Renzo che con il suo impeto prevarica su un don Abbondio spaurito. Il dialogo è caratterizzato da balbettii e interiezioni che manifestano la paura e l’impaccio del curato. Don Abbondio tra le due paure di cui è preda, quella lontana di don Rodrigo e quella incombente di Renzo,  si fa travolgere da quest’ultima e cede rivelando tutto a Renzo.
Si assiste dopo la rivelazione del nome di don Rodrigo ad un altro capovolgimento di atteggiamento con Renzo attonito, immobile, con il capo basso ed il curato che si rianima, inveisce e manifesta tutta quella collera rimasta sepolta sotto la paura.


La scena a casa di Lucia

A casa di Lucia l’aria di festa è percepita attraverso pochi particolari legati al brusio di voci, un misto e continuo ronzio, e all’accoglienza di Bettina, lo sposo! Lo sposo!. La figura di Lucia viene descritta minuziosamente, nel momento della preparazione della sposa, con l’acconciatura la veste e gli ornamenti dell’abito matrimoniale, la bocca sorridente, non è abituata ad essere al centro dell’attenzione e si schermisce.
E’ circondata da un alone di letizia e splendore come non capiterà più nel corso di tutto il romanzo.

 

RENZO E LUCIA

Entrano in scena i protagonisti del romanzo: Renzo ed alla fine del capitolo Lucia. Manzoni li descrive e ne delinea le caratteristiche fondamentali, fisiche e psicologiche collocandoli in un contesto storico e sociale preciso.
Sono personaggi inventati da Manzoni che, rispondendo all’esigenza della narrazione verosimile, li crea ad immagine dei tipici giovani popolani lombardi del Milanese nel Seicento, sia come atteggiamento, che modo di vestire, mentalità e linguaggio.
La descrizione di Renzo al cospetto del curato, a differenza di quella dei bravi del primo capitolo, è più poetica che documentaria, Manzoni non ricorre a un gran numero di particolari ma vuole solo mettere in rilievo l’aspetto gioviale e nello stesso tempo sfrontato del giovane.
Manzoni lo colloca anche in una realtà storico-economica precisa, quella della manifattura tessile in cui comincia a profilarsi scarsità di lavoro e tempi di carestia che realmente affliggeranno il Milanese all’epoca.
Lucia è descritta sia fisicamente, i lunghi e neri sopraccigli, ed anche psicologicamente: appare timida, semplice e modesta.
Tenuto conto che fino ad allora, ad eccezione della letteratura comica, nessun popolano, era mai stato protagonista di narrazioni letterarie, la scelta di Manzoni  è da considerare rivoluzionaria.





DOMANDE E RISPOSTE


Quali e quanti sono i nuclei narrativi fondamentali del secondo capitolo?

I più importanti nuclei narrativi del secondo capitolo dei Promessi Sposi sono 4:

  • La notte di don Abbondio
  • Renzo a casa di don Abbondio, che può essere suddiviso in:
    • Primo colloquio tra don Abbondio e Renzo
    • Incontro con la perpetua
    • Secondo colloquio tra don Abbondio e Renzo
  • Renzo va a casa di Lucia
  • A casa di Lucia

Come caratterizza Manzoni il personaggio di Renzo?

Manzoni traccia un ritratto psicologico, fisico ed anche sociale: è un giovane spavaldo, orfano, vestito a festa e lavoratore.  Fa due tipi di lavoro: il filatore di seta e il coltivatore (nel proprio piccolo podere), lavori che gli permettono una vita economicamente tranquilla.


Quali particolari del ritratto sono legati al contesto storico e sociale del Milanese nel Seicento?

Manzoni crea questo personaggio, documentandosi dal punto di vista storico, a immagine della figura del tessitore nel contesto socio-economico milanese del 1600.
Il particolare del pugnale che fa parte dell’abbigliamento rientra nelle caratteristiche dell’epoca in cui ognuno disponeva di un’arma e testimonia di come la violenza costituisse un modo di porsi usuale nei rapporti tra le persone.


Come caratterizza Manzoni il personaggio di Lucia?

Lucia è una popolana, semplice e mite. La prima immagine che si ha di lei è quella della giovane agghindata per il matrimonio con il tipico abito delle contadine del luogo e con l’acconciatura avvolta nella sperada, o raggiera, con gli spilli d’argento che formano una sorta di aureola (a guisa de’ raggi d’un aureola). La sua bellezza non è eccezionale ma modesta e fresca. Non è abituata ad essere al centro delle attenzioni e si sente a disagio.


Quali sono le tematiche fondamentali che emergono nel secondo capitolo?

  • Entrano in scena i due protagonisti: Renzo e Lucia;
  • Uso della cultura come strumento di assoggettamento e potere sui popolani non istruiti;
  • Rapporti tra i personaggi basati sulla forza e sulla prevaricazione.

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