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Parafrasi e analisi della poesia
Lavandare

(Myricae, In campagna, XVIII)

Giovanni Pascoli

· Pubblicato ·
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Dipinto di Millet dal titolo "La pianura di Chailly con erpice e aratro" - particolare

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Giovanni Pascoli compone il testo di “Lavandare tra il 1892 e il 1894. La poesia viene inserita nella terza edizione di Myricae, sezione “L’ultima passeggiata”, ed è un quadretto di vita rustica e semplice che rivela una valenza simbolico-esistenziale.


TESTO

PARAFRASI

[1] Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

[1] In mezzo al (Nel) campo per metà grigio e per metà nero (mezzo grigio e mezzo nero: mezzo arato e mezzo no - la metà grigia è quella non ancora arata, mentre la metà nera è quella in cui la terra è stata rivoltata dall’aratro e seminata) giace (resta) un aratro abbandonato (aratro senza buoi) che sembra (che pare) abbandonato  (dimenticato), in una nebbia leggera (vapor).

[4] E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

[4] Dal fossato (gora – termine tecnico) giunge (viene) ritmato (cadenzato) lo sciabordio (lo sciabordare - onomatopea) delle lavandaie (lavandare) con frequenti (spessi) colpi (tonfi - onomatopea) e lenti (lunghe) canti monotoni (lunghe cantilenespessi-tonfi/lunghe-cantilene: chiasmo):

[7] il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l'aratro in mezzo al maggese.

[7] il vento soffia e fa cadere come neve (nevica – il verbo nevicare è usato transitivamente) le foglie (la frasca vento-soffia/nevica- frasca: chiasmo) e tu [la persona amata] non torni ancora al tuo paese! Quando sei partito come sono rimasta (sola)! [abbandonata] come l’aratro (come l'aratro - similitudine) in mezzo al campo incolto (maggese - campo lavorato in maggio e lasciato poi a riposo perché possa tornare ad essere fertile).



Riassunto

Il poeta passeggia in campagna in una giornata d’autunno. Il paesaggio è avvolto in una nebbiolina che sale leggera dal terreno e Pascoli scorge nel mezzo di un campo, arato a metà, un aratro abbandonato. Da un fosso  arriva il canto triste e lento delle lavandaie al lavoro. Il canto racconta di un’innamorata rimasta sola, in attesa che l’amato ritorni, ella si sente triste e malinconica come l’aratro abbandonato in mezzo al campo.


Analisi del testo della poesia:

La poesia “Lavandare” è un esempio di impressionismo pascoliano in quanto il poeta come in un quadro rappresenta, accostandoli, gli elementi che compongono la descrizione: Il campo arato a metà con un aratro abbandonato nel mezzo, il canto triste delle lavandaie ed il malinconico e spoglio paesaggio della campagna autunnale.
Si distinguono diverse aree sensoriali:

  • La prima strofa è tutta giocata sui colori e prevalgono le sensazioni visive: l’aratro abbandonato, il campo mezzo nero e mezzo grigio, la nebbiolina creano un’immagine pittorica à impressionismo visivo;
  • nella seconda strofa prevalgono invece le sensazioni uditive, parte onomatopeica: rumore sordo dei panni battuti nell’acqua e il canto triste delle donne à impressionismo uditivo
  • nella quartina conclusiva, contenente le parole della canzone cantata dalle lavandaie, entrambi i sensi partecipano: le sensazioni uditive del soffiare del vento (il vento soffia) e visive del cadere delle foglie (nevica la frasca) e dell’aratro abbandonato (l'aratro in mezzo al maggese) fanno da contorno all’emergere, nei due versi centrali, della verità esistenziale della dolorosa solitudine dell’uomo à componente simbolistica.


Tematica:

I temi principali sviluppati da questo breve componimento poetico sono quelli dell’abbandono e della solitudine. Pascoli si serve degli aspetti della natura e delle cose in maniera emblematica, simbolista, per creare corrispondenze che conducono ad un’immagine desolata che trova il suo corrispettivo nello stato d’animo del poeta colmo di malinconia e di smarrimento.


Campo arato a metà con un aratro

L’immagine dell’aratro in mezzo al campo apre e chiude il componimento, dandogli una struttura circolare. Il campo arato solo a metà suggerisce un senso di incompletezza e l’aratro anticipa la sensazione di abbandono. Questi aspetti oggettivi della vita contadina diventano simbolo della solitudine dell’uomo.


Canto delle lavandaie

Il canto delle lavandaie, riportato nella quartina finale (vv.7-10), è la trascrizione quasi alla lettera  di due canti popolari marchigiani. Nonostante ciò possa indurre, unitamente alla rappresentazione oggettiva della realtà delle prime due strofe, a dare una connotazione di tipo impressionistico-verista alla poesia in quanto rappresenta il tipico “documento umano”, caro ai veristi, in realtà l’interpretazione conclusiva è di tipo simbolista: emerge il destino di solitudine e di abbandono proprio della condizione umana.


Metrica

La lirica “Lavandare” è in endecasillabi con la struttura di un madrigale con rime:

  • le due terzine hanno i versi esterni in rima e sono collegate dalla rima del verso centrale. Ci sono anche rime interne: cadenzato (v.4) rima con dimenticato (v.3) in ato, verso 5 lo sciabordare delle lavandare rima interna in are.
  • la quartina è a rime alternate. I vv. 7 e 9 sono in quasi-rima in quanto frasca/rimasta non è una rima perfetta ma un’assonanza basata sull’identità delle vocali.

Schema: ABA CBC DEDE.
La cadenza lenta e ripetitiva riproduce il ritmo monotono e sempre uguale proprio dei ritmi di lavoro delle lavandaie e del loro canto. Le numerose allitterazioni e le onomatopee contribuiscono fonicamente a rendere l’immagine della nebbia, dell’acqua e del vento.


Figure retoriche

Enjambement:

  • vv.2/3 pare /dimenticato;
  • vv.4/5 viene / lo sciabordare.

Chiasmi:

  • v.6 con tonfi spessi e lunghe cantilene - sostantivo-aggettivo/aggettivo-sostantivo;
  • v. 7 vento soffia e nevica la frasca - sostantivo-verbo/verbo-sostantivo.

Sinestesia v.6 tonfi spessi.
Allitterazioni

  • in r -  nero, aratro, pare, vapor leggero, gora, sciabordare, lavandare, torni ancora, rimasta, aratro;
  • in f, tonfi, soffia, frasca;
  • in s e sc, spessi, soffia, sciabordare;
  • in t, tu non torni, al tuo, partisti, rimasta;
  • in m, in mezzo alla maggese.

Onomatopee contribuiscono fonicamente a produrre la sensazione della nebbia, del suono dell’acqua  (es.: sciabordare, tonfi) e del rumore del vento (es.: soffia).
Similitudine vv.9/10 son rimasta! / come l'aratro in mezzo al maggese
Metafora v. 7 nevica la frasca immagine che evoca il cadere delle foglie come fiocchi di neve.







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