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Arte

Giovanni Fattori

(Livorno 1825 – Firenze 1908)

vita e opere

· Pubblicato ·
autoritratto di Giovanni Fattori del 1854
Giovanni Fattori - Autoritratto - 1854
Fonte: Wikimedia

Sintesi

Artista: Giovanni Fattori
Professione: Pittore
Periodo: XIX secolo
Data di nascita: 6 settembre 1825
Luogo di nascita: Livorno
Data di morte: 30 agosto 1908
Luogo morte: Firenze
Coniuge: 3 mogli Settimia Vannucci
Marianna Bigazzi
Fanny Martinelli
Corrente artistica: movimento dei macchiaioli

Giovanni Fattori, di carattere schivo e riservato, dimostra una grande personalità carismatica che fa di lui una figura di riferimento nel piccolo stuolo di artisti, soliti a ritrovarsi al caffè Michelangiolo di Firenze, definiti dai critici, in maniera denigratoria: macchiaioli.

 

 


 

Vita di Giovanni Fattori

Giovanni Fattori nasce il 6 settembre del 1825 a Livorno, da una famiglia modesta. Fin da bambino dimostra spiccate doti artistiche per cui quindicenne inizia a frequentare lo studio di Giuseppe Baldini (1807-1876), pittore livornese. Apprende così le basi della tecnica pittorica.

Nel 1846 si trasferisce a Firenze dove continua la sua formazione artistica prima nella scuola privata di Giuseppe Bezzuoli (1784-1855), protagonista, con Hayez e Pelagi, della pittura romantica storica italiana, poi all’Accademia di Belle Arti.

Ha ideali risorgimentali e partecipa ai moti rivoluzionari del 1848.

Nei primi anni del 1850 inizia a frequentare il caffè Michelangiolo, punto di ritrovo di artisti quali Odoardo Borrani, Vito d’Ancona, Telemaco Signorini, esponenti della pittura alla macchia, per questo chiamati macchiaioli, movimento a cui Fattori ben presto aderisce e ne diventa uno degli esponenti più importanti.

I macchiaioli, precursori dell’impressionismo, rifiutano le tradizionali sfumature cromatiche e basano le proprie opere sull’effetto di luce e colore reso attraverso pochi essenziali pennellate a macchie.  

L’amicizia con il pittore romano Nino Costa, conosciuto nel 1857, influenza notevolmente la pittura di Giovanni Fattori, portandolo a cercare un più diretto contatto con la natura per approfondire le ricerche su un nuovo realismo.

Il 2 luglio 1860 si sposa con Settimia Vannucci. Soggiorna periodicamente a Livorno perché la moglie, malata di tisi, possa respirare un’aria più salubre.

Nel 1867 la moglie muore e Giovanni Fattori si trasferisce, per alcuni periodi, a Castiglioncello, ospite, con altri artisti, del suo amico e mecenate Diego Martelli, principale teorico dei macchiaioli.

Nel 1873 compie il primo viaggio a Roma; dipinge Barrocci romani. Nel 1875 è ospite della famiglia Gioli, a Fauglia, comune pisano. Con Francesco Gioli, Niccolò Cannicci ed Egisto Ferroni, suoi allievi, si reca a Parigi.

Nel 1880 ha una storia d’amore con Amalia Nollemberg, la giovane governante di casa Gioli, che si interrompe ben presto perché ritenuta non opportuna.

Cinque anni dopo inizia una relazione con Marianna Bigazzi che sposa nel 1891. Nel 1903 muore anche la seconda moglie ed egli si trasferisce a Roma dove incontra Fanny Martinelli che sposa nel 1907.

Nel 1908 a maggio muore la terza moglie e circa quattro mesi dopo, il 30 agosto, muore anche Giovanni Fattori. Lascia suo erede universale l’allievo Giovanni Malesci. La sua tomba è a Livorno nel Famedio dei livornesi illustri a Montenero.

 


 

La carriera artistica

Gli esordi artistici di Giovanni Fattori sono nel solco della tradizione accademica, egli si dedica alla pittura di ambientazione storica, ovvero dipinti che rappresentano avvenimenti di argomento storico-letterario, come:

  • Scena Medicea (1859);
  • Maria Stuarda al campo di Crookstone (1860 circa).

Su sollecitazione di Nino Costa abbandona il soggetto storico in costume ed inizia a cimentarsi in grandi dipinti di attualità storica.

Presto si distacca anche dall’impostazione accademica per aderire allo stile dei macchiaioli per una rappresentazione reale dei soggetti. Attraverso la macchia Fattori riesce ad ottenere quel verismo pittorico che l’artista chiama puro verismo che gli permette di mostrare la società in cui vive e le sue piaghe.

I suoi temi preferiti sono:

  • La vita militare;
  • Il lavoro dell’uomo;
  • I paesaggi.

Le sue opere hanno in genere un periodo di lunga gestazione in quanto sono precedute da una lunga fase di studio fase attraverso disegni e bozzetti preparatori.

Il mondo accademico ufficiale incomincia ad accorgersi del suo valore e lo nomina nel 1869 professore all’Istituto di Belle Arti di Firenze, nel 1880 professore onorario, nel 1886 docente all’Accademia di Firenze e nel 1888 membro onorifico dell’Accademia di Bologna.



 

La tematica militare

Fattori dipinge molti quadri a soggetto risorgimentale. Le opere iniziali rappresentano soprattutto battaglie, ne sono un esempio:

  • Un episodio della battaglia di Montebello 1859 (1862), è il primo grande dipinto macchiaiolo; 
  • Un episodio della battaglia di San Martino (1868);

Progressivamente l’artista si distacca da questo tipo di rappresentazione per orientarsi su aspetti meno eclatanti ma di grande significato come la raffigurazione delle retrovie, della quotidianità della vita di semplici soldati, di sconfitte ecc.
Lo scopo di Fattori non è più quello di rappresentare scene militari per esaltare i sentimenti dell’amor di patria e del coraggio virile, come facevano gli accademici, ma di mettere in risalto la sofferenza e le miserie dei protagonisti, rappresentando la drammatica realtà della battaglia fatta di morti e feriti e le situazioni quotidiane, evita l’esaltazione e la retorica, mostrando soldati che rappresentano degli anti-eroi, dei poveri contadini strappati alla loro terra e ai loro affetti famigliari.
Ad esempio l’opera Hurrah ai valorosi. Guerra del 1866 (1907) rappresenta un episodio della III Guerra d’Indipendenza, durante la quale l’esercito italiano ha subito gravi sconfitte dagli austriaci. La scena è carica di un forte senso di amarezza riscontrabile nelle espressioni cupe e abbattute dei vinti, comunque accolti festosamente dai compagni rimasti all’accampamento.



 

Il lavoro

Nel 1880 Giovanni Fattori inizia ad interessarsi a soggetti campestri, ciò lo porta a realizzare opere come La marcatura dei puledri e Il salto delle pecore, ideati mentre è ospite in maremma del Principe Corsini nella tenuta Marsiliana.

L’attenzione è soprattutto per la fatica che ogni giorno compiono i contadini ed i mandriani, in una  realtà economica che nella Toscana dell’epoca di Fattori è ancora soprattutto agricola. L’artista si focalizza su scene di vita in cui uomini e animali lottano uniti contro una natura quasi ostile, accomunati da un destino di sofferenza e miseria. Numerose le opere che raffigurano la maremma, i costumi contadini e la vita dei mandriani (i butteri), ne sono un esempio:

  • Bovi al carro (1867);
  • L’aratura (1881-82);
  • Mandrie Maremmane (1893);


 

I paesaggi

Negli anni ’60 Fattori incomincia ad interessarsi, parallelamente ai soggetti militari, anche di paesaggi. Per queste opere Fattori si avvale frequentemente di schizzi dal vero su un taccuino che egli porta sempre con sé. I paesaggi vengono realizzati attraverso un contrasto netto di macchie di luce e colore, ne sono esempi significativi:

  • La torre rossa (datazione incerta, probabilmente1866)
  • Lungomare di Antignano (1894).


 

I ritratti

Il primo dipinto di valore che Fattori ai suoi esordi realizza è proprio un ritratto, anzi un Autoritratto che egli dipinge nel 1854, quando è ventinovenne. Nel corso della sua carriera ne dipingerà altri, sia autoritratti che ritratti di persone della sua famiglia, di amici o figli di amici, come:

  • Ritratto della cugina Argia (1861)
  •  La signora Martelli a Castiglioncello (1867 circa)
  • Ritratto della terza moglie (1905).

 

Concorsi ed esposizioni

Giovanni Fattori partecipa durante tutta la sua vita a diversi concorsi ed invia i suoi quadri ad esposizioni nazionali e internazionali, ottenendo in varie occasioni premi e diplomi, tra i più importanti ci sono:

  • Tra il 1855 e il 1857 prende parte a diverse edizioni della Promotrice fiorentina, nella quale espone dipinti di argomento storico-letterario;
  • Nel 1859 partecipa al concorso Ricasoli indetto per opere a tema risorgimentale, che vince con il bozzetto dell’opera Il campo italiano alla battaglia di Magenta, dipinto che completa nel 1862;
  • Nel 1869 partecipa al concorso Berti con il dipinto Assalto a Madonna della Scoperta;
  • Nel 1875 partecipa al Salon di Parigi con il dipinto Barrocci romani;
  • Nel 1876 invia all’esposizione internazionale di Filadelfia il dipinto Mercato dei cavalli in piazza della Trinità a Roma, l’opera viene premiata ma viene persa nel viaggio di ritorno, a causa del naufragio del piroscafo su cui era stata caricata;
  • Nel 1887 invia all’esposizione internazionale di Venezia i dipinti La marcatura dei puledri in Maremma e Il salto delle pecore;
  • Nel 1889 alla Rassegna internazionale di Colonia riceve una medaglia d’oro e ottiene una menzione speciale all’Esposizione Internazionale di Parigi per l’opera Mercato a San Godenzo;
  • Espone con regolarità alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895;
  • Nel 1904 invia all’esposizione internazionale di Saint-Louis (Stati Uniti) il dipinto Madrie maremmane che viene premiato con la medaglia d’argento.






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