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Parafrasi e analisi della poesia
Pellegrinaggio

(L'Allegria - Il porto sepolto)

Giuseppe Ungaretti

Parafrasi e analisi della poesia

· Pubblicato ·
Foto soldati in trincea
Immagine di soldati in trincea

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Il tema della guerra in Ungaretti

Pellegrinaggio è una poesia scritta in guerra, Ungaretti in trincea vive una esperienza limite che lo porta alla ricerca interiore per arrivare alla conoscenza di se stessi. La poesia rappresenta il viaggio nell’animo del poeta che in una situazione estrema come quella della guerra, in cui l’uomo arriva ad annullarsi, rivendica con le sue strofe la vitalità dell’uomo che aggrappandosi a brandelli di illusioni riesce a sopravvivere.
Ungaretti ha scritto a proposito di questa poesia: ”in questa poesia c’è una cosa nuova, cioè c’è il nome che il poeta dà a se stesso, quel nome che lo accompagnerà poi in tutta la sua biografia: uomo di pena”.


TESTO

PARAFRASI

[1] In agguato
in queste budella
di macerie

ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di
spinalba

[1] Nascosto in agguato tra questi cunicoli come budella (budella di macerie metafora) per tante ore ho trascinato (ho strascicato – trascinato come se fosse un morto) il mio corpo (carcassa - metonimia) logoro (usata – francesismo da usèe – usato, consumato) dal fango come una suola o come un seme di biancospino (seme di spinalba similitudine - riferimento all’Egitto, lo stesso Ungaretti precisa che “prospera in ogni giardino di Alessandria”).

[11] Ungaretti
uomo di pena
ti basta un'illusione
per farti coraggio

[11] Ungaretti (Ungaretti: auto-apostrofe) uomo di pena (uomo di pena – uomo che sopporta la fatica di vivere) ti basta un’illusione (per sopravvivere l’uomo si attacca a delle illusioni) per trovare il coraggio (coraggio di vivere, di affrontare questo viaggio di pena, questo pellegrinaggio)

[15] Un riflettore
di là
mette un mare
nella nebbia


Valloncello dell’Albero Isolato il 16 Agosto 1916

[15] Un faro (riflettore) dal fronte nemico (di là) illumina la nebbia trasformandola in un mare (mette un mare nella nebbia – la luce fa sembrare la nebbia un tratto mare – metafora di un luogo vitale- richiamo a Baudelaire “une mer de brouillards” – Le crepuscule du matin).



Riassunto:

Il poeta racconta di essere rimasto per ore tra le macerie e nel fango in agguato. Poi rivolgendosi a se stesso compie una riflessione più generale sull’esistenza constatando come, a lui uomo di pena, abituato a soffrire, basti una illusione per prendere coraggio e continuare a vivere. L’illusione è data dal vedere la nebbia illuminata da un riflettore tramutarsi in  mare.

Analisi del testo della poesia:

La poesia fa parte della prima raccolta di Ungaretti “L’Allegria” del 1921 in cui il linguaggio poetico viene rivoluzionato. Ungaretti ricorre alla tecnica del frammentismo, ovvero poesie molto brevi, scritte con linguaggio analogico e con punteggiatura assente, attraverso l’utilizzo di versicoli, versi liberi composti a volte anche da una sola parola, in cui anche congiunzioni e avverbi risultano carichi di significato. Anche da un punto di vista grafico l’immagine di poche parole sul foglio bianco sottolinea la ricercatezza e la valenza di ognuna di loro, evidenziata dalle pause e dagli spazi vuoti.
Anche questa poesia, come la maggior parte delle poesie di Ungaretti, spicca per la brevità dei versi, che come per esempio il verso 16, che risulta composto solamente da due monosillabi. Tale brevità ha la funzione di amplificare il significato delle parole al massimo, rendendole più incisive e tenendo nella poesia solo ciò che è necessario.
Emerge la poetica dell’analogia. Le tre strofe rappresentano tre momenti distinti, tre immagini che si susseguono senza nessun legame logico, blocchi testuali a sé stanti, tuttavia il loro accostamento genera un senso nuovo e inaspettato.
Ungaretti indica con esattezza, a margine della poesia, il luogo e la data di composizione a sottolineare che si svolge in tempo di guerra a Valloncello dell’Albero Isolato, vicino a San Martino del Carso, località  brulla e desolata, famosa per essere stata teatro di guerra, dove Ungaretti ha partecipato agli scontri della VI battaglia dell’Isonzo nell’agosto del 1916. In tutte le poesie della raccolta Ungaretti indica luogo e data per dare l’idea dell’immediatezza con cui sono state create, come se fossero state realizzate di getto, proprio nel momento in cui ha vissuto l’orrore della guerra, senza alcun tipo di rielaborazione o revisione da parte sua.
Per Ungaretti la poesia è ricerca interiore. Nelle sue opere è presente infatti la poetica del porto sepolto, metafora dell’animo del poeta e dell’intimità a cui l’autore giunge con difficoltà e di cui riesce ad avere solo qualche vago ricordo.
La poesia Pellegrinaggio rappresenta quindi un viaggio nell’animo del poeta attraverso la guerra considerata come esperienza limite che porta alla conoscenza più profonda di se stessi.



Titolo:

Il motivo del viaggio, del pellegrinare, da cui prende il titolo la poesia è evocato nella prima strofa, dove il poeta afferma di aver trascinato per ore la sua carcassa nel fango dei camminamenti ed è rappresentato dal vagare tra il fango e il dolore del poeta, illudendosi di avere una meta.
Il termine “Pellegrinaggio” si riferisce al cammino, percorso che si compie con penitenza  verso un luogo sacro, il poeta lo utilizza come titolo della poesia riferito al suo vagare tra il fango e il dolore alla ricerca di una meta illusoria. Il pellegrinaggio del poeta è il cammino dell’uomo nella sofferenza che porta alla consapevolezza della propria fragilità, l’unico rimedio consiste nell’illusione che permette di intravedere uno spiraglio di vitalità.
Gli elementi che sia pure figurativamente evocano il pellegrinaggio sono: “ore e ore”, il verbo “strascicare” e “fango”.



Analisi metrica:

Versi liberi, molto brevi, alcuni brevissimi. Questa brevità ha la funzione di esaltare al massimo il significato delle parole, rendendole più incisive.
I versi 1 e 5 rimano tra loro (in ato). Vi è assenza di punteggiatura, caratteristica di tutte le poesie della prima raccolta di Ungaretti.
Ungaretti utilizza un linguaggio semplice ed essenziale ma che descrive immagini dense di significato e valore espressivo attraverso la valorizzazione di ogni singola parola.



Figure retoriche:

  • Budella di macerie:

    metafora per indicare i passaggi stretti come budella che si sono formati per il crollo delle case.
  • Carcassa:

    Il poeta utilizza questa metonimia per suggerire un’immagine macabra e potente di come fossero le sue condizioni durante la guerra. Qualificando il suo stesso corpo con l’immagine di una carcassa, Ungaretti vuole sottolineare come la sua condizione in trincea sia al limite, completamente stremata, quasi vicina al cedimento.
  • Seme di spinalba:

    La similitudine con il seme di spinalba conferisce all’immagine una connotazione positiva in quanto il seme è simbolo di vita e rappresenta un nuovo inizio, una rinascita in un ambiente devastato dalla guerra e dalla morte.
  • Ungaretti:

    apostrofe. Il poeta si rivolge a se stesso per descrivere la propria condizione esistenziale autonominandosi per cognome, così come avveniva nell’esercito e per sottolineare quanto l’esperienza della guerra lo ha portato ad una perdita di identità.
  • Riflettore…mette un mare nella nebbia:

    Con questa metafora Ungaretti descrive il bagliore di una luce che illumina la nebbia facendola sembrare un tratto di mare per alludere alla tendenza ad intravedere sempre una speranza, che è illusoria ma che è anche l’unico stimolo ad avere coraggio in una situazione di simile disperazione come la trincea.

 




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