Seguici su Instagram
Seguici su Twitter
Seguici su Pinterest

Piero della Francesca

(Borgo San Sepolcro, 1415/1417 – 1492)

presunto autoritratto di Piero della Francesca
presunto autoritratto di Piero della Francesca (particolare dell’affresco: Incontro della regina di Saba con Salomone)

VITA

Piero della Francesca è uno tra i più importanti pittori rinascimentali, esponente della seconda generazione di pittori-umanisti.
Il vero nome è Piero di Benedetto de' Franceschi, ma è comunemente conosciuto come Piero della Francesca. Nasce tra il 1415 e il 1417 a Borgo San Sepolcro, nella provincia di Arezzo.
Viaggia molto in Italia: Firenze, Roma, Ferrara, Rimini, Arezzo, Urbino.
La sua formazione inizia a Firenze, dove collabora con Domenico Veneziano. Quando lascia Firenze il suo patrimonio culturale è enormemente arricchito dalla conoscenza delle opere di Masaccio, dalla prospettiva di Brunelleschi, dalle teorie dell’Alberti, dalle geometriche figure di Paolo Uccello e infine dall’uso della luce dell’Angelico.
A Ferrara Piero della Francesca entra in contatto con la pittura fiamminga approdando alla corte estense nello stesso periodo in cui vi lavora il pittore fiammingo Rogier Van der Weyden.
Raggiunge la maturità artistica negli anni trascorsi presso la corte dei Montefeltro di Urbino in cui, stimolato dall’ambiente intellettuale, il pittore si dedica anche alla stesura di alcuni trattati di teoria artistica e matematica, tra cui:

La figura umana è la protagonista dei suoi dipinti, immersa in atmosfere nitide rischiarate da una luce metafisica. Le sue scene sono sempre molto statiche con composizioni molto equilibrate ed un’atmosfera di sospensione. La forte plasticità delle figure è ripresa da Masaccio.
Con i suoi dipinti mira a coinvolgere l’osservatore non tanto sentimentalmente ma più sul piano razionale, intellettuale, depurando ogni aspetto emotivo. Come Paolo Uccello ha un’impostazione geometrica, rigorosa nella prospettiva e nelle proporzioni, ma, diversamente da lui, rifiuta il dinamismo e le scene cortesi.
Usa colori molto chiari, pieni di luce, tinte quasi prive di ombre che ricordano le tonalità di Beato Angelico. Gli incarnati sono avorio. Porta nella pittura le teorie elaborate da Alberti in architettura.
L’iconografia delle sue opere ha acceso frequenti dibattiti che spesso non hanno prodotto spiegazioni esaustive a causa della mancanza di chiavi di comprensione che permettano di fondare le ipotesi interpretative su dati certi.
Negli ultimi anni della sua vita una grave malattia agli occhi lo rende cieco. Muore a Borgo San Sepolcro nel 1492, il giorno della scoperta dell’America, il 12 ottobre.

OPERE

↑ up