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Il miracolo dello schiavo – Tintoretto

Jacopo Robusti

ANALISI DIPINTO

(Olio su tela, 1548, 415x541 cm.)

Il miracolo dello schiavo dipinto di Tintoretto
Il miracolo dello schiavo: opera custodita nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
· Aggiornato ·

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COMMITTENTE

Il committente dell’opera Il Miracolo dello schiavo, o anche Il Miracolo di San Marco, è la Scuola di S. Marco. Questa grande tela era destinata ad ornare la Scuola Grande con i miracoli compiuti da San Marco.
Quest’opera così rivoluzionaria desta enorme scalpore e procura a Tintoretto un grande successo.


RIASSUNTO STORIA

Uno schiavo di fede cristiana viene sottoposto per il suo credo, dal suo padrone, che lo sorprende a pregare sulla tomba di San Marco, a tortura (che prevedeva l’accecamento e la frattura delle gambe). Interviene miracolosamente San Marco, patrono della città, che fa spezzare gli strumenti della tortura e salva lo schiavo.


DESCRIZIONE SCENA

Lo schiavo nudo è a terra circondato da cose ed oggetti spezzati.
Il carnefice, in piedi, è voltato verso il padrone (seduto sul trono a destra), che lo guarda sconcertato e mostra il martello spezzato.
L’azione sembra svolgersi sul palcoscenico di un teatro: la folla è delimitata a sinistra dalle colonne e a destra dall’alta pedana dove siede il padrone. Sopra la folla vi è un pergolato che collega i due edifici che delimitano lo spazio entro cui si svolge il fatto ed a chiudere la scena c’è un fondale che risulta molto piatto, quasi fosse una quinta teatrale, che rappresenta la recinzione in marmo di stile classico di una villa.
Gli spettatori, stupiti e spaventati, sono disposti lungo due linee diagonali che si incontrano al centro dove, in un cuneo in primo piano giace il corpo dello schiavo, visto di scorcio.
La folla è composta di varia umanità: uomini, soldati, donne, neri. Gli orientali col turbante rappresentano i turchi, tradizionali nemici dei veneziani, simbolo dei barbari infedeli.


RAPPRESENTAZIONE

Tintoretto ha scelto di rappresentare il momento in cui San Marco appare miracolosamente scendendo dall’alto, invisibile ai presenti. Lo scorcio del corpo del santo, avvolto in vesti colorate e svolazzanti, è analogo ma opposto rispetto a quello dello schiavo, dal corpo invece nudo e pallido.
Il volto del santo è in controluce e ciò determina l’effetto di una raggiera luminosissima, soprannaturale, quasi bianca, accecante, mentre l’intera testa appare completamente in ombra.


COMPOSIZIONE DEL DIPINTO

Il fulcro del dipinto, verso il quale convergono tutte le linee prospettiche, è rappresentato dalla mano protesa di San Marco che agisce spezzando gli arnesi della tortura.
La composizione ha un andamento ondeggiante, dinamico, come se tendesse verso destra ma venisse respinta nel senso opposto, a sinistra, dal santo che scende dall’alto e dallo sporgersi del padrone verso il centro della scena.


LUCE E COLORI

Sono presenti altre due fonti luminose, oltre a quella che illumina il santo: una che rischiara in maniera uniforme lo sfondo e l’altra in primo piano, un fascio diagonale di luce che va dall’alto a destra a sinistra in basso.
Tintoretto ha inserito un richiamo cromatico del rosso: San Marco, il padrone, lo spettatore in primo piano (sulla destra della composizione). L’accensione cromatica richiama Tiziano ma le figure energiche e le torsioni anatomiche si rifanno alle figure di Michelangelo e Giulio Romano.


SIGNIFICATO EMOTIVO

Tintoretto rende pienamente la drammaticità del miracolo in atto. L’intervento del santo non è discreto ma estremamente vistoso, esagerato, desta stupore e coinvolge emotivamente lo spettatore. L’obiettivo è di arrivare al massimo coinvolgimento emotivo dello spettatore la cui attenzione viene focalizzata sullo schiavo e sugli strumenti di tortura spezzati.




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