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Parafrasi e analisi della poesia
L’anguilla

(La bufera e altro, Silvae)

Eugenio Montale

· Pubblicato ·
Stampa antica con soggetto l’anguilla
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L’anguilla fa parte della raccolta La bufera ed altro e chiude la sezione Silvae. Questa poesia viene composta da Montale nel 1948, negli anni angosciosi del dopoguerra, della guerra fredda e della delusione dopo aver creduto possibile il nascere di un nuovo mondo.
Montale  trasmette il messaggio che, anche in situazioni di totale desolazione, vi sono elementi profondi della esistenza che difendono e riaffermano la vita. L’anguilla, considerata nel suo istinto vitale, che la porta a compiere un lungo viaggio, a scavare pazientemente la sua strada nel fango ed a resistere alle condizioni avverse, è il simbolo di questo vitalismo.

 


TESTO

PARAFRASI


  1. L’anguilla, la sirena
  2. dei mari freddi che lascia il Baltico
  3. per giungere ai nostri mari,
  4. ai nostri estuari, ai fiumi
  5. che risale in profondo, sotto la piena avversa,
  6. di ramo in ramo e poi
  7. di capello in capello, assottigliati,
  8. sempre più addentro, sempre più nel cuore
  9. del macigno, filtrando
  10. tra gorielli di melma finché un giorno
  11. una luce scoccata dai castagni
  12. ne accende il guizzo in pozze d’acquamorta,
  13. nei fossi che declinano
  14. dai balzi d’Appennino alla Romagna;
  15. l’anguilla, torcia, frusta,
  16. freccia d’Amore in terra
  17. che solo i nostri botri o i disseccati
  18. ruscelli pirenaici riconducono
  19. a paradisi di fecondazione;
  20. l’anima verde che cerca
  21. vita dove solo
  22. morde l’arsura e la desolazione,
  23. la scintilla che dice
  24. tutto comincia quando tutto pare
  25. incarbonirsi, bronco seppellito;
  26. l’iride breve, gemella
  27. di quella che incastonano i tuoi cigli
  28. e fai brillare intatta in mezzo ai figli
  29. dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu
  30. non crederla sorella?

L’anguilla, la sirena (sirena – come la sirena che è metà donna e metà pesce anche l’anguilla è metà serpe e metà pesce, al confine tra due specie) dei mari freddi che lascia il [mar] Baltico per giungere [fino] ai nostri mari, alle nostre foci (estuari), ai fiumi che risale in profondità (in profondo – addentrandosi fino alle sorgenti), affrontando (sotto) la corrente (piena) contraria (avversa), di affluente in affluente (di ramo in ramo) e poi di ruscello in ruscello (di capello in capello – ruscelli minuscoli come capelli),[lungo corsi d’acqua] sempre più sottili (assottigliati), sempre più in profondità (addentro), sempre più all’interno (nel cuore) della roccia (macigno), infiltrandosi (filtrando) tra rigagnoli d’acqua (gorielli – espressione dialettale toscana) fangosi (di melma) finchè un giorno una luce che filtra improvvisamente (scoccata – lanciata come una freccia) attraverso (dai) le fronde dei castagni (castagni) ne illumina il guizzo (ne accende il guizzo – movimento a scatti dell’anguilla) in pozzanghere (pozze) di acqua stagnante (d’acquamorta) nei fossi che scendono (declinano) dai rilievi (balzi) dell’Appennino alla Romagna; l’anguilla, torcia, frusta, freccia (torcia, frusta, frecciametafore riferite alla forma dell’anguilla e al suo modo di procedere rapido e guizzante nonché simboli fallici in riferimento al tema riproduttivo che segue) di Amore (Amore - personificazione – il riferimento al dio dell’amore è evidenziato anche dall’accostamento con i suoi attributi canonici: torcia e freccia) sulla (in) terra che solo i nostri fossati (botri) o gli aridi (disseccati) ruscelli dei Pirenei (pirenaici) riportano (riconducono) alla beatitudine (paradisi) dell’accoppiamento (di fecondazione – fa rima con desolazione, v.22); l’anima viva (anima verde metafora per definire la capacità dell’animale di mantenere intatta in sé la forza vitale) che si riproduce in nuove vite (cerca vita) in luoghi () dove feriscono (morde – questa parola collocata in posizione parallela rispetto a vita del v.21 evoca la parola morte) solo l’aridità (arsura) e l’abbandono (desolazione), la scintilla (scintilla metafora  riferita al movimento guizzante e brillante del pesce) che dimostra (dice) [che] tutto comincia quando tutto sembra (pare) carbonizzarsi (incarbonirsi – trasformarsi in carbone), ramo (bronco – vocabolo di origine dantesca) ricoperto di terra (seppellito); i piccoli occhi (l’iride breve – iride = occhi per sineddoche), uguali (gemella) a (di) quelli racchiusi tra (incastonano – verbo usato per le pietre preziose) i tuoi cigli [di Clizia] e fai risplendere (brillare) intatta (intatta – senza che il fango la contamini) tra gli (in mezzo ai) uomini (figli dell’uomo), immersi nel tuo [stesso] fango, puoi tu (tu = Clizia, la donna ispiratrice) non crederla simile a te (sorella - rima con gemella v.26)?



Riassunto

La prima parte della poesia descrive il percorso dell’anguilla che dai freddi mari del Nord raggiunge il mar Mediterraneo e da qui risale i fiumi, e poi i ruscelli, fino ad arrivare in pozze fangose lontanissime dal mare. La seconda parte mette in evidenza il contrasto tra la vitalità dell’anguilla e la inospitalità del paesaggio naturale circostante. Tanto più difficili e dure le condizioni del luogo in cui vive, quanto più l’anguilla realizza il proprio istinto riproduttivo, che rappresenta il vertice della pulsione vitale. Nella conclusione il poeta paragonando l’iride dell’anguilla con quello di Clizia, la donna a cui è legato sentimentalmente, sottolinea che ella è nel fango, come lo è l’animale e come vi stanno tutti gli uomini.


Analisi del testo della poesia

La poesia consiste in un lunghissimo periodo interrogativo (domanda retorica) rivolto a Clizia (la donna amata da Montale) in cui le viene chiesto di ammettere la propria somiglianza con l’anguilla.
Il primo e l’ultimo verso sono collegati tramite un artificio in cui l’anguilla dell’incipit si rivela il complemento oggetto di un verbo che si trova nella conclusione: “puoi tu / non crederla”. Ciò determina la circolarità del componimento ribadita a livello fonico dal legame tra sorella, ultima parola dell’ultimo verso, e anguilla e sirena, presenti nel primo verso.
La poesia ha carattere allegorico: il paesaggio arido, caotico e inospitale è quello della vita, entro il quale solo le forze della vitalità, rappresentate dall’anguilla, possono resistere e consentire la sopravvivenza.



Struttura

Una lunga serie di metafore appositive caratterizza la poesia che può essere divisa in 4 sezioni, delimitate dalle pause forti pause stabilite con i punti e virgola ai versi 14, 19 e 25, ognuna relativa ad una qualità dell’animale dal significato simbolico, che in un crescendo tematico mettono in evidenza:

  • I sez. – vv. 1/14 – la straordinaria resistenza e determinazione dell’anguilla (sirena dei mari freddi) che quando risale i fiumi rivela la sua capacità di muoversi anche attraverso spazi tortuosi che progressivamente diventano sempre più ristretti (dall’ampio mar Baltico ai fossi della Romagna);
  • II sez. – vv. 15/19 – la forza dell’istinto vitale dell’animale, messa in rilievo attraverso metafore (torcia, frusta e freccia) che rinviano ad Eros, il dio dell’amore, ed all’erotica forza riproduttiva dell’anguilla;
  • III sez. – vv. 20/25 – la capacità di sopravvivere dell’anguilla (anima verde, scintilla, bronco seppellito) in situazioni difficili e in ambienti ostili alla vita, aridi e desolati mette a fuoco il tema della vita che rinasce quando tutto sembra finito;
  • IV sez. – vv. 26/30 – la somiglianza tra l’anguilla e la donna, accomunate dalla stessa natura vitale e attiva. L’anguilla si rivela il correlativo-oggettivo della donna, con la quale viene identificata attraverso l’espressione iride breve gemella dell’iride dell’amata (Clizia) che rende esplicito il paragone.

Il riferimento all'anguilla

Nell’incipit della poesia l’anguilla, animale basso e terrestre ed ambiguo per la sua doppia natura di serpente e di pesce, che unifica mondi diversi come mare e terra, viene innalzata ad una dimensione mitologica con l’accostamento al termine sirena.
L’anguilla rappresenta l’animale che tenacemente cerca la vita, è la forza biologica della vita e dell’eros che porta il proprio potenziale vitale in posti in cui sembrerebbe trionfare solamente morte e distruzione.
La descrizione di Montale del percorso di risalita dei fiumi per riprodursi, da un punto di vista scientifico, non è precisa: l’anguilla non vive nei mari freddi e nel Baltico, il poeta riprende alcuni spunti dalla vita del salmone.


Il riferimento a Clizia

Nel finale il poeta rivela che il fulcro della sua poesia non è l’anguilla ma Clizia, la donna amata, e lo fa attraverso quel turivolto alla propria interlocutrice e attraverso il termine sorella con cui si chiude il componimento e che rivela l’identità tra l’anguilla l’immagine della donna.
La Clizia di questa poesia non rappresenta più la tradizionale donna-angelo, ma diviene più terrena, diventa donna-anguilla per la sua capacità di sopravvivere in un mondo ostile. Si ha un passaggio dall’angelico, delle liriche precedenti, al terrestre dei fossi e del fango.


Il riferimento alla poesia

L’anguilla, presente anche in una precedente raccolta di Montale, Ossi di seppia (vedi poesia I limoni v.7: “qualche sparuta anguilla”), è anche simbolo della parola poetica. La poesia come l’anguilla deve per Montale immergersi nel reale e nel fango della quotidianità e basandosi sugli stessi valori di vitalità e resistenza, sopravvivere in un mondo guasto, massificato e desolato, dove  non sembra possibile avere un futuro ed un’altra possibilità di vita.


SILVAE:

Il titolo Silvae si riferisce a componimenti scritti da Montale tra il 1946 e il 1950 e si ricollega ad un’antica forma letteraria, di cui vuole ricalcare il carattere eterogeneo.
L’origine risale alla letteratura latina in cui con il termine Silvae si indicava un genere minore della poesia classica che consisteva in raccolte di materiale vario (messo insieme appunto come la molteplice vegetazione di una selva). L’opera più importante di questo genere è costituita dalle Silvae di Stazio, poeta del secolo I d.c., che in cinque libri raccoglie liriche di argomenti e metri diversi.


Analisi metrica

Unica strofa composta di 30 versi di varia misura, con prevalenza di endecasillabi e settenari, ma anche con versi più lunghi, il v.5 è un martelliano, e qualche ottonario, vedi i vv.3, 20 e 26. Numerose le rime, le assonanze e le consonanze.
L’alternanza di versi lunghi e brevi, gli enjambement e le pause forti conferiscono alla poesia una struttura zigzagante, un ritmo sinuoso e avvolgente che imita il corpo e il movimento flessuoso e tortuoso dell’anguilla.
Il linguaggio alterna un linguaggio alto e sostenuto ad un linguaggio basso e colloquiale, nel senso che accanto a termini come sirena, incarbonirsi, bronco, iride, incastonano, vi sono espressioni comuni come piena, acquamorta, fango e termini dialettali come gorielli e botri. Montale vuole in questo modo mettere in rapporto tra loro l’umile e l’elevato, il profano e il sacro.
Broncoe incarbonirsi – v.25 – sono uniti in un anagramma, in quanto tutte le lettere di bronco si ritrovano in incarbonirsi. Rivelano un significato positivo in quanto rimandano al carbone, elemento fonte di calore, che dà la possibilità del fuoco e speranza di vita.
La ripetizione della doppia elle della parola anguilla è diffusa per tutta la poesia e diventa particolarmente decisa nella parte finale.


Figure retoriche

Oltre alle figure retoriche indicate nella parafrasi vi sono anche le seguenti:

Climax: climax discendente nella elencazione dei luoghi attraversati dall’anguilla: ramo (v.6), capello (v.7), cuore del macigno (vv.8-9), gorielli (v.10), pozze (v.12).
Metafore:

  • serie di metafore per esprimere la diversa grandezza dei corsi d’acqua percorsi dall’anguilla che rappresentando il fiume come un tronco, immaginano i suoi affluenti come rami (v.6) e gli stretti ruscelli come capelli (v.7).
  • una luce scoccata dai castagni (v.11) i raggi del sole che attraversano di colpo le foglie sembrano frecce scoccate verso il basso.
  • Torcia (v.15), frusta (v.15), freccia (v.16), bronco (v.25 bronco=ramo) varie immagini riferite alla forma fisica dell’anguilla.

 





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