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Publio Virgilio Marone

(Andes, 70 a.c. – Brindisi, 19 a.C.)

Virgilio in cattedra tra due Muse - mosaico pavimentale di inizio IIIsec. d.C.
Virgilio in cattedra tra due Muse - mosaico pavimentale di inizio IIIsec. d.C.

VITA

Publio Virgilio Marone nasce il 15 ottobre del 70 a.c. vicino a Mantova, ad Andes (oggi Pietole), un piccolo villaggio. I suoi genitori erano agiati agricoltori molto legati alla terra. Riceve una formazione classica e un’accurata educazione letteraria.
La guerra civile di Ottaviano e Antonio comporta la confisca dei terreni ed anche Virgilio viene colpito dal decreto di espropriazione emanato per compensare i soldati usciti vittoriosi dalla battaglia di Filippi del 42 a.C. e viene privato del suo podere. Decide quindi di trasferirsi definitivamente a Roma, dove aveva già soggiornato per completare gli studi e godeva dell’amicizia di alcuni personaggi influenti. A Roma entra in contatto con i maggiori circoli culturali del tempo e stringe amicizia con uomini importanti e protettori di artisti e poeti come Asinio Pollione e Mecenate che lo introducono nella cerchia dei poeti della corte dell’Imperatore Ottaviano Augusto.
A Roma compone le sue opere, dapprima Le Bucoliche (39 a.C.), una raccolta di brevi componimenti pastorali e poi Le Georgiche (37-30 a.C.), un poema didascalico in quattro libri di regole pratiche per l’agricoltura.
La grande opera di Virgilio, quella che lo ha reso poeta universale e gli ha dato la fama in tutto il mondo è l’Eneide (30-19 a.C.), un poema epico, in 12 libri, scritto con lo scopo di esaltare le origini di Roma e di celebrare la famiglia Giulia e il suo massimo esponente, l’imperatore Ottaviano (Ottaviano era stato adottato da Giulio Cesare che discendeva da Venere attraverso Ascanio-Iulio, figlio di Enea, da cui l'appartenenza alla Gens Iulia, la famiglia Giulia).
Virgilio muore durante la stesura dell’Eneide, il 22 settembre del 19 a.C., a Brindisi mentre è in viaggio di ritorno dalla Grecia dove si era recato per raccogliere materiale utile per completare l’opera. Prima di morire chiese che l’Eneide venisse distrutta perché incompiuta, ma per ordine dello stesso Ottaviano l’opera fu salvata e pubblicata. Venne sepolto a Napoli e si dice che morente avesse egli stesso dettato il suo epitaffio: “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Partenope: cecini pascua, rura, duces” (“Mantova mi generò, la Calabria mi strappò alla vita, ora mi tiene Napoli: cantai i pascoli, i campi, gli eroi”)

OPERE

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