Sezione
Letteratura

Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira

Parafrasi e analisi del sonetto

(Rime)

Guido Cavalcanti

· Pubblicato ·

La sublimazione della donna

Chi è questa donna che vèn, ch’ogn’om la mira è un sonetto di lode e di sublimazione della donna scritto da Guido Cavalcanti, principale esponente con Dante Alighieri del dolce stil novo.


TESTO

PARAFRASI

[1] Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,
che fa tremar di chiaritate l’âre
e mena seco Amor, che parlare
null’omo pote, ma ciascun sospira?

[1] Chi è costei che avanza, costei (la) che ogni uomo (ch’ogn’om) ammira (mira - latinismo), che fa vibrare di luminosità (chiaritate - latinismo) l'aria (l’âre) e porta con sé (mena seco) Amore (personificazione - cioè fa innamorare tutti) così () che nessun uomo (null'omo - francesismo) può (pote - latinismo) parlare, ma ciascuno sospira?

[5] O Deo, che sembra quando li occhi gira,
dical’Amor, ch’i’ nol savria contare:
cotanto d’umiltà donna mi pare,
ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira.

[5] O Dio, a che cosa può assomigliare quando volge lo sguardo, lo dica (dical’) Amore (personificazione), perchè io (ch’i’) non lo (nol) saprei (savria) dire (contare - latinismo): mi sembra (mi pare) a tal punto (cotanto) signora (donna – latinismo da domina) di benevolenza (umiltà  - ossimoro), che io (i’) ogni altra donna al suo confronto (ver' di lei) chiamo superba (ira –  metonimia e antitesi umiltà/ira).

[9] Non si poria contar la sua piagenza,
ch’a le’ s’inchin’ogni gentil vertute,
e la beltate per sua dea la mostra.

[9] Non (Non…Non - anafora) si potrebbe raccontare (contar) la sua bellezza (piagenza - provenzalismo), dato che a lei si inchina ogni nobile (gentil) virtù (vertute) e la bellezza (beltate – latinismo e provenzalismo) la indica (la mostra) come (per) sua dea.

[12] Non fu sì alta già la mente nostra
e non si pose ’n noi tanta salute,
che propiamente n’aviàn conoscenza

[12] La nostra mente (mente nostra) non fu mai (già) così elevata (alta) né fu posta in noi tanta perfezione (salute - latinismo) da poterne avere (che…n’aviàn) adeguata (propiamente) conoscenza.


Tematiche della poesia

Le tematiche che emergono dal sonetto sono due, strettamente intrecciate tra loro:

  • La lode della donna la cui natura è quasi soprannaturale, angelicata;
  • l’indicibilità (o ineffabilità) della superiore essenza della donna, cioè l’impossibilità di esprimerlo con parole adeguate.

Non è possibile esprimere con le parole il valore della donna, Cavalcanti ribadisce questo concetto più volte nel sonetto, ripetendolo in ognuna delle strofe, fino alla dichiarazione conclusiva di inadeguatezza: l’impossibilità per la mente umana di avere “propiamente…conoscenza”.  


Analisi del testo della poesia

La prima strofa è posta nella forma di domanda retorica che sottolinea lo stupore del poeta all’apparire della donna amata.
L’incipit: Chi è costei che avanza riecheggia versi della bibbia:

  • il Cantico dei Cantici, VI, 9): Quae est ista quae progreditur – chi è costei che avanza
  • Isaia, LXIII, 1: quis est iste qui venit – chi è costui che viene

L’avanzare della donna viene accostato a un’apparizione divina, come sottolinea anche l’alone luminoso di cui la figura è circonfusa (l’âre). Cavalcanti sposta su un livello di trascendenza il valore della donna in cui ha avvio un processo di spiritualizzazione della donna, non più la persona da amare e desiderare della concezione cortese ma la creatura divina, dalla natura angelica: la donna angelicata.
A differenza di altri sonetti (vedi per esempio: Al cor gentil rempaira sempre amore dello stesso Cavalcanti o Io voglio del ver la mia donna laudare di Guinizelli) in questa lirica non vi è la comparazione della donna con il mondo della natura ma la lode della donna viene allusa per negazioni:

  • sì che parlare / null’omo pote, vv.3-4;
  • dical’Amor, ch’i’ nol savria contare, v.6;
  • Non si poria contar la sua piagenza, v.9;
  • Non fu sì alta già la mente nostra /  che propiamente n’aviàn conoscenza, v.12e14.

Stilnovismo

Emerge in questo sonetto l’esperienza stilnovista di Cavalcanti che attraverso continue negazioni arriva al concetto di impossibilità di conoscenza della natura della donna.
Cavalcanti fa confluire il motivo della lode e della sublimazione della donna in quello dell’ineffabilità della bellezza femminile determinata da una impossibilità che non è solo soggettiva del poeta (i' nol savria contare v.6) ma è soprattutto un’impossibilità assoluta e oggettiva dell’uomo (non si poria contar v.9).
L’indicibilità della bellezza della donna è uno dei temi strutturali dello Stilnovo che diventerà fondante nel Paradiso di Dante.


Analisi metrica

Sonetto di 14 endecasillabi suddivisi in 2 quartine e 2 terzine. A differenza del sonetto classico, inventato da Jacopo da Lentini, in cui le quartine hanno perlopiù rima alternata (ABAB / ABAB) e le terzine schemi vari, con Cavalcanti abbiamo rima incrociata (ABBA / ABBA) nelle quartine e invertita (CDE / EDC) nelle terzine.
Numerosi i termini che terminano in ia, es.: savria / poria / avian sono verbi al condizionale presente che provengono dal provenzale e che saranno adottati anche dalla Scuola siciliana, forme poetiche che continueranno ad essere presenti nella lirica italiana fino all’’800.
Linguaggio lineare ed un solo enjambement (vv.3-4), per il resto ogni verso corrisponde ad una frase. Lessico di derivazione latina e provenzale.


Figure retoriche

Approfondimento di alcune figure retoriche:
Anastrofe

  • che fa tremar di chiaritate l’âre, v.2;
  • e mena seco Amor, sì che parlare, v.3;
  • Deo, che sembra quando li occhi gira, v.5;
  • dical’Amor, ch’i’ nol savria contare, v.6;
  • cotanto d’umiltà donna mi pare, v.7;
  • ch’a le’ s’inchin’ogni gentil vertute, v.10
  • e la beltate per sua dea la mostra, v.11
  • Non fu sì alta già la mente nostra, v.12

Climax

  • L’intero sonetto ha un andamento a climax crescente con una graduale progressione verso il concetto della conoscenza negata.

Metonimia

  • Ira, v.8 – la causa per l’effetto – l’ira di una donna superba - il termine ira, che è la causa, viene utilizzato per indicare l’effetto: la superbia.

Ossimoro

  • d’umiltà donna, v.7 – donna viene dal latino domina, cioè padrona signora, quindi contrasta con l’aggettivo umile.

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