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Il quarto stato

Giuseppe Pellizza da Volpedo

(Olio su tela, 1896/1901, 293x545 cm.)

· Pubblicato · Aggiornato ·

Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo
"Il quarto stato" opera custodita nel Museo del Novecento di Milano

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ANALISI DIPINTO

Il quarto stato” è l'opera che ha reso Giuseppe Pellizza da Volpedo famoso al grande pubblico e che nel tempo è arrivata a diventare un’icona popolare, copertina di molti libri di storia ed immagine molto sfruttata anche in campo pubblicitario.
E’ un dipinto di grandi dimensioni, 283 x 550 cm., realizzato con la tecnica divisionista, a piccole pennellate.


 

OPERA DI DENUNCIA SOCIALE

Giuseppe Pellizza è interessato all’argomento relativo alla denuncia sociale delle condizioni di miseria in cui vive il proletariato di fine ‘800 e alla protesta contadina. L’idea di realizzare un “quadro sociale” gli frulla in testa già dai primi anni del 1890, infatti esegue vari studi sul tema, come “Ambasciatori della fame”, primo bozzetto ad olio del 1891, e “La Fiumana”, datato 1895/96, fino ad arrivare, all’esecuzione della versione definitiva del suo progetto: “Il quarto stato”.
Il quarto stato” viene inizialmente intitolata “Il cammino dei lavoratori” e si ispira agli scioperi e alla manifestazioni di protesta dei braccianti.
Il quarto stato” è ambientato nella piazza Malaspina di Volpedo, la cittadina in provincia di Alessandria in cui Pellizza è nato. Il nome deriva dalla famiglia Malaspina, che ai tempi di Pellizza possedeva la maggior parte delle terre del piccolo borgo agricolo di Volpedo, ed il cui palazzo si affacciava proprio su quella piazza.

 

DESCRIZIONE DEL DIPINTO

Sullo sfondo del dipinto si intravede un cupo tramonto in cui una folta barriera scura di cespugli è sovrastata da un cielo blu/violaceo. Una schiera compatta di lavoratori, il proletariato (il quarto stato), illuminata dalla luce solare avanza con passo cadenzato verso l’osservatore. Questo avanzare verso la luce del sole rappresenta simbolicamente la fiducia nel progresso sociale e dell’avanzare verso un futuro che in quel momento storico appare carico di grandi cambiamenti, pieno di aspettative, mentre non è casuale il fatto che Pellizza dipinga un tramonto alle spalle della folla, simbolo dell’allontanamento da un passato fatto solo di miseria, sudore e fatica.
La folla dei contadini di “Il quarto stato appare compatta e determinata, avvolta in una luminosità dorata. La linea retta che unisce le teste sullo sfondo si oppone alla linea curva che unisce i piedi dando l’effetto di un’onda potente ma lenta, che avanza inesorabilmente. Ciò che rende così unito e compatto questo drappello di lavoratori è l’essere accomunati da un identico sentimento di fede nei propri ideali e di speranza per le conquiste sociali che riusciranno ad ottenere.
La scena raffigurata da Pellizza rappresenta una lotta sociale, che si svolge con la partecipazione e la consapevolezza di tutti in modo pacifico e con la speranza per il futuro.

 

I PERSONAGGI RITRATTI

In “Il quarto stato” le 3 figure in primo piano, due uomini e una donna, precedono il gruppo come rappresentanti di tutti i lavoratori e delle loro famiglie e simboleggiano la forza lavoro, tra cui anche le donne, madri, e guidano il gruppo di contadini in marcia. Nel gruppo anche dei bambini condotti dai genitori, lottano per il loro futuro. Pellizza vuole evidenziare l’importanza della marcia anche per le generazioni future.
I due uomini in primo piano hanno lo sguardo rivolto in avanti a sottolineare la loro determinazione e la fiducia nelle proprie idee.
I personaggi del dipinto sono tutti studiati dal vero, infatti l’artista fa posare i contadini della zona, persone “reali” che vivevano e lavoravano a Volpedo e che Pellizza conosceva personalmente. La donna in primo piano è sua moglie, l’amatissima Teresa.

 

I PARTICOLARI DEL DIPINTO

Pellizza pone molta attenzione ai particolari: gli abiti, i gesti e le espressioni del viso sono rappresentati con molta cura. La comunicazione dei personaggi è fatta da sguardi d’intesa, dai quali si capisce che si sostengono a  vicenda e da una varietà di gesti. La gestualità è eloquente, ed evidenzia la profonda urgenza di esprimersi ed affermare le proprie idee.
Vi sono “mani che implorano” da cui si capisce che i lavoratori hanno delle richieste da fare, “mani vuote”, senza armi o strumenti di lavoro, e da ciò si comprende invece che non sono minacciosi o violenti, ma sono comunque determinati e lo si capisce dal movimento dei corpi, uniti in una marcia compatta, decisi a portare a termine insieme la loro impresa. L’effetto prodotto dell’intera composizione de “Il quarto stato” è dinamico.




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