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Trionfo di Bacco e Arianna

(Canti carnascialeschi)

Lorenzo de’ Medici

Parafrasi e analisi della poesia

· Pubblicato · Aggiornato ·
Bacco e Arianna, dipinto di Tiziano, 1520-1523
Bacco e Arianna, dipinto di Tiziano, 1520-1523

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Lorenzo De’ Medici poeta:

Mentre comincia a prender piede il petrarchismo e a risorgere il poema epico-cavalleresco, nella seconda metà del Quattrocento va affermandosi anche un particolare tipo di poesia di argomento mitologico o amoroso. E’ una produzione letteraria completamente separata dalla realtà che non fa riferimento ad un modello di vita vera ma ad un mondo ideale di pura evasione e fantasia.
Questa poesia trova la sua realizzazione più compiuta, tra gli altri, anche nei versi di Lorenzo il Magnifico.



TESTO

PARAFRASI


[1] Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

 


[1] Quanto è bella la giovinezza che però fugge via di continuo, senza posa (tuttavia)!
Chi vuole divertirsi (esser lieto) lo faccia [senza indugiare]: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro (doman).


[5] Quest’è Bacco e Arianna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.


[5] Bacco (Bacco = Dio del vino e dell’ebrezza) e Arianna (Arianna abbandonata da Teseo si unì a Bacco - Vedi Baccanti di Euripide = Arianna aveva aiutato, per amore, Teseo ad uccidere il Minotauro, ma era poi stata da lui abbandonata sull’isola di Nasso dove era stata trovata e consolata da Bacco), belli e innamorati (ardenti) l’uno dell’altro, poiché il tempo fugge e tradisce (inganna) stanno felici sempre insieme.
Queste ninfe (le Baccanti) e gli altri (altre genti = gli altri personaggi della mitologia che sono nel corteo) sono sempre (tuttavia) allegri.
Chi vuole divertirsi lo faccia: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro.


[13] Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.


[13] Questi allegri satiretti (Satiri = divinità agresti, esseri umani ma con zampe, corna e coda caprini, simbolo di dissolutezza e vizio),
innamorati delle Ninfe, per caverne e boschi, hanno loro teso innumerevoli (cento) insidie (agguati);
ora riscaldati dal vino (da Bacco) ballono e saltano (ballon, salton – la desinenza in –on era molto usata dagli antichi scrittori fiorentini) sempre.
Chi vuole divertirsi lo faccia: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro.


[21] Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.


[21] Le Ninfe sono anch’esse contente (hanno caro) di essere ingannate dai Satiri:
soltanto le persone rozze e sgradevoli (ingrate) possono opporsi ad Amore:
ora, mescolati insieme, suonano e cantano sempre.
Chi vuole divertirsi lo faccia: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro.


[29] Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio, è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.


[29] Questo peso (soma = mole carnosa) che sta sopra l’asino è Sileno (Sileno = il precettore di Bacco, uno dei satiri):
nonostante sia così vecchio è ubriaco e felice, pieno di grasso (carne) e anni;
se non può stare dritto [perché è ubriaco], almeno ride e gode sempre.
Chi vuole divertirsi lo faccia: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro.


[37]      Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.


[37] Mida (Mida = Re della Frigia che ottenne da Bacco il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava, ma dato che in questo modo diventava d’oro anche il cibo, dovette chiedere a Bacco di togliergli questo potere per non morire di fame. In questo contesto è simbolo di cupidigia) viene subito dopo costoro:
ciò che tocca diventa oro.
E a che serve avere ricchezze (aver tesoro) se poi uno (altri) non si accontenta [di quello che ha]?
Che piacere (dolcezza) vuoi che provi (senta) chi continua ad avere sete [a desiderare qualcosa]?
Chi vuole divertirsi lo faccia: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro.


[45] Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.


[45] Ognuno apra bene gli occhi, del domani [di gioie che pensa di provare in futuro] nessuno si nutra (paschi);
oggi siamo, giovani e vecchi, maschi e femmine, ognuno lieto; ogni pensiero triste sia lasciato cadere (caschi):
facciamo sempre festa.
Chi vuole divertirsi lo faccia: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro.


[53] Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.


[53] Donne e giovani amanti, viva Bacco e viva l’Amore!
Ognuno suoni, balli e canti!
Il cuore si scaldi (arda) di dolcezza!
Nessuno pensi alle fatiche e ai dolori!
Ciò che è destino che sia così (c’ha a esser), conviene che sia così (convien sia). Chi vuole divertirsi lo faccia: perché non si può sapere cosa ci riserva il futuro.




Riassunto e analisi:

La composizione Trionfo di Bacco e Arianna, nota anche come Canzone di Bacco, viene composta da Lorenzo de’ Medici nel 1490. E’ il più celebre dei Canti carnascialeschi (carnevaleschi) di Lorenzo il Magnifico, canti che venivano cantati accompagnando, durante il carnevale, la sfilata dei carri di maschere.
Il variopinto corteo descritto dal poeta è composto di personaggi della mitologia classica, con in testa  Bacco, dio del vino, e Arianna, la sua bellissima sposa, ed a seguire le ninfe, i satiri, Sileno e il Re Mida.
Il testo è un invito a godere il presente con gioia considerata la brevità e caducità della vita. Ad ogni strofa il poeta ripete il concetto di derivazione epicurea con il ritornello: “Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza…”.
La gioiosità della lirica è solo apparente, in realtà dietro la baldanza spensierata dei personaggi si nasconde l’inquietudine per la consapevolezza della fugacità e della precarietà della vita, che conferisce al componimento una profonda malinconia e su questa amara considerazione la poesia si conclude.

Analisi metrica:

Trionfo di Bacco e Arianna è una canzone a ballo (ballata) costituita da sette strofe di ottonari precedute da una ripresa di quattro versi. In tutte le strofe vengono ripetute, come ritornello, gli ultimi due versi della ripresa.
Schema: zyyz nella ripresa e ab, ab, by nelle sette stanza rimanenti.
Il ritmo è agile e veloce, grazie all’utilizzo dell’ottonario e del gioco di rime, e serve ad esprimere l’esaltazione gioiosa della giovinezza a della bellezza ma anche la loro transitorietà e fugacità.


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