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Parafrasi e analisi della poesia
Spesso il male di vivere ho incontrato

(Ossi di seppia)

Eugenio Montale

· Pubblicato ·
Dipinto di de Chirico dal titolo Piazza d’Italia
Particolare dipinto di de Chirico dal titolo Piazza d’Italia

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Esordio poetico di Montale

Montale esordisce nel 1925 con la raccolta Ossi di Seppia, in cui, tra le tante poesie “Spesso il male di vivere ho incontrato” rappresenta una delle più riuscite e famose espressioni della dolorosa condizione esistenziale dell’uomo moderno.

Montale si ispira ad un verso (v.104) del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, di Leopardi, che afferma: “…a me la vita è male”.

 


TESTO

PARAFRASI

[1]
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

[1] Spesso ho visto la sofferenza del vivere (male di vivere): era il faticoso scorrere del ruscello (rivo strozzato - metafora) che gorgoglia, era l’accartocciarsi (incartocciarsi) della foglia  bruciata  dalla calura (riarsa), era  il cavallo stroncato dalla fatica (stramazzato – rima interna con levato del v.8).

[5]
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

[5] Non ho conosciuto il bene (Bene non seppi - anastrofe) all’infuori (fuori) della condizione prodigiosa (prodigio – rima con meriggio del v.8) che un atteggiamento di superiore distacco (divina Indifferenza - personificazione) permette (schiude = apre): era la statua nell’ora sonnolente del meriggio (sonnolenza del meriggio), la nuvola e il falco che vola lontano (statua, nuvola, falco: 3 simboli di immobilità e quindi di indifferenza).



Riassunto

Il poeta ha una visione pessimistica della condizione dell’uomo e vede la vita come sofferenza (il male di vivere) , egli incarna questo suo concetto in tre successive immagini, prese dai vari Regni della natura: il ruscello che gorgoglia, e il gorgoglio sembra un gemito di dolore, perché ostacolato da qualcosa nel suo percorso, la foglia che riarsa si accartoccia (ed anche questo è un segno di dolore), il cavallo che stramazza.
L’uomo partecipa a questa condizione di dolore universale da cui può preservarsi solo attraverso una divina indifferenza. Quest’ultimo concetto è esplicato, in contrapposizione con le 3 precedenti immagini di dolore, in tre figurazioni espressione di immobilità: la statua, la nuvola e il falco.


Analisi del testo della poesia

La lirica è composta da due quartine che la dividono strutturalmente connotando due momenti della riflessione del poeta:


  • Prima quartina: verte sul male di vivere.
    Il poeta afferma di aver riconosciuto il malessere esistenziale in alcune situazioni quotidiane   in cui si verifica un doloroso incepparsi delle cose. Montale fa riferimento al mondo animale e vegetale: "il rivo", "la foglia", "il cavallo". Queste tre realtà vengono colte in momenti di incertezza e dolore: 
    • il ruscello che trova un ostacolo che gli impedisce di fluire liberamente;
    • la foglia che appassisce e si accartoccia;
    • il cavallo che è stroncato dalla fatica.
    Gli aggettivi collegati alle tre realtà sono scelti dal poeta per sottolineare questo stato di cose: "strozzato", "riarsa", "stramazzato". Montale parte da immagini dimesse e quotidiane per  affermare l’esistenza di un universale male di vivere, che accomuna tutti in un uguale destino di dolore e sofferenza.

  • Seconda quartina: verte sul valore dell’indifferenza.
    Alla condizione insanabile di malessere dell’esistenza non è possibile opporre altro se non il distacco, l’Indifferenza (scritta con la i maiuscola) che in questo contesto acquisisce valore positivo,  l'uomo deve assume un atteggiamento di "divina Indifferenza" per tutto ciò che è contrassegnato dal male e dal dolore. Il male di vivere non può essere annullato ma può essere alleggerito attraverso il distacco dalla realtà e quindi dal dolore. L’indifferenza viene definita divina perché propria degli Dei, o secondo un’altra interpretazione, perché “dono degli Dei”, e considerata prodigiosa in quanto rara ed eccezionale come un prodigio, un miracolo, uno spiraglio nella dolorosa realtà.


Simbologia

I riferimenti di Montale ad un mondo di realtà naturali, cose, oggetti, animali è strumentale ad affermare il concetto che sta alla base della lirica. Gli oggetti, anche i più banali e insignificanti, non significano solo se stessi ma diventano simbolo di una sensazione, di un sentimento, di una situazione esistenziale in cui tutti possono riconoscersi (correlativi oggettivi).
Simmetricamente il poeta contrappone a tre emblemi del male (rivo, foglia, cavallo) tre immagini esempio del bene: "la statua", "la nuvola" e il "falco",  tre immagini che si elevano verso il cielo, immagini-simbolo dell’immobilità e quindi dell’indifferenza:

  • la statua si caratterizza per la sua fredda, marmorea staticità inerte, completamente insensibile;
  • la nuvola per la sua inconsistenza con cui si staglia nel cielo;
  • il falco perché afferma la sua libertà volando alto al di sopra della miseria del mondo.

Contrasto tra bene e male

Il contrasto tra bene e male è alla base della struttura binaria della poesia:


  • così come la prima strofa, si apre sul termine “male” e si caratterizza nel segno della negatività, la seconda strofa esordisce con il termine “bene” e si basa sulla positività;
  • il fluire faticoso del rivo si contrappone alla tranquilla staticità della statua, l’appassire per l’arsura della foglia si contrappone all’umidità della nuvola, il cavallo stramazzato a terra si contrappone al falco che vola alto nel cielo;
  • anche fonicamente la poesia propone questo contrapporsi: parole dure e suoni aspri sono propri della prima quartina (strozzato, incartocciarsi, riarsa, stramazzato), in sintonia con le immagini aride e negative che rimandano all’angoscia esistenziale, mentre i suoni sono chiari e distesi nella seconda quartina (prodigio, divina indifferenza, sonnolenza), in sintonia con l’immagine dell’indifferenza e del distacco.

Accanto all’opposizione male vs bene vi è anche quella basso vs alto: alle immagini “terrestri” (quindi basse) della prima quartina si contrappongono quelle che propendono verso il cielo (quindi alte) della seconda quartina.


LA RACCOLTA OSSI DI SEPPIA:

Raccolta di poesie antieloquenti, essenziali nel lessico, ambientate nell’arido paesaggio marino ligure – quello dell’infanzia e giovinezza del poeta – legate nei contenuti a condizioni di disagio e disarmonia con il reale.
Sono poesie in negativo, non hanno nessuna verità da rivelare ma si limitano a registrare il malessere del vivere del poeta.


Analisi metrica

Due quartine di endecasillabi, tranne l’ultimo verso che rompendo la regolarità è un doppio settenario (settenario sdrucciolo + settenario piano). Lo schema ritmico è: ABBA CDDA.
Stilisticamente la poesia ha un andamento discorsivo, con lessico scarno ed essenziale e rimanda, come di consueto nelle liriche di Montale, a immagini realistiche e concrete.
I suoni aspri caratterizzano la prima quartina a cui si contrappongono i suoni chiari e distesi della seconda quartina.


Figure retoriche

enjambement tra il terzo e il quarto verso di ciascuna strofa;

onomatopee v.2 - gorgoglia; v.3 – incartocciarsi; v.4 – stramazzato.
climax:

  • climax ascendente nella prima quartina rappresentato dai 3 emblemi: ruscello/foglia/cavallo (mondo minerale/mondo vegetale/mondo animale);
  • Climax ascendente nella seconda quartina rappresentato dai 3 emblemi: statua/nuvola/falco (basato sulla diversa facoltà di innalzamento che vede la nuvola più distaccata e in alto rispetto alla statua quanto il falco può esserlo rispetto alla nuvola;

anafora vv.2, 3, 4 ripetizione verbo era;
antitesi vv.4, 8 – stramazzato/levato; 
personificazione v.6 – Indifferenza.





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