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Arte

La città che sale

Umberto Boccioni

(Olio su tela, 1910-11, 199,3x301 cm.)

· Pubblicato · Aggiornato ·
La città che sale - dipinto di Umberto Boccioni
La città che sale
opera esposta al Museum of Modern Art di New York

Sintesi

Dipinto: La città che sale
Artista: Umberto Boccioni
Periodo: 1910/11
Dimensioni: 199,3×301 cm
Tecnica: Olio su tela
Stile: Futurista
Collezione: Museum of Modern Art MOMA - New York

ANALISI DIPINTO


"La città che sale" è un quadro molto lungo (199,3 x 301 cm). Il pittore Boccioni vuole rappresentare il dinamismo della città moderna in cui tutto è movimento e frenesia per poter stare al passo con il progresso industriale e lo sviluppo tecnologico, temi cari ai pittori futuristi.


 

La città moderna

La città che sale è la città che si espande in altezza. Boccioni rappresenta una zona periferica di una grande città, Milano, dove sono in costruzione nuovi edifici che l’artista osserva dalla finestra della propria abitazione. Il primo titolo adottato da Boccioni per questo quadro era: Il lavoro.
E’ una città di carattere industriale, infatti a destra si vedono delle ciminiere.

 

Il cavallo

Il fulcro del dipinto è un cavallo di colore rosso fuoco, ben visibile in primo piano sulla destra del dipinto, mentre sta trainando con la sua massima forza, fuso nello sforzo con la fatica degli uomini, operai che lo spronano e incitano. Il cavallo è di grandi dimensioni, di un rosso fiammeggiante, e rappresenta la dirompente vitalità che si sprigiona dalla energia animale, una sorta di Pegaso che tutto travolge nel suo galoppo. La sua immagine viene ripetuta quattro volte, in alto a sinistra e a destra, per esaltare la frenetica velocità del movimento e rendere l’idea del ribollire dei lavori tutt’intorno.
In secondo piano si distinguono degli uomini e sullo sfondo i cantieri e le impalcature dei palazzi in costruzione. In alto a sinistra è visibile un tram giallo.


 

Il dinamismo

Le figure del dipinto si compenetrano con lo sfondo formando un insieme inscindibile. Non è una scena realistica, l’artista Boccioni sintetizza sulla tela ciò che vede e ciò che ricorda. Trasmette la positività del fermento dato dall’attività. La carica dinamica dell’insieme risulta esasperata.
Riguardo alla compenetrazione tra figura e sfondo, scrive Boccioni nel Manifesto tecnico della scultura futurista: “I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi, così che il tram che passa entra nelle case, le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano." La fusione tra soggetto e ambiente è la strategia adottata dai futuristi per rendere la rappresentazione del movimento e della sua velocità. Nulla in questo quadro risulta statico.


 

La tecnica

La tecnica usata da Umberto Boccioni in questo dipinto è ancora divisionista con colori espressionisti, forti e irreali che puntano sulla violenza cromatica, ma stesi a puntini. I colori accesi contribuiscono a sottolineare la forza irrefrenabile della città che si espande. La profondità non viene rappresentata dal pittore attraverso la prospettiva geometrica (ad eccezione dell’edificio sullo sfondo) ma tramite la sovrapposizione delle forme e il variare delle loro grandezze.





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