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La Maestà - Simone Martini

(Affresco, 1312-1315, 763×970 cm.)

La Maestà affresco di Simone Martini
La Maestà: opera custodita nella sala del Mappamondo del Palazzo pubblico di Siena.

Il committente dell'opera è il governo dei Nove di Siena. L'affresco, restaurato nel 1889-1894, grandeggia sulla parete di fondo della Sala del Consiglio, occupa tutta la larghezza della parete e oltre i 4/5 dell’altezza.

L’affresco rappresenta la Vergine in trono col Bambino sotto un variopinto baldacchino sorretto da angeli, santi e apostoli:

Un largo bordo incornicia la composizione. Sulla bordatura vi sono dei medaglioni:

I medaglioni figurati si alternano agli stemmi del Comune di Siena, posti in borchie circolari contornate da motivi floreali.
L’inclusione della scena in una cornice rivela l’intento di strutturare tridimensionalmente lo spazio pittorico, infatti l’incorniciatura pone in evidenza la differenza di profondità tra il fregio piatto della cornice e la tridimensionalità dell’ambiente.

La Madonna siede al centro con il bambino su un raffinato trono gotico cuspidato, porta una veste azzurra con un bordo dorato molto frastagliato, tipicamente gotico. La Madonna ha il compito di proteggere la città di Siena e i suoi governanti. Ha un atteggiamento molto distaccato, intorno a lei c'è tutta la corte celeste con angeli e santi e tutti stanno sotto un grande baldacchino costruito prospetticamente.
Nonostante il soggetto religioso la finalità dell’opera ha una connotazione civica, ravvisabile nelle strofe scritte sui gradini del trono che ricordano i principi morali e religiosi del buon governo ed in cui la Vergine viene identificata con l’anima comunale di Siena.
Il baldacchino ricorda sia quelli delle processioni, e in questo caso sembra che l'abbiano piazzato lì per consentire alla Madonna di ricevere l'omaggio floreale degli angeli, oppure ricorda anche quei padiglioni usati per il pubblico durante i tornei e i giochi.
Simone Martini riprende da Duccio lo stile raffinato, la morbida materia pittorica e l'iconografia della Maestà ma rispetto a Duccio è più moderno e concreto. Lo spirito gotico dell’opera risalta nella forma del trono, nei corpi slanciati e nei panneggi frastagliati. I Santi sono disposti lungo delle linee diagonali convergenti in profondità. Rispetto ai santi di Duccio questi sono più precisi e caratterizzati da più elementi. Le pieghe sono un po’ rigide, sembrano metalliche, lo sfondo è blu, non oro, c'è un'atmosfera di corte.


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