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Letteratura

Parafrasi e analisi

Candida è ella, e candida la vesta

(Stanze per la giostra, canto I, Ottave 43 - 47)

Angelo Poliziano

· Pubblicato ·

Antefatto

Nelle ottave del poema che precedono questi versi, Poliziano descrive il protagonista, Iulio come una persona decisamente contraria all’amore che passa tutto il suo tempo cacciando nei boschi.
Cupido per vendicarsi durante una battuta di caccia gli fa apparire davanti agli occhi uno splendido esemplare di cerva che egli prontamente insegue per riuscire a catturarla. Giunto in un campo fiorito la cerva scompare ed al suo posto appare una splendida ninfa di cui egli si innamora perdutamente.


TESTO

PARAFRASI

[43] Candida è ella, e candida la vesta,
ma pur di rose e fior dipinta e d’erba;
lo inanellato crin dall’aurea testa
scende in la fronte umilmente superba.
Ridegli a torno tutta la foresta,
e quanto può suo cure disacerba;
nell’atto regalmente è mansueta,
e pur col ciglio le tempeste acqueta.

[43] Lei è candida (Candida…e candida - anafora) e candida è la sua veste, anche se è dipinta di rose e (e… e - polisindeto) di fiori e d'erba; i capelli ricci (inanellato crin - latinismo) della testa bionda (aurea testa - latinismo) scendono sulla sua fronte, umile eppure superba (umilmente superba - ossimoro). Intorno le sorride (Ridegli a torno) tutta la foresta e, per quanto possibile, allevia (disacerba) le sue preoccupazioni (cure - latinismo); i suoi gesti (nell’atto) sono regalmente tranquilli (mansueta) e con il solo sguardo (e pur col ciglio retorica?) acquieta le tempeste ( iperbole).

[44] Folgoron gli occhi d’un dolce sereno,
ove sue face tien Cupido ascose;
l’aer d’intorno si fa tutto ameno
ovunque gira le luce amorose.
Di celeste letizia il volto ha pieno,
dolce dipinto di ligustri e rose;
ogni aura tace al suo parlar divino,
e canta ogni augelletto in suo latino.

[44] Gli occhi scintillano (Folgoron) azzurri come un cielo sereno (d’un dolce sereno), dove Cupido tiene nascoste (ascose) le sue fiaccole (face); l'aria (aer - latinismo) intorno diventa ridente (si fa tutto ameno), ovunque lei giri gli occhi (gira le luce metonimia) fa innamorare (amorose). Ha il volto pieno di celeste allegria (letizia), dolcemente dipinto del colore dei ligustri (ligustri – piccoli fiori bianchi) e di rose; ogni brezza (aura - latinismo) tace al suo parlare divino e ogni uccellino (augelletto - latinismo) canta con il proprio verso (in suo latino – nel suo linguaggio).  

[45] Con lei sen va Onestate umile e piana
che d’ogni chiuso cor volge la chiave;
con lei va Gentilezza in vista umana,
e da lei impara il dolce andar soave.
Non può mirarli il viso alma villana,
se pria di suo fallir doglia non have;
tanti cori Amor piglia fere o ancide,
quant’ella o dolce parla o dolce ride.

[45] Accanto a lei sta (Con lei sen va) l'Onestà (Onestate - personificazione), umile e semplice (piana), che sa parlare (volge la chiave) anche al cuore più chiuso (d’ogni chiuso cor); con lei sta la Gentilezza ( personificazione) umana a vedersi (in vista umana), e apprende da lei la dolce andatura soave. Una persona non nobile [d’animo] (alma villana - latinismo) non può guardarla in viso, se prima (se pria – latinismo da prius) non si è pentito (doglia non have, doglia - latinismo) delle sue colpe (di suo fallir); ogni volta che ella (quant’ella) parla o ride dolcemente, Amore (personificazione) cattura (piglia), ferisce (fere) e uccide (ancide) tanti cuori ( perifrasi per dire che fa innamorare).

[46] Sembra Talia se in man prende la cetra,
sembra Minerva se in man prende l’asta;
se l’arco ha in mano, al fianco la faretra,
giurar potrai che sia Diana casta.
Ira dal volto suo trista s’arretra,
e poco, avanti a lei, Superbia basta;
ogni dolce virtù l’è in compagnia,
Biltà la mostra a dito e Leggiadria.

[46] Sembra (similitudine) la musa Talìa se prende in mano la cetra, sembra Minerva se impugna la lancia: se ha in mano l'arco e al fianco la faretra, potresti giurare che sia la casta Diana.
L’Ira (personificazione) si allontana (s’arretra) sconfitta (trista) dal suo volto, e davanti a lei la Superbia (personificazione) resiste (basta) poco; ogni dolce virtù la accompagna (l’è in compagnia), la Bellezza (Biltà - personificazione) e la Leggiadria (personificazione) la indicano [come loro incarnazione] (la mostra a dito).

[47] Ell’era assisa sovra la verdura,
allegra, e ghirlandetta avea contesta
di quanti fior creassi mai natura,
de’ quai tutta dipinta era sua vesta.
E come prima al gioven puose cura,
alquanto paurosa alzò la testa;
poi colla bianca man ripreso il lembo,
levossi in piè con di fior pieno un grembo.

[47] Ella era seduta (assisa) sopra l'erba (verdura), allegra, e aveva intrecciato (avea contesta) una piccola ghirlanda con tutti i fiori creati dalla natura (di quanti fior creassi mai natura), dei quali tutta la sua veste era dipinta. E non appena si accorse (puose cura) del giovane, alzò la testa un po' impaurita; poi, preso il lembo della veste con la mano bianca, si alzò (levossi) in piedi col grembo pieno di fiori.



Riassunto

Il poeta descrive la fanciulla (Simonetta) come un essere candido e candida è anche la sua veste, impreziosita da ricami floreali. La capigliatura è bionda e riccioluta ed ella appare umile e superba allo stesso tempo. Anche la natura intorno ad ella le sorride e la allieta facendo dimenticare ogni pena. Ha un portamento regale e basta un suo sguardo per calmare gli animi.


Analisi del testo

Poesia colta e letteraria, la lirica di Poliziano è, secondo la sensibilità umanistica dell’epoca, puramente di evasione egli, infatti scrive versi per fuggire dalla realtà e rifugiarsi in una dimensione ideale di splendore ed armonia, un mondo di bellezza assoluta.
In queste ottave Poliziano delinea l’ideale sublime di bellezza e grazia della donna attraverso alcune caratteristiche peculiari che emergono dalla descrizione:

  • Il candore simbolo di purezza;
  • La preziosità degli ornamenti floreali dei ricami della veste;
  • L’umiltà nonostante la superba bellezza;

Alcuni termini e versi riecheggiano Petrarca:

  • Quel disacerba dell’ottava 43 ricorda perché cantando il duol si disacerba, del Canzoniere (23, v.4);
  • Anche l’immagine della fanciulla che o dolce parla o dolce ride (ott.45 v.8) è ispirata da Petrarca (Canzoniere, 159, 14) che a sua volta la riprende dai classici, per esempio il poeta latino Orazio: “Io Lalage amerò che dolce ride / che dolce parla” (Odi, Libro I, XXII, vv.23-24), o Catullo: “ti vede e ode ridere dolcemente”, Carmi, LI – vv.4-5;

In alcuni punti si scorge anche Cavalcanti:

  • In suo latino (ott.44, v.8) richiama Fresca rosa novella ai vv. 10-11: e cantino gli auselli / ciascuno in suo latino.

L’ambientazione è quella di un prato fiorito che appare incontaminato e immerso in un’atmosfera primaverile che rimanda ad una eterna giovinezza.


Stanze per la giostra

Stanze per la giostra è l’opera più importante di Poliziano. Si tratta di un poemetto encomiastico e celebrativo dedicato a Giuliano de’ Medici.
Il protagonista Iulio, trasfigurazione fantastica di Giuliano de’ Medici, si innamora a prima vista di Simonetta, nonostante fino a quel momento avesse sempre disprezzato l’amore e preferito ad esso la caccia.


Simonetta

Simonetta è la protagonista femminile del poema, incarna la donna amata nella realtà da Giuliano de’ Medici, la bella Simonetta Cattaneo, moglie di Marco Vespucci.
La bellezza di Simonetta fu cantata da molti ed anche da Lorenzo il Magnifico e ritratta da grandi artisti come Ghirlandaio, Pollaiolo e Botticelli.
Queste ottave sono dedicate alla sua descrizione che rispecchia l’ideale di bellezza e di grazia dell’epoca, significativamente riscontrabile nei dipinti del tempo più che nella realtà, vedi ad esempio le figure femminili di Botticelli.
Come le altre donne dei poeti stilnovisti e come Beatrice di Dante, Simonetta ha il potere di tenere lontano da sé ogni persona malvagia.
Il personaggio di Simonetta riecheggia inoltre le figure mitiche di dee e ninfe, possiede infatti le qualità di una delle nove muse, la musa della lirica Talia, e di Minerva e Diana , rispettivamente dea della guerra e dea della caccia e della castità.


Analisi metrica

Il passo è composto da ottave in endecasillabi. Schema: ABABABCC.
Poliziano fa un uso raffinato degli strumenti retorici del classicismo ricorrendo a:

  • un lessico prezioso fatto di parole ed espressioni auliche e latinismi: inanellato crin, aurea testa, cure, aer, aura, augelletto, alma, doglia;
  • vari artifici e figure retoriche: anafore, parallelismi, chiasmi, assonanze, ecc.
  • riferimenti a figure mitologiche;
  • richiami ad opere letterarie di autori classici, greci, latini ed anche echi stilnovisti e petrarcheschi.

Figure retoriche

Approfondimento di alcune figure retoriche:


Anafore

  • Candida è ella, e candida la vesta, v.1 ott.43 – la ripetizione dell’aggettivo candida accentua l’impressione visiva mettendo in rilievo il candore della donna e contribuisce alla musicalità e al ritmo del verso;

Anastrofe

  • Di celeste letizia il volto ha pieno, v.5 ott.44 – inversione con il verbo alla fine del periodo;

Metafora

  • Folgoron gli occhi d’un dolce sereno, / ove sue face tien Cupido ascose, vv.1-2 ott.44 – negli occhi azzurri di Simonetta Cupido tiene nascoste le sue fiaccole, per dire che gli occhi sono così belli e luminosi che fanno innamorare;

Metonimia

  • le luce amorose, v.5 ott.44 – luce per dire occhi;

Ossimoro

  • umilmente superba, v.1 ott.43 – unione di due termini di senso opposto: umile e superbo, due aspetti che convivono armoniosamente in Simonetta.


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