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Piet Mondrian

(Amersfoort, 1872 – New York, 1944)

vita e opere

· Pubblicato · Aggiornato ·
Piet Mondrian - immagine fotografica
Piet Mondrian - il pittore che amava il ballo, il jazz, il boogie e il ritmo di New York

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Pieter Cornelis Mondriaan, meglio conosciuto come Piet Mondrian, è un pittore olandese che progressivamente approda all’astrattismo a cui dà un’interpretazione di tipo razionale, geometrica e matematica. L’obiettivo di Mondrian è di arrivare a rappresentare la realtà immutabile delle cose, ciò lo porta a bandire ogni sentimento ed emozione a favore di una pittura che sia indipendente dalla particolarità ed espressione dell’universale.

 

 


 

VITA E FORMAZIONE ARTISTICA

Pieter Cornelis Mondriaan nasce il 7 marzo del 1872 ad Amersfoort, in Olanda vicino a Utrecht, in una famiglia di rigidi calvinisti.
Inizia come pittore figurativo, studia all'Accademia di Belle Arti di Amsterdam, dal 1892 al 1895, subendo l'influenza del romanticismo olandese e della pittura francese: per un certo periodo dipinge paesaggi che risentono dell’influenza dell’impressionismo. Le immagini dei suoi primi quadri sono di tipo pastorale, descrivono mulini, campi, fiumi.
L’arte di Mondrian è fortemente legata ai suoi studi spirituali e filosofici, in particolare alle teorie teosofiche a cui si avvicina a partire dal 1899 e che hanno un grande peso sulla sua vita tanto che nel 1909 decide di iscriversi alla Società Teosofica Olandese.


TEOSOFIA:

Il significato letterale, dal greco Theosophia, è conoscenza (sophia) che concerne Dio (teo). La teosofia sostiene che vi sia un’unica verità divina, a cui si rifanno tutte le religioni, conosciuta solo da alcuni grandi iniziati. Il fine dell’uomo è di ricongiungersi con l’Uno dal quale deriva tutto l’esistente. Si rifà alla tradizione neoplatonica rivista sulla base degli scritti di E.P. Blavatskij e sostiene che la ragione da sola non basta per raggiungere le verità più profonde ma bisogna far ricorso anche alla meditazione ed alle esperienze mistiche.

Mondrian impara l’uso del colore seguendo suggestioni che provengono dal simbolismo, dall’Art Nouveau, dalla pittura di Munch, Van Gogh e dei fauvres. Mondrian stesso afferma: “La prima cosa che mutò nella mia pittura fu il colore. Ero giunto a sentire che i colori della natura non possono essere riprodotti sulla tela.


L’ESPERIENZA PARIGINA

Il trasferimento a Parigi di Mondrian, nel 1911, determina il suo definitivo abbandono del naturalismo e un decisivo cambiamento della sua pittura determinato dalla conoscenza delle opere dei cubisti. L’indipendenza dalle precedenti esperienze olandesi viene sottolineato dall’artista con l’adozione in questo periodo del nome Mondrian, derivato dalla francesizzazione del suo cognome originario.
La serie dei dipinti degli Alberi ben illustra questa evoluzione della sua pittura, basta confrontare l’Albero rosso (1908), il primo dipinto della serie, con l’Albero argentato (1911) in cui l’influenza cubista è immediatamente evidente.
Anche il cubismo rappresenta solo una tappa nel percorso artistico di Mondrian che progressivamente arriva all’astrazione, nella sua ricerca volta a depurare la pittura da ogni richiamo alla realtà contingente per arrivare al nocciolo essenziale della realtà “in sé”, della realtà “pura”.

 

L’APPRODO AL NEOPLASTICISMO

Mondrian rimane a Parigi fino al 1914 quando deve rientrare in Olanda per problemi familiari. Lo scoppio della Grande Guerra, nel 1914, lo costringe a restare in Olanda dove va a vivere in una colonia di artisti. E’ lì che Mondrian conosce Theo van Doesburg, pittore ed architetto, con il quale fonda la rivista De Stijl (Lo Stile). Ottobre 1917 è la data in cui viene pubblicato il primo numero della rivista De Stijl, nella prefazione viene dichiarato l’ambizioso intento che questo gruppo di artisti si prefigge: “contribuire allo sviluppo di un nuovo senso estetico…. rendere l’uomo moderno sensibile a tutto ciò che vi è di nuovo nelle arti plastiche”. Nel 1924 Mondrian interrompe la sua collaborazione per contrasti subentrati con Van Doesburg.
Sul periodico Mondrian pubblica diversi saggi sui quali definisce la sua teoria artistica. La formulazione di questa teoria, a cui viene dato il nome di neoplasticismo, segna la sua rottura definitiva con la pittura rappresentativa. Mondrian teorizza una pittura che "risponda a un comune bisogno di certezza, di chiarezza e di ordine" e che sia "un'espressione non soggettiva, ma valida per tutti"; egli afferma: « Dietro la mutevole forma naturale c'è sempre l'immutabile realtà pura ».


NEOPLASTICISMO:

E’ intorno alla rivista De Stijl pubblicata dall’ottobre del 1917 a Leida in Olanda da Mondrian e Theo van Doesburg che si forma il gruppo del neoplasticismo, formato da pittori, scultori, architetti, orientato al razionalismo e alla ricerca di nuove modalità espressive basate su rapporti elementari ed essenziali, nelle forme e nei colori. Affermando il dominio della mente sui sensi, il neoplasticismo esalta l’armonia intellettuale e lo spirito matematico. Si oppone ad ogni forma baroccheggiante dell’arte in nome dell’essenzialità, dell’equilibrio e dell’armonia.
La rivista De Stijl cessa le sue pubblicazioni poco dopo la rottura tra Mondrian e van Doesburg.

 

LO STILE DEI QUADRI "A GRIGLIA"

Nel frattempo, nel 1919, alla fine della guerra, Mondrian torna a Parigi e vi rimane fino al 1938. Si definisce in quegli anni lo stile che lo rende famoso in tutto il mondo, i famosi quadri “a griglia”.
Prima di arrivare a questi esiti Mondrian ha fatto un lungo percorso di studio, inizialmente dipingeva degli alberi e mano a mano evolve stilisticamente va sempre più verso l’astrazione.
L’evoluzione del suo pensiero artistico si concretizza in un processo di graduale riduzione della forma a due condizioni fondamentali: la linea e il colore ed emerge l’influenza determinata dalle teorie sul “misticismo positivo” e sulla “matematica plastica”, studiate dall’artista, che sostengono che c’è un rapporto tra matematica e realtà naturale che permette di ridurre tale realtà ad una visione plastica essenziale ed universale.



 

ARTE RIFLESSO DELL’UNIVERSALE

Per Mondrian l’arte deve identificarsi nella vita ma dato che la vita è essenzialmente interiorità è necessario escludere gradualmente dalla rappresentazione artistica il mondo oggettivo, solo in questo modo l’opera arriva ad avvicinarsi sempre di più alla vita interiore sino a coincidere con essa.
L’arte deve esprimere armonia e rigore da opporre al disordine del mondo. L’arte deve essere il riflesso dell’universale, dell’assoluto e non dell’individuale e del particolare. Per raggiungere tale scopo è necessario escludere la rappresentazione del mondo reale, bisogna ripulire il linguaggio classico, non c’è più spazio per i sentimenti e le emozioni. La ricerca pittorica di Mondrian si rivela sempre più astratta ed essenziale.

 

LINEE E COLORE NEI QUADRI DI MONDRIAN

L’artista deve operare solo attraverso le linee rette, orizzontali e verticali. La linea curva va eliminata perchè dà spazio, in quanto elemento decorativistico, alle emozioni. Anche la scelta del colore ed il modo in cui è steso sulla tela rivela emozioni, quindi l’artista neoplastico deve utilizzare la tinta unita e piatta.
Progressivamente Mondrian abbandona ogni componente figurativa ed opta per una pittura astratta, fatta di elementi puri: un reticolato di linee nere che incrociandosi ad angolo retto formano quadrati e rettangoli, che riempie con i 3 colori primari (rosso, giallo e blu), a cui aggiunge il verde, il grigio, il nero e il bianco.

 

LA SUDDIVISIONE DELLA TELA IN RETICOLATI

Nelle sue composizioni Mondrian usa l’olio su tela e i formati delle tele o sono quadrati o rettangoli. Le composizioni sono di tipo geometrico basati sull’incrocio di linee nere sovrapposte tra loro su superfici bianche (nero e bianco sono non-colori in quanto il primo assorbe tutti i colori e il secondo è la somma di tutti i colori). Crea dunque dei reticolati con campature quadrate o rettangolari di diversa dimensione e colore, ogni colore riempie totalmente un riquadro senza nessuna sfumatura e variazione di intensità. I colori utilizzati da Mondrian a volte si riducono ai soli tre primari rosso, giallo e blu e talvolta addirittura ad uno solo.
Le forme sono delineate da linee nette, verticali ed orizzontali, che si incontrano formando angoli retti.
Questi reticolati si estendono per tutta la superficie della tela e si percepiscono nella loro bidimensionalità. La composizione è sempre asimmetrica ma tende alla ricerca di equilibrio, razionalità ed armonia; quegli stati che Mondrian vorrebbe nella realtà. Scrive in un articolo: "Voglio arrivare il più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a raggiungere l'essenza delle cose". Per Mondrian l’opera d'arte deve mirare all'essenziale, alla purezza assoluta.

 

GLI ULTIMI ANNI A NEW YORK

Nel 1940, per sfuggire alla guerra che sta per sconvolgere l'Europa, si trasferisce negli Stati Uniti.
Il suo stile si rinnova e si adegua all'atmosfera  vivace  della grande mela, i dipinti diventano più luminosi e vivaci. Appassionato di musica jazz e abile ballerino, frequenta un club per jazzisti, il Minton's Playhouse, ed il ritmo della musica entra nelle sue tele.
In un dipinto come "Broadway boggie-woogie", la musica è protagonista, fin dal titolo. E’ una pittura diversa, capace di rappresentare tutta l'esuberanza e l'animazione della New York di quegli anni.
Muore nel 1944 per una polmonite a New York e viene sepolto a Cypress Hills a Brooklyn.






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