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Amor è uno desio che ven da core

Parafrasi e analisi

(Natura d’amore)

Sonetto

Jacopo da Lentini

· Pubblicato · Aggiornato ·

TESTO

PARAFRASI

[1] Amore è uno desio che ven da core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima generan l’amore
e lo core li dà nutricamento.

[1] Amore è un desiderio (desio) che sgorga dal cuore e nasce dall’intensità del piacere (abondanza di gran piacimento), gli occhi per primi fanno nascere l’amore e poi viene nutrito (li dà nutricamento) dal cuore (lo core).

[5] Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nascimento:

[5] E’ possibile (Ben è) che qualche volta (alcuna fiata) l’uomo (om - sicilianismo) ami senza aver visto la persona di cui è innamorato (so ’namoramento metonimia - astratto al posto del concreto), ma l’amore vero, quello che avvince con l’impeto della passione (stringe con furore), nasce (ha nascimento) dalla vista dell’amata:

[9] ché li occhi rapresentan a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio
com’è formata naturalemente;

[9] Gli occhi presentano al cuore ogni cosa che vedono informandolo su ciò che in ciascuna vi è di naturalmente buono  e cattivo (bono e rio - antitesi);

[12] e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e li piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

[12] e il cuore che riceve il messaggio degli occhi (che di zo è concepitorezo sta per ciò, è un sicilianismo), immagina [quella cosa] e prova piacere nel desiderarla: questo è l’amore che vive (regna) tra gli uomini (fra la gente).


Analisi del testo della poesia:

Questo sonetto fa parte di una tenzone (una discussione in versi: scambio di poesie o di strofe alternate, tra due o più poeti, per confrontarsi su un argomento specifico) con Jacopo Mostacci (con il sonetto Solicitando un poco meo savere) e Pier della Vigna (il suo sonetto s’intitola Però ch’amore non si pò vedere), disputata prima del 1248.
Il tema affrontato è la natura dell’amore. L’amore per Jacopo da Lentini nasce dal cuore, il quale riceve però lo stimolo dagli occhi che gli inviano l’immagine di ciò che vedono. Quindi il sentimento amoroso è per Jacopo da Lentini, in base alla filosofia aristotelica, un fatto accidentale provocato dalla vista della bellezza della donna. L’ipotesi che si possa provare amore senza aver visto l’oggetto che lo suscita, tipica della poesia occitanica e sostenuta dal trovatore Jaufrè Rudel, seppure sia possibile, non porta secondo il poeta ad un vero e forte sentimento amoroso.
I contenuti del sonetto celebrano l’amore in generale, non legato alla propria esperienza personale, con argomenti perfettamente in linea con le teorie della tradizione lirica cortese dei poeti provenzali, precursori della Scuola Siciliana.


Riassunto:

Nella prima quartina Jacopo da Lentini definisce l’amore come un desiderio che nasce dagli occhi che generano questo sentimento che viene nutrito dal cuore. Nella seconda quartina viene fatto riferimento alla concezione provenzale dell’amore nato senza aver visto l’oggetto dell’amore (Jaufrè Rudel). Il poeta respinge questa ipotesi e se anche succede che si ami senza vedere la persona desiderata, solo uno sguardo degli occhi fa nascere la vera passione amorosa, il vero amore. Perché, come precisa il poeta nelle ultime due terzine, sono solo gli occhi che trasmettono al cuore l’immagine di ogni cosa, sia buona che cattiva, e il cuore a quel punto si abbandona all’immaginazione e ricrea le sembianze della persona amata ed il desiderio che prova gli provoca piacere. Il poeta conclude dicendo che questo è l’amore che domina tra la gente.


Analisi metrica:

Sonetto. I quattordici versi sono endecasillabi suddivisi in quattro strofe. Schema di rime: ABAB, ABAB, CDE, CDE, rime alternate nelle quartine e replicate nelle terzine.
Nel sonetto vi sono una serie di personificazioni che riguardano i motivi del cuore (lo core dà nutricamento; lo cor, che di zo è concepitore, imagina, e piace quel desio) e dell’amore (quell’amor che stringe con furore; questo amore regna fra la gente). Polisindeto nell’ultima terzina con la ripetizione di eee….
La forma lirica è elegante e raffinata anche se un po’ schematica in una lingua ricercata e preziosa in cui non vi è traccia di residui dialettali.
Jacopo da Lentini utilizza vari provenzalismi: piacimento, nutricamento, ’namoramento, nas[ci]mento, amatore, furore, concepitore, abondanza, regna.



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