Scuola di Atene

Raffaello Sanzio

(Affresco, 1509-11, 7,7x5 m.)

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Scuola di Atene di Raffaello Sanzio
"Scuola di Atene" affesco di Raffaello, opera conservata presso Palazzi vaticani di Roma | fonte immagine: Wikimedia

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ANALISI DIPINTO

Nel primo decennio del Cinquecento, negli anni d’oro del mecenatismo papale, è il periodo del classicismo più maturo di Raffaello. Giulio II è il committente degli affreschi che decorano le Stanze vaticane tra cui la più nota è la Scuola di Atene.
L’argomento dell’affresco è la conoscenza e la verità filosofica ed è popolato con la rappresentazione dei saggi e dei massimi filosofi dell’antichità.
Il cartone preparatorio dell’affresco è conservato presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

 


 

ARCHITETTURA COMPOSITIVA

Le quattro pareti della stanza della Segnatura, detta così perché in essa si radunava il tribunale ecclesiastico della Signatura Gratiae, sono lunettate. Questa forma ad arco, imposta dall’architettura, è il punto di partenza di Raffaello, che imposta le scene principali sulla linea curva, verticale ed orizzontale, in relazione all’osservatore che, secondo la concezione cinquecentesca, deve sentirsi avvolto nella scena ed al centro di uno spazio ampio e imponente (prospettiva centrale).
Nel caso della scuola di Atene la scena si svolge all’interno di un’architettura a croce greca, inscritta in un deambulatorio quadrato, con cupola centrale.
L’edificio di grande solennità emula le basiliche antiche. Lo spazio è immenso e grandioso per sottolineare l’importanza dei contenuti.
L’architettura di stampo classico si struttura in:

  • Gradinata in primo piano;
  • In cima alla gradinata una prima navata coperta da una volta a botte cassettonata;
  • segue uno spazio coperto a cupola;
  • dopo lo spazio una seconda navata posta in profondità e, come la prima, sovrastata da una volta a botte cassettonata;
  • sul fondo si apre una grande arcata a tutto sesto.

Nicchie, statue (Apollo e Minerva) e rilievi ornano l’architettura.
L’architettura da unità alla scena in cui la folla dei personaggi appare disordinata e in movimento.


PERSONAGGI

La scena è densa di personaggi (58), disposti a omega Ω, raggruppati o solitari, che rappresentano i maggiori filosofi colti in atteggiamenti vari. C’è chi, come Socrate, discute animatamente, chi legge, chi scrive, chi medita, chi semplicemente ascolta e chi compie dimostrazioni geometriche o matematiche.
I filosofi sicuramente individuabili sono dieci, sei  in base alla presenza di un attributo iconografico inequivocabile (Pitagora, Socrate, Platone, Aristotele, Diogene e Tolomeo) e quattro in base a generici attributi iconografici (Averroè, Senofonte o Alcibiade, Zoroastro, Archimede o Euclide).
Più in dettaglio:

  • Al centro in alto, messi in evidenza dalla luminosità del cielo, incorniciati dall’arco che li sovrasta e dalla convergenza dei personaggi laterali, avanzano Platone, a sinistra, ed Aristotele, a destra. Il primo regge sotto il braccio il Timeo e addita verso l’alto, verso il cielo, al mondo delle idee, base del suo pensiero filosofico, l’idealismo; il secondo, regge l’etica, volume di filosofia morale e addita invece verso terra, a sottolineare l’importanza dell’esperienza sensibile, punto di partenza della sua filosofia materialistica.
    Davanti a loro, il personaggio in primo piano in atto di scrivere appoggiandosi ad un blocco marmoreo, inclinato verso destra, è Eraclito (che nel disegno preparatorio era mancante ed è stato aggiunto a fine opera), al quale si contrappone, specularmente, Diogene semisdraiato sui gradini, un po’ arretrato, indossa un abito lacero, azzurro ed ha con sé una ciotola che secondo un famoso aneddoto era l’unico bene che aveva tenuto dopo essersi disfatto di tutti i suoi beni ma che non esitò a buttare via quando vide un bambino bere con le mani;
  • A destra, il personaggio malinconico in primo piano chino tra i suoi discepoli nell’atto di illustrale loro qualcosa su una tavoletta è Euclide o Archimede e quello che dà le spalle all’osservatore, con la veste marroncina e con una corona, ritratto nell’atto di reggere il globo terracqueo è Tolomeo (per lungo tempo fu confuso con un componente della dinastia reale d’Egitto). Di fronte l’uomo con la barba che regge una sfera celeste è un astronomo, probabilmente Zoroastro. All’estrema destra vi è Raffaello stesso, ritratto dietro alla figura di un altro artista che aveva lavorato per affrescare la sala della Segnatura, il Sodoma;
  • A sinistra, il personaggio seduto sul gradino intento a scrivere è Pitagora, riconoscibile perché intento a lavorare su un diagramma musicale ed uno schema numerologico con l’aiuto di una tavoletta. Chino dietro di lui con la veste verdina, vi è Averroè individuabile per il turbante orientale che indossa. Più in alto, sul piano, intento a parlare ai suoi discepoli, è riconoscibile Socrate, noto per la barba, la calvizie e il naso camuso. Il giovane con l’elmo che sta di fronte a Socrate è Alcibiade o forse Senofonte.

L’impostazione solenne e monumentale delle figure denuncia l’influenza michelangiolesca.


 

FILOSOFI CON IL VOLTO DI ARTISTI FAMOSI

Alcuni personaggi vengono raffigurati somiglianti ad alcuni grandi artisti:

  • Platone viene ritratto con il volto di Leonardo anziano;
  • Aristotele ha i tratti dello scultore Bastiano detto Aristotile da Sangallo;
  • Eraclito con il volto di Michelangelo. L’artista in quegli anni sta lavorando alla volta della Cappella Sistina e così nel corso dell’opera Raffaello decide di rendergli omaggio. Michelangelo è riconoscibile anche per gli stivali in pelle che indossa il personaggio, notoriamente utilizzati dall’artista;
  • Euclide ha il volto di Donato Bramante;

Il raffigurare i filosofi con le sembianze di grandi artisti ha lo scopo di affermare la dignità della professione dell’artista che all’epoca era ancora vista da alcuni come una pratica da artigiani e non da intellettuali.

 







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