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Tintoretto

(Venezia, 1519 - 1594)

autoritratto di Tintoretto
Tintoretto - esponente della scuola Veneziana - autoritratto 1548 c.a.

VITA

Jacopo Robusti, detto il Tintoretto perchè suo padre era un tintore di tessuti, è un pittore manierista che vive tra il 1519 e il 1594. Aiutando il padre a miscelare i colori si appassiona di pittura.

La formazione artisica di Tintoretto

Ad eccezione di un viaggio a Roma che si ipotizza abbia avuto luogo nel 1545 e una visita a Mantova nel 1580, Tintoretto trascorre tutta la sua vita a Venezia. Giovanissimo, frequenta la bottega di Tiziano.
In breve tempo l’indole irrequieta e versatile porta Tintoretto a distaccarsi dal classicismo veneto, di cui Tiziano è uno dei maggiori esponenti, per assimilare le novità artistiche del centro Italia, ovvero il plasticismo della pittura tosco-romana, portate a Venezia dal pittore Pordenone. Risente della pittura del Parmigianino, conosciuto indirettamente tramite Andrea Schiavone, ed arriva a mediare queste nuove istanze artistiche con gli insegnamenti di Tiziano.
L’esperienza artistica di Tintoretto è influenzata inoltre dall’arrivo sulla scena veneziana di Paolo Veronese nel 1553.

La vita privata di Tintoretto

Ha una vita movimentata, molte donne e molti figli legittimi e illegittimi. In particolare si prende cura di una bambina avuta da una prostituta tedesca, la cresce nella propria famiglia e ne farà una pittrice, “La Tintoretta”. Con grande disperazione per Tintoretto muore in giovane età. I figli maschi lo aiutano in bottega mentre le ultime due figlie vengono mandate in convento.

La produzione artistica

Vive in una società multietnica, molto aperta alle diverse culture, e non è raro trovare nelle sue tele uomini di colore che indossano il turbante.
Ha una personalità contraddittoria, da una parte è legato ai piaceri materiali e nello stesso tempo è molto religioso.
Tintoretto viene descritto da Giorgio Vasari, nella sua opera "Vite": "stravagante, capriccioso, presto e risoluto: il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura".
In un mercato veneziano influenzato da Tiziano, Tintoretto fa, inizialmente, molta fatica ad affermarsi ma il suo carattere determinato alla lunga lo premia. Lavora molto per le scuole, confraternite di laici legati ad un Santo o ad un Dogma, che erano molto potenti e ricche ed a cui i veneziani tenevano molto a far parte in quanto assicuravano sostegno dal punto di vista lavorativo e della salute. Le scuole commissionavano l’abbellimento delle proprie sedi ai più prestigiosi artisti.
Tintoretto lavora anche per gli ordini religiosi, per i privati, e, ottenuta una certa fama, è richiesto anche dal Governo della Repubblica Veneta. Usa ogni mezzo per procacciarsi delle commissioni, talvolta anche poco ortodossi, creandosi anche diverse inimicizie.  I suoi tempi di ideazione e realizzazione delle opere sono estremamente rapidi, dipinge in breve tempo, instancabilmente, innumerevoli tele.
Nel corso degli anni l'attività dell'artista va sempre più aumentando ed egli si avvale sempre più della collaborazione dei figli e degli allievi per realizzare le opere che gli vengono commissionate.
La bottega di Tintoretto ricava le maggiori fonti di entrata dai ritratti, ambito in cui si rivela determinante l’aiuto della figlia Marietta, detta la Tintoretta, e del figlio Domenico. La ritrattistica, oltre ad essere ben remunerata costituisce un ottimo modo di divenire conosciuti presso le famiglie nobili ed ottenere così incarichi importanti.
Tra i ritratti realizzati da Tintoretto non si annoverano solo quelli delle personalità di spicco della Venezia contemporanea, quali i nobili ed i politici, ma vi sono anche quelli delle più famose cortigiane dell’epoca. Queste vengono vengono spesso ritratte nelle vesti di eroine della mitologia, come Leda, Danae o Flora. La "professione" di cortigiana è sottolineata da Tintoretto attraverso le caratteristiche tipiche che le distinguono: gioielli preziosi, girocolli di perle, pettini decorati o specchi.

Lo stile

Tintoretto è un grande innovatore.
Egli elabora un’arte di forte impatto visivo, caratterizzata scorci arditi e forti contrasti luminosi. Lo stile di Tintoretto si caratterizza per la notevole abilità nella resa della luce, in particolare nelle scene cupe squarciate da lampi di luce, attraverso le quali vuole trasmettere la potenza dell’intervento divino.
Tintoretto usa il colore per accendere di luce il disegno, e la luce evidenzia i personaggi staccandoli dal contesto reale per proiettarli in uno spazio scenografico che precorre la sensibilità barocca.
Con Tintoretto si conclude il Rinascimento, l’epoca dell’espressione immediata dei sentimenti, già si preannuncia l’età barocca.

OPERE

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