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Lorenzo de’ Medici

(Firenze 1449 – 1492)

vita e opere

· Pubblicato · Aggiornato ·
Lorenzo de’ Medici - ritratto di Vasari, olio su tela, 1533-34
Lorenzo de’ Medici - politico e poeta

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Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, non è solo l’illustre rappresentante della stirpe dei de’ Medici, signori di Firenze, il grande e scaltro politico ma anche un uomo dalla spiccata sensibilità culturale, mecenate e poeta lui stesso.


 

VITA DI LORENZO IL MAGNIFICO

Lorenzo de’ Medici nasce a Firenze il 2 gennaio 1449. E’ figlio di Piero, figliodi Cosimo il Vecchio, signore di Firenze, e di Lucrezia Tornabuoni. Riceve un’educazione umanistica: segue le lezioni di poetica ed eloquenza di Cristoforo Landino, studia filosofia e greco e frequenta l’Accademia Platonica di Marsilio Ficino.  Appena ventenne, alla morte del padre, Lorenzo de’ Medici assume il governo di Firenze e dello Stato fiorentino.
Nello stesso anno, 1469, si sposa con la nobile Clarice Orsini, appartenente alla potente famiglia romana degli Orsini.
Dal punto di vista politico Lorenzo dimostra una notevole abilità diplomatica e politica che gli permette di consolidare la signoria medicea sia in Firenze sia in relazione agli altri stati italiani. Rafforza il prestigio della sua città e fa diventare la Signoria di Firenze lo stato moderatore delle contese fra i vari potentati della penisola.
Lorenzo de’ Medici si dimostra un grande mecenate, protettore di letterati ed artisti, e, fin dagli anni giovanili, uomo di grandi interessi culturali. Accanto al Lorenzo grande uomo politico vi è un Lorenzo letterato: è anche poeta e scrittore vario e fecondo. Le sue opere rispecchiano il mondo culturale dell’epoca e rappresentano un incontro tra gli ideali umanistici e la letteratura volgare.
Per le grandi doti dimostrate nei vari ambiti viene chiamato il Magnifico.
Muore l’8 aprile 1492, a soli 43 anni. La morte di Lorenzo de’ Medici segna per Firenze l’inizio di un lungo periodo di crisi.

 

LORENZO: POETA

La produzione letteraria di Lorenzo de’ Medici è varia, basata su esperienze diverse.
Lorenzo dimostra una grande abilità nel passare da uno stile all’altro e da un genere all’altro, ma pecca nell’affermare una voce propria e autenticamente originale. Le opere vengono più volte rimaneggiate e corrette ed alcune non raggiungono mai una redazione definitiva e rimangono incompiute
Lorenzo de Medici inizia la sua attività letteraria ancora prima del suo avvento alla Signoria. In questa prima fase si impegna in con liriche di ascendenza petrarchesca legate all’amore per Lucrezia Donati (il Canzoniere) ma anche con poesie comico-burlesche come la celebre Nencia da Barberino, idillio rusticano, realistico e popolareggiante. Tra i poemetti burleschi due si ispirano a eventi giocosi della vita fiorentina: Simposio (detto anche I beoni), terzine comiche e caricaturali sui più accaniti bevitori fiorentini e Uccellagione di starne, resoconto in ottave di una battuta di caccia.
Anche negli anni a seguire, nonostante il carico dell’azione politica dovuta al suo ruolo di governo della Signoria di Firenze, Lorenzo continua a scrivere di tutto.
Scrive componimenti che si avvicinano e traggono spunto dai modelli di Poliziano, poeta della corte medicea, come l’incompiuto Ambra, poemetto classicheggiante in ottave e l’ecloga in terza rima Amori di Venere e Marte. Queste opere testimoniano il propendere di Lorenzo anche verso un certo naturalismo classicistico.
Lorenzo si impegna anche in una letteratura di devozione popolare scrivendo varie laude  e mettendo in scena anche una Rappresentazione di san Giovanni e Paolo.
Un altro genere letterario che Lorenzo de’ Medici favorisce e a cui si dedica è quello dei Canti carnascialeschi, espressione della piena maturità artistica di Lorenzo, come la celeberrima Canzona di Bacco (detta anche Trionfo di Bacco e Arianna) composta probabilmente per una sfilata di personaggi rappresentanti il corteo di Bacco nel carnevale del 1490.
Questa disposizione ad alternare scritti di devozione religiosa a componimenti di ebbrezza pagana testimoniano l’ambigua e complessa personalità di Lorenzo il Magnifico.


CANTI CARNASCIALESCHI:

sono componimenti che venivano recitati da cortei mascherati in occasione del carnevale (carnasciale) a Firenze tra il secolo XV e i primi decenni del XVI. Alcuni sono opera di personaggi attivi nella vita politica fiorentina, lo stesso Macchiavelli vi si dedicò, ma la maggior parte sono opera di anonimi.
Il modello metrico a cui fanno riferimento è quello della ballata. Spesso l’oggetto del canto diventava pretesto per un gioco di doppi sensi erotici.
I trionfi erano canti carnascialeschi in cui le maschere ed i temi erano ricavati da soggetti mitologici.
I canti carnascialeschi caddero in disuso col passaggio di Firenze da Repubblica a Principato.

LORENZO: MECENATE

Quando nel 1469, a soli vent’anni, Lorenzo de’ Medici si trova a dover governare lo Stato fiorentino, nonostante gli impegni di governo non rinuncia alla propria passione letteraria e ritiene anzi che il prestigio culturale di Firenze debba costituire uno degli obiettivi della sua politica.
Lorenzo è un mecenate sensibile in quanto considera di fondamentale importanza la funzione degli intellettuali e valorizza tutte le diverse manifestazioni artistiche. Arricchisce Firenze di capolavori pittorici e architettonici e ne fa un importante centro culturale e artistico.
In campo letterario Lorenzo mira a rivitalizzare la tradizione volgare fiorentina dei grandi autori del Trecento innovandola in quanto comprende che a livello politico l’affermarsi del volgare avrebbe contribuito ad accrescere il prestigio di Firenze che vantava i più grandi scrittori.





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