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Leonardo Sciascia

(Racalmuto, 1921 – Palermo, 1989)

vita e opere

· Pubblicato · Aggiornato ·
Leonardo Sciascia - immagine fotografica
Leonardo Sciascia - scrittore siciliano

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Leonardo Sciascia ha iniziato la sua carriera come maestro elementare ed è arrivato a rappresentare una delle menti più lucide e anticonformiste della cultura italiana ed europea del secondo dopoguerra, critico inesorabile della mafia, che imperversava ignorata e impunita in tutti i settori della società.
Molte trame delle opere di Leonardo Sciascia sono state utilizzate come sceneggiature di film di impegno sociale di grande successo, quali: "Porte Aperte" (di Gianni Amelio - 1990), "Cadaveri Eccellenti" (di Francesco Rosi - 1976) e "Il giorno della civetta" (di Damiano Damiani - 1968).


 

VITA

Leonardo Sciascia nasce in provincia di Agrigento, a Racalmuto, l’8 Gennaio del 1921 da una famiglia della piccola borghesia locale. Studia a Caltanissetta, all’Istituto Magistrale dove ottiene nel 1941 il diploma di maestro elementare.
Il suo primo lavoro è come impiegato all’Ammasso del grano a Racalmuto.
Nel 1944 Leonardo Sciascia sposa Maria Andronico e nel 1949 inizia ad insegnare nella scuola elementare del suo paese. Contemporaneamente si dedica all’attività letteraria pubblicando scritti critici e le prime operette;  collabora con l’editore di Caltanisetta Salvatore Sciascia e con la rivista “Galleria”.

Il primo libro di Leonardo Sciascia dal titolo "Le favole della dittatura" viene pubblicato nel 1950.

 

IMPEGNO POLITICO E CIVILE

Sciascia si rivela da subito narratore e saggista con un forte interesse per la realtà politica e sociale; egli fa della sua attività letteraria uno strumento di denuncia dei mali più gravi che travagliano la Sicilia e, più in generale, l’Italia.
Nel 1956 il suo libro “Le parrocchie di Regalpetra” suscita una certa attenzione a livello nazionale.
Nel 1957-58 Leonardo Sciascia si trasferisce a Roma, distaccato presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Quando rientra in Sicilia abbandona l’insegnamento e si trasferisce a Caltanissetta dove lavora per il patronato scolastico.
Tra il 1958 e il 1961 scrive la raccolta di racconti “Gli zii di Sicilia”, composta di 7 racconti in tutto.
Nel 1961 pubblica il breve romanzo, “Il giorno della civetta”, libro di denuncia del fenomeno della mafia che suscita grande attenzione nell’opinione pubblica e mette in rilievo una problematica fino ad allora trascurata e spesso addirittura ignorata.
Nel 1967 si trasferisce a Palermo, dove vive per il resto della sua vita. Nel 1970 lascia l’impiego statale per dedicarsi all’attività culturale con interventi ed opere critiche.
I suoi libri suscitano grandi polemiche e Sciascia si afferma anche a livello internazionale come intellettuale inquieto e controcorrente che contesta i poteri costituiti e le interpretazioni convenzionali della realtà sociale.
Nel 1975 viene eletto come indipendente nelle liste del Pci alle elezioni comunali di Palermo ma solo due anni dopo Sciascia si dimette dalla carica deluso dalla scarsa efficacia dei suoi interventi in politica e dalle scelte ideologiche del Pci.

 

L’AFFAIRE MORO

In occasione del rapimento dell’Onorevole Moro della Democrazia Cristiana, Leonardo Sciascia si esprime a favore di una trattativa per la salvezza dell’uomo politico e scrive il pamphlet "L’affaire Moro" in cui espone il suo pensiero anche riguardo al fenomeno del terrorismo.
Nel 1979 viene eletto deputato nello schieramento del Partito Radicale e prende parte alla Commissione d’indagine sul caso Moro.
Sciascia muore a Palermo il 20 Novembre del 1989 per un male incurabile.




 

REALISMO CRITICO

La vasta produzione letteraria di Leonardo Sciascia è costituita da libri brevi che rappresentano una via di mezzo tra il racconto e l’inchiesta e si collocano nell’ambito del realismo critico in cui lo scrittore coniuga l’impegno narrativo con quello politico e civile.
Ambienta le sue opere nella realtà siciliana dominata dalla presenza opprimente della mafia e ne fa la metafora di un mondo in cui i poteri occulti negano l’esercizio della ragione e della verità.
La sua narrativa è legata a situazioni concrete e dimostra come la letteratura possa essere uno strumento di affermazione della conoscenza e della libertà facendo piena luce nelle vicende più oscure e intricate.
Tra le opere più importanti di Leonardo Sciascia ci sono:

  • Le Parrocchie di Regalpetra (1956), inchiesta documentaria sulla vita e sulla storia di un immaginario paese siciliano molto simile alla natìa Racalmuto, in cui Sciascia fa un’analisi critica della realtà provinciale della sua regione, unendo dati reali e situazioni inventate ma riscontrabili nella vita vera. In tal modo emergono contraddizioni, carenze, oscurità, sconfitte e prepotenze
  • Il giorno della civetta (1961), in cui un fatto reale, l’assassinio nel 1947 di un sindacalista comunista, gli offre lo spunto di indagare, attraverso la forma letteraria del giallo, sul fenomeno della mafia che attraverso poteri occulti e complicità soffoca ogni impegno della ragione verso l’affermazione della giustizia e della verità.
  •  A ciascuno il suo (1966), romanzo in cui Sciascia fa uso ancora della struttura del giallo per raccontare l’indagine portata avanti dal Professor Laurana, tipico intellettuale di provincia, a seguito di un delitto dietro cui si svelano responsabilità e complicità impensabili.




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